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Anziani soli senza figli: che fare

14 Agosto 2020
Anziani soli senza figli: che fare

Chi deve occuparsi del familiare in età avanzata privo di figli?

Tua zia è una signora di una certa età, vedova e senza figli. Un giorno, sei andata a trovarla ed hai scoperto che non ci sta più con la testa. Dopo vari accertamenti, le viene diagnosticata la demenza senile allo stadio avanzato. Lei non accetta di farsi ricoverare in una struttura e tu non puoi occupartene perché lavori tutto il giorno e hai una famiglia a cui badare. In questo articolo ci soffermeremo, in particolare, sulla situazione degli anziani soli senza figli: che fare? A chi tocca prendersene cura? Cosa succede se la persona non ha né fratelli né sorelle? La normativa prevede che quando un soggetto si trova in serie difficoltà, vuoi per un problema di salute vuoi perché percepisce un reddito molto basso, i familiari, secondo un ordine stabilito, devono provvedere tramite un contributo economico. Ma procediamo con ordine e analizziamo la questione punto per punto.

Anziani soli senza figli: chi deve prestare assistenza?

Partiamo da un esempio pratico.

Tizio e Caia sono sposati da 40 anni e non hanno figli. Sebbene siano sempre stati molto autonomi, ultimamente cominciano ad avvertire i segni del tempo al punto da aver bisogno di assistenza. Tuttavia, l’unica pensione che percepiscono consente a malapena di arrivare a fine mese.

La situazione che ti ho descritto nell’esempio non è poi così lontana dalla realtà. Sono tantissimi, infatti, gli anziani soli senza figli che hanno bisogno di aiuto, ma non sanno a quale porta bussare. Il Codice civile prevede che quando una persona si trova in uno stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio sostentamento, i suoi familiari sono tenuti a dargli una mano corrispondendo gli alimenti, ossia un contributo economico necessario per il vitto, l’alloggio e l’acquisto di medicinali.

In particolare, sono tenuti a versare gli alimenti i seguenti soggetti:

  • il coniuge;
  • i figli (anche adottivi) e, in loro mancanza, i discendenti prossimi;
  • i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi, gli adottanti;
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle germani o unilaterali.

Attenzione: per stato di bisogno si intende una situazione di difficoltà economica tale da non consentire di soddisfare le esigenze di vita primarie ed essenziali, né la persona è in grado di provvedere autonomamente a se stessa (ad esempio, perché non lavora). Gli alimenti, ovviamente, vanno corrisposti in base allo stato di bisogno e alle condizioni economiche del soggetto obbligato.

Se il familiare tenuto per legge a versare gli alimenti al parente anziano si rifiuta di farlo commette il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [1] e rischia la reclusione fino a un anno e la multa da 103 a 1.032 euro. In tal caso, è possibile presentare una querela alle autorità territorialmente competenti (polizia, carabinieri o Procura della Repubblica).

Anziani soli senza figli: che fare

Partiamo ancora una volta da un esempio pratico.

Mevio ha 70 anni e vive da solo, ma non riesce a provvedere alle sue esigenze quotidiane a causa del suo reddito molto basso e della sua malattia invalidante. Pertanto, Mevio decide di chiedere un aiuto economico ai suoi fratelli Sempronio e Caio.

Ebbene, mettiamo il caso che Sempronio e Caio non abbiano i mezzi economici sufficienti per corrispondere gli alimenti a Mevio. In tal caso, l’alternativa è quella di ospitare il fratello in difficoltà in casa propria. Se poi sorgono problemi e i fratelli non riescono a mettersi d’accordo sul da farsi, allora è opportuno demandare la decisione al tribunale del luogo di residenza del richiedente. A questo punto, il giudice deciderà la corresponsione dell’assegno e, come lo stesso, verrà ripartito. Occhio però: non sono esentati dall’obbligo di versare gli alimenti coloro che, ad esempio per motivi di lavoro, vivono in un’altra città lontano dal soggetto bisognoso.

È sempre possibile, altresì, affiancare all’anziano la figura di un amministratore di sostegno (solitamente scelto tra uno dei familiari). Capita, infatti, che le persone anziane, affette da una malattia fisica o psichica, non riescano a prendersi cura dei propri interessi. In tal caso, è molto utile la presenza di una persona che assista il soggetto nel compimento di determinati atti, redigendo un periodico rendiconto al giudice tutelare.

Qualora poi il familiare anziano rifiuti ogni forma di sostentamento, mettendolo anche per iscritto, non vuol dire che i soggetti obbligati siano esonerati da ogni forma di responsabilità. Quindi, la cosa migliore da fare in casi del genere è quello di chiedere al giudice la nomina di un amministratore di sostegno oppure di un tutore.

Inoltre, in presenza di determinati requisiti, è possibile chiedere la pensione di invalidità e di accompagnamento.

Anziani soli senza figli: quali conseguenze in caso di abbandono?

In caso di mancata assistenza all’anziano parente potrebbe scattare anche il reato di abbandono di persone incapaci [2], punito dal Codice penale con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Il reato in questione scatta nel momento in cui non ci si prende cura della persona anziana incapace di provvedere a se stessa e che per tale ragione è esposta ad un pericolo, anche solo potenziale.

Per abbandono si intende:

  • lasciare l’anziano in balia di se stesso o affidarlo, sia pure per breve tempo, a persone che non siano in grado di prendersene cura;
  • in caso di pericolo, impedire un tempestivo intervento di altri soggetti;
  • interrompere l’assistenza prestata fino a quel momento o non prestarla affatto.

Ai fini della punibilità, la norma richiede poi che il soggetto agente sia perfettamente consapevole di lasciare l’anziano privo di custodia e di esporlo ad una situazione pericolosa per via della sua malattia o dell’età avanzata.


note

[1] Art. 570 cod. pen.

[2] Art. 591 cod. pen.


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