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Mancata consegna merce pagata in anticipo

14 Agosto 2020
Mancata consegna merce pagata in anticipo

Acquisto su internet e mancata consegna: quando si può denunciare il venditore truffatore. 

Comprare un oggetto e non ricevere ciò che si è pagato in anticipo farebbe gridare chiunque alla “truffa”. In realtà, in linea generale, non è così. Non adempiere a un obbligo contrattuale fa scattare solo un illecito civile. L’unica tutela, in questi casi, è farsi assistere da un avvocato affinché agisca nei confronti della controparte e, dopo averla citata in tribunale, la faccia condannare alla restituzione del denaro versato. È ciò che, tecnicamente, viene chiamato “inadempimento contrattuale” dinanzi al quale l’unico rimedio è la cosiddetta “risoluzione del contratto”: si tratta dello scioglimento del patto, con restituzione delle prestazioni eventualmente già eseguite.

Tuttavia, in alcuni casi, il comportamento di chi si fa pagare in anticipo della merce che, sin dall’inizio, non ha alcuna intenzione di consegnare configura il reato di truffa contrattuale e, in tal caso, si può sporgere denuncia presso la polizia o i carabinieri.

Il punto è che non è semplice comprendere la differenza tra le due ipotesi: per farlo, bisognerebbe entrare nella testa del venditore e scoprire se questi aveva, sin dall’inizio, un intento fraudolento. Difatti, in questi casi, ciò che rileva non è tanto il mancato ricevimento dell’oggetto pagato ma l’intenzione che ha animato tale comportamento del venditore. 

La giurisprudenza però ha fornito alcune linee guida in materia di mancata consegna della merce pagata in anticipo in modo tale da discernere le ipotesi che rientrano nel campo civile da quelle che, invece, gravitano nell’orbita penale. 

Di tanto parleremo meglio in questo articolo. Analizzeremo le più recenti sentenze che si sono occupate del reato di truffa contrattuale, in particolare quella legata alla vendita di prodotti online, in modo da stabilire il “come” e il “quando” agire a tutela dei propri diritti di consumatore. Ma procediamo con ordine.

L’inadempimento contrattuale

Se partiamo dagli esempi pratici avremo gioco facile nel descrivere le soluzioni che la legge appresta nel caso di mancata consegna della merce pagata in anticipo. Iniziamo dunque dall’ipotesi più classica, quella del semplice illecito civile.

Marco compra da un sito di un noto store di elettronica una macchina fotografica. Paga in anticipo. Il prodotto, però, non arriva mai. Dal servizio clienti gli fanno sapere che ci sono stati problemi con gli spedizionieri a cui sarebbe stato consegnato l’oggetto ma che sarebbe andato disperso e che non ci sono in magazzino altri prodotti simili. I vari solleciti non sbloccano la situazione e Marco resta senza l’attrezzo già pagato. 

Gennaro acquista da un sito internet un orologio. Senonché la società, poche settimane prima, cade in una profonda crisi economica e non ha più i soldi per acquistare la merce da rivendere. Il gestore dello store non è in grado di risanare la situazione e Gennaro resta per sempre insoddisfatto.

In questi casi, siamo dinanzi a un tipico illecito civile. Nel venditore non c’era, in origine, l’intenzione di frodare l’acquirente. La normale vanteria della bontà dei propri prodotti – chiamata, in termini tecnici, “dolus bonus” – non può rappresentare una frode (sempre che non decanti qualità del tutto inesistenti: ad esempio, un orologio spacciato per subacqueo quando invece non lo è).

Il fatto che il negozio – seppure si tratti di un sito online – è reale, esistente e funzionante non fa scattare la truffa perché l’attività commerciale non è uno specchietto per le allodole.

Cosa fare in caso di inadempimento contrattuale?

Chi ricade in una delle ipotesi di inadempimento contrattuale, l’unica tutela riconosciuta dalla legge che può attivare è di carattere civilistico. Il che significa che l’acquirente deve farsi assistere da un avvocato affinché avvii un processo civile per ottenere la risoluzione del contratto e la restituzione del prezzo pagato in anticipo.

Se, invece, l’oggetto era semplicemente guasto e non funzionante, bisogna distinguere due casi:

  • in caso di guasto che pregiudica completamente il funzionamento dell’oggetto, sicché lo stesso non può più servire all’uso a cui è destinato, l’acquirente può chiedere o la riparazione (in breve termine) o la sostituzione con uno identico. Se queste due possibilità non sono praticabili (ad esempio, perché la riparazione è antieconomica o non ci sono più altri prodotti simili), l’acquirente può chiedere la risoluzione del contratto (ossia la restituzione dei soldi spesi) o una riduzione del prezzo pagato (in questo secondo caso, potrà conservare l’oggetto acquistato);
  • in caso di guasto che non pregiudica il funzionamento dell’oggetto, ma ne diminuisce sensibilmente il valore, è possibile chiedere solo una riduzione del prezzo.

Questi due rimedi – che rientrano nella normale garanzia dovuta per legge – possono esercitarsi per tutti quei difetti di costruzione che si manifestino entro 2 anni dall’acquisto. L’acquirente però deve denunciare al venditore l’esistenza del vizio entro 60 giorni dalla scoperta tramite una raccomandata a.r. o una Pec.

La truffa contrattuale

Per aversi truffa contrattuale è necessario invece un comportamento doloso del venditore che, sin dall’inizio, non ha alcuna intenzione di adempiere alla propria prestazione.

Saverio allestisce un sito per la vendita di cellulari. In realtà, non ha alcuno stock da vendere e si tratta solo di una pagina web costruita con le foto reperite da altri siti. Nel frattempo, complici i prezzi bassissimi praticati, riceve il pagamento di centinaia di utenti. A questi non invia mai il prodotto promesso. Anche a seguito dei solleciti fornisce varie scuse, addossando ora la colpa al vettore, ora all’ufficio spedizioni, ecc. ma il suo è un artificio dolosamente preordinato a truffare la gente.

In questo caso, siamo dinanzi a un reato, quello di truffa contrattuale.

Secondo la Cassazione [1], integra una condotta truffaldina la messa in vendita di un bene su un sito internet, accompagnata dalla mancata consegna del bene stesso all’acquirente e posta in essere da parte di chi falsamente si presenta come venditore con il solo proposito di indurre la controparte a versare una somma di denaro e a conseguire, quindi, un profitto.

A prevedere il reato di truffa contrattuale è l’articolo 640 del Codice penale a norma del quale «Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032».

Ecco altri chiarimenti offerti dalla Cassazione in merito:

«Integra il delitto di truffa contrattuale, ai sensi dell’art. 640 cod. pen., la condotta di messa in vendita di un bene su un sito internet accompagnata dalla sua mancata consegna all’acquirente dopo il pagamento del prezzo, posta in essere da parte di chi falsamente si presenti come alienante ma abbia il solo proposito di indurre la controparte a versare una somma di denaro e di conseguire, quindi, un profitto ingiusto» [2].

«In tema di truffa on-line, è configurabile l’aggravante della minorata difesa, con riferimento all’approfittamento delle condizioni di luogo, solo quando l’autore abbia tratto, consapevolmente e in concreto, specifici vantaggi dall’utilizzazione dello strumento della rete» [3].

Che fare in caso di truffa contrattuale?

Nel caso in cui la mancata consegna merce pagata in anticipo dipende dal reato di truffa contrattuale, l’acquirente può difendersi presentando denuncia alla polizia postale o ai carabinieri oppure depositando una querela presso la Procura della Repubblica. Ciò però non è sufficiente ad ottenere la restituzione dei soldi spesi: la querela, infatti, apre solo le porte al processo penale contro il colpevole per l’applicazione della pena. Sicché, in tali casi, sarà necessario procedere anche a costituirsi parte civile nel processo penale per farsi riconoscere dal giudice un risarcimento del danno.

Aggravanti truffa contrattuale: ultime sentenze

Sussiste l’aggravante della minorata difesa, con riferimento alle circostanze di luogo, note all’autore del reato e delle quali egli, ai sensi dell’art. 61, n. 5, cod. pen., abbia approfittato, nell’ipotesi di truffa commessa attraverso la vendita di prodotti “on-line”, poiché, in tal caso, la distanza tra il luogo ove si trova la vittima, che di norma paga in anticipo il prezzo del bene venduto, e quello in cui, invece, si trova l’agente, determina una posizione di maggior favore di quest’ultimo, consentendogli di schermare la sua identità, di non sottoporre il prodotto venduto ad alcun efficace controllo preventivo da parte dell’acquirente e di sottrarsi agevolmente alle conseguenze della propria condotta. (In applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio l’ordinanza del tribunale che aveva respinto l’appello avverso l’ordinanza di rigetto della richiesta cautelare ed aveva escluso l’aggravante della minorata difesa ritenendo che l’annuncio relativo alla vendita di beni, inserito in un sito internet, costituisse una modalità della condotta, e non una circostanza di luogo, in cui la distanza accomuna entrambe le parti, che ne accettano i rischi affidandosi alla buona fede dell’interlocutore).

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 10 aprile 2017 n. 17937 

Nella truffa commessa attraverso la vendita di prodotti on-line è configurabile l’aggravante di cui all’articolo 640, comma 2, numero 2-bis, del Cp, con riferimento al luogo del commesso reato, in quanto il luogo fisico di consumazione della truffa (individuabile nel luogo in cui l’agente consegue l’indebito profitto) in tal caso possiede la caratteristica peculiare costituita dalla distanza che esso ha rispetto al luogo ove si trova l’acquirente che del prodotto venduto, secondo la prassi tipica di simili transazioni, ha pagato anticipatamente il prezzo. Proprio tale distanza tra il luogo di commissione del reato da parte dell’agente e il luogo dove si trova l’acquirente è l’elemento che pone l’autore della truffa in una posizione di forza e di maggior favore rispetto alla vittima, consentendogli di schermare la sua identità, di non sottoporre il prodotto venduto ad alcun controllo preventivo da parte dell’acquirente e di sottrarsi comodamente alle conseguenze dell’azione: vantaggi, che non potrebbe sfruttare a suo favore, con altrettanta facilità, se la vendita avvenisse de visu.

Corte di Cassazione, sezione VI, sentenza 10 aprile 2017 n. 17937 

Sussiste l’aggravante della minorata difesa, con riferimento alle circostanze di luogo, note all’autore del reato e delle quali egli, ai sensi dell’art. 61, n. 5, cod. pen., abbia approfittato, nell’ipotesi di truffa commessa attraverso la vendita di prodotti “on-line”, poiché, in tal caso, la distanza tra il luogo ove si trova la vittima e quello in cui, invece, si trova l’agente determina una posizione di maggior favore di quest’ultimo, che può facilmente schermare la sua identità, fuggire e non sottoporre il prodotto venduto ad alcun efficace controllo preventivo da parte dell’acquirente.

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 14 ottobre 2016 n. 43706


note

[1] Corte di cassazione, sezione II, sentenza 22 luglio 2020 n. 21932.

[2] Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 20 dicembre 2019 n. 51551 

[3] Corte di cassazione, sezione II, sentenza 6 settembre 2018 n. 40045 


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