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Omissione e rifiuto di atti d’ufficio

17 Ottobre 2020 | Autore:
Omissione e rifiuto di atti d’ufficio

Rifiuto di un atto urgente del proprio ufficio e omissione dopo formale richiesta: quando scattano i reati per il pubblico ufficiale?

La legge prevede specifici reati che possono essere commessi soltanto dai pubblici ufficiali, cioè da coloro che esercitano una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa: pensa ad esempio al notaio, al cancelliere del tribunale, al medico quando è in servizio, ecc. A queste persone l’ordinamento affida compiti molto importanti, addirittura vitali per il funzionamento della società. A questi onori si contrappongono alcuni oneri: tra questi, uno dei più importanti è quello di non poter rifiutare il compimento di un atto che è tipico del proprio ufficio. È in questi casi che scattano i reati di rifiuto e di omissione di atti d’ufficio.

Pensa al poliziotto che, in presenza di un crimine commesso in sua presenza, si rifiuti di intervenire. In casi del genere, il rifiuto del pubblico ufficiale costituisce un reato a tutti gli effetti. Non solo il rifiuto, ma anche l’omissione è un crimine. A differenza del rifiuto, l’omissione consiste nell’inerzia colpevole del pubblico ufficiale il quale, nonostante sia sollecitato dal cittadino, decide comunque di non compier un atto del proprio ufficio. Vediamo più nel dettaglio quando scattano i reati di omissione e di rifiuto di atti d’ufficio.

Rifiuto di atti d’ufficio: quando è reato?

Secondo il codice penale, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, indebitamente, rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni [1].

Il rifiuto di atti d’ufficio è reato non solo quando la richiesta di intervento proviene dal cittadino, ma anche quando giunge da un superiore oppure è imposto direttamente dalla legge.

Il rifiuto deve riguardare un atto urgente, cioè un atto che dovrebbe essere compiuto immediatamente per non compromettere irrimediabilmente una situazione.

Costituisce rifiuto d’atti d’ufficio quello del carabiniere che non procede all’arresto nei casi in cui è obbligatorio farlo, oppure il rifiuto del chirurgo di operare un paziente quando ve n’è urgenza, o ancora il rifiuto del sindaco di adottare un’ordinanza contingibile e urgente per far fronte a un’emergenza sanitaria.

Il rifiuto è penalmente rilevante se è ingiustificato; al contrario, qualora il pubblico ufficiale dovesse rifiutarsi per comprovate ragioni, allora non si tratterebbe di reato.

Il rifiuto, inoltre, deve essere manifestato in maniera inequivocabile. In altre parole, il pubblico ufficiale deve essere consapevole che egli ha un obbligo di intervenire e, nonostante ciò, decide di rifiutare l’atto del suo ufficio.

Omissione atti d’ufficio: quando è reato?

Diverso è il reato di omissione di atti d’ufficio. Secondo il codice penale, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa.

L’omissione di atti del proprio ufficio presuppone una formale messa in mora da parte del cittadino che abbia interesse all’atto del pubblico ufficiale. In assenza, non si potrà parlare di omissione penalmente rilevante.

Peraltro, la punibilità è subordinata alla mancata giustificazione del ritardo o dell’omissione, da far pervenire a colui che ha inviato la messa in mora entro il termine di trenta giorni dalla ricezione di quest’ultima.

A differenza del rifiuto di atti d’ufficio, in questa ipotesi di reato è punita l’omissione colpevole a seguito di invito formale dell’interessato. È dunque evidente che non sussiste il requisito dell’urgenza, tipico invece del rifiuto di atti d’ufficio.

Omissione o rifiuto di atti d’ufficio: cosa fare?

In presenza di un rifiuto o di un’omissione da parte di un pubblico ufficiale, è possibile sporgere denuncia alle autorità affinché i responsabili vengano sottoposti a processo penale.

Nel caso di omissione di atti d’ufficio, tuttavia, occorre, prima della denuncia, l’invito formale al pubblico ufficiale affinché provveda a compiere il suo dovere entro trenta giorni. Solo in caso di mancata risposta o di idonea giustificazione si potrà procedere con la denuncia.

Omissione e rifiuto di atti d’ufficio: chi può commettere il reato?

Il rifiuto e l’omissione di atti d’ufficio sono reati propri. Cosa significa? Vuol dire che soltanto determinati soggetti possono macchiarsi di questo crimine. Nello specifico, la legge imputa questi reati solamente ai pubblici ufficiali e agli incaricati di un servizio pubblico.

Secondo la legge, per pubblico ufficiale deve intendersi colui che esercita una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa [2]. Mentre non ci sono dubbi sulle prime due funzioni, riferibili a parlamentari, consiglieri regionali e giudici, la terza presenta sicuramente un raggio d’azione più esteso. Svolgono una funzione amministrativa tutti coloro che dipendono da una pubblica amministrazione ed esercitano funzioni fondamentali per essa: si pensi ai cancellieri nei tribunali, agli insegnanti nelle scuole, ai medici negli ospedali, ai carabinieri, ecc.

L’incaricato di un pubblico servizio svolge, al contrario, funzioni residuali, ma non mansioni meramente manuali: ad esempio, l’infermiere è, di norma, un incaricato di un pubblico servizio [3]. Sono incaricati di pubblico servizio anche coloro che sono investiti di una concessione pubblica: si pensi al settore della concessione radiotelevisiva.


note

[1] Art. 328 cod. pen.

[2] Art. 357 cod. pen.

[3] Art. 358 cod. pen.

Autore immagine: Depositphotos.com


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