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Usucapione, il termine non si blocca con diffida

19 gennaio 2014


Usucapione, il termine non si blocca con diffida

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 gennaio 2014



Cosa deve fare il proprietario di una casa o di un terreno per evitare che qualcuno usucapisca il suo bene?

Per evitare il maturare dell’usucapione e far interrompere il relativo termine (in genere 20 anni, salvo casi speciali) non è sufficiente né una diffida, né altre raccomandate di costituzione in mora. Occorre invece che il proprietario ritorni nel possesso delle parti comuni, anche a mezzo di un’azione giudiziale (ossia con la notifica di un atto di citazione) per il ripristino della situazione preesistente. A tal fine sarà opportuno trascrivere la domanda giudiziale alla Conservatoria dei registri immobiliari [1].

A dirlo, tra l’altro, è la Cassazione [2]. Secondo i giudici della Suprema Corte, sono due i comportamenti che possono interrompere validamente il decorso dei termini dell’usucapione a favore di un atto soggetto. Essi sono:

1 – atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa: per esempio, quando il titolare cambia il lucchetto di una porta, mette un recinto intorno al proprio bene, riprende possesso dell’abitazione e la abita, fa rimuovere con la forza l’auto del vicino dal proprio garage, ecc.,

2 – oppure ad atti giudiziali diretti a ottenere, da parte del giudice, la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapente: così per esempio, la notifica di un atto di citazione con il quale venga richiesta la materiale consegna di tutti i beni immobili dei quali si vanti un diritto.

Pertanto, non è un valido atto interruttivo né la diffida inviata al possessore, né la messa in mora. Infatti, l’usurpatore potrebbe ben esercitare il possesso anche in aperto contrasto con la volontà del titolare del bene.

Non basta la diffida stragiudiziale a interrompere il possesso sul bene finalizzato all’usucapione.

note

 

[1] Art. 2653, n. 5 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 9845 del 19.06.2003. Cfr. di recente Cass. sent. n. 1071/14: rinvio operato dall’articolo 1165 Cc all’articolo 2943 Cc determina la tassatività degli atti interruttivi, con la conseguenza che chi va fuori dall’alveo delle norme non può riuscire a ottenere il riconoscimento delle sue pretese.

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