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Bonus ai deputati: chi è il terzo «furbetto»

14 Agosto 2020 | Autore:
Bonus ai deputati: chi è il terzo «furbetto»

È un parlamentare genovese del Movimento 5 Stelle, con doppia laurea e titolare di una start up digitale. Oggi, il presidente dell’Inps ascoltato alla Camera.

Si chiama Marco Rizzone, ha 37 anni, è nato a Genova come Beppe Grillo, ha una laurea in Economia e un’altra in Finanza, è titolare di una start-up digitale ed è stato eletto deputato nel 2018 nella lista dei Movimento 5 Stelle. È lui il terzo «onorevole» che, insieme ai leghisti Andrea Dara ed Elena Murelli, ha chiesto e ottenuto il bonus da 600 euro riservato ad autonomi e partite Iva in difficoltà per la crisi coronavirus. Il reggente del Movimento, Vito Crimi, ha annunciato il deferimento ai probiviri affinché venga immediatamente sospeso. Come nel caso della Lega, si chiede la sospensione, non l’espulsione.

Non si tratta di un deputato qualsiasi nelle fila del M5S: Rizzone è fra i promotori dell’alleanza tra pentastellati e Partito Democratico per le regionali in Liguria. Uno che conta, insomma. Nell’ultima dichiarazione dei redditi ha denunciato circa 75mila euro. Possiede alcune azioni di Enel, Fca, Saipem ed Eni, tra le altre società.

Crimi si è dovuto arrendere all’evidenza nella tarda serata di ieri, soprattutto dopo che Matteo Salvini si era fatto avanti annunciando i nomi dei due parlamentari del Carroccio che avevano percepito il bonus senza aspettare che il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, facesse i nomi nel collegamento in videoconferenza previsto per oggi a mezzogiorno con la commissione Lavoro della Camera.

Da Tridico, a questo punto, si attendono altre risposte. La prima, l’identità degli altri due deputati che hanno chiesto il bonus ma si sono visti respingere la domanda. Si sa che uno è della Lega e l’altro di Italia Viva. Ma il presidente dell’Inps è chiamato anche a spiegare come sia stata possibile la fuga di notizie dall’Istituto, se non altro perché, come segnalato dal Garante per la privacy, c’è da capire il modo in cui siano stati trattati i dati personali degli interessati.

Voci di corridoio, che circolano soprattutto negli ambienti dell’opposizione, vorrebbero che Tridico abbia agito d’accordo con Luigi Di Maio per creare un po’ di indignazione tra i cittadini e favorire, in questo modo, un risultato positivo del referendum sul taglio dei parlamentari. Voci che, naturalmente, il ministro degli Esteri smentisce categoricamente e che difficilmente saranno confermate oggi dallo stesso Tridico.



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