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Bonus deputati: così è avvenuta la fuga di notizie

14 Agosto 2020 | Autore:
Bonus deputati: così è avvenuta la fuga di notizie

Il presidente Inps spiega la vicenda dei deputati che hanno percepito l’indennità di 600 euro: nessuna rivelazione sui nomi, ma c’è una telefonata con Repubblica.

«Questa notizia non è uscita, in modo più assoluto, né direttamente né indirettamente dal sottoscritto». Così il presidente dell’Inps Pasquale Tridico nel corso di un’audizione nella commissione Lavoro della Camera in merito alla vicenda del bonus Covid percepito da 5 deputati.

Tre deputati già usciti allo scoperto: sono i due leghisti Andrea Dara ed Elena Murelli ed il pentastellato Marco Rizzone, tutti già sospesi dai rispettivi partiti. Il presidente Inps non ha ancora rivelato l’identità dei due percettori mancanti, nonostante la caduta dello scudo della privacy che inizialmente l’Inps aveva invocato per non divulgare i nomi.

Tridico è stato convocato a Montecitorio alla vigilia di Ferragosto proprio per chiarire a chi, come e perché era stata erogata l’indennità per il sostegno delle partite Iva stabilita dal Decreto Cura Italia e, quindi, si è sottoposto alle domande dei parlamentari componenti la Commissione Lavoro.

Il numero uno dell’Inps ha innanzitutto chiarito perché è intervenuto l’ufficio antifrode dell’Istituto: vista l’assenza di requisiti per richiedere il contributo, la velocità di erogazione (con tempi di 15 giorni) e la possibilità di «appetiti criminali su queste risorse pubbliche», si è voluto eseguire un monitoraggio sui percettori per individuare i casi sospetti, tra gli oltre 4 milioni di bonus che nel frattempo erano stati pagati: l’esigenza – ha rimarcato – era quella di «prima pagare, e poi controllare».

Qui i parlamentari hanno avuto un «approfondimento» perché iscritti alla speciale forma di previdenza della loro categoria. Tridico ha sottolineato che gli approfondimenti «sono in corso ancora oggi» e ha ribadito che quella dell’antifrode «è un’attività necessaria in un Paese come il nostro in cui ci sono 115 miliardi di evasione fiscale e contributiva».

Il presidente dell’Inps ha però escluso che l’emersione dei deputati coinvolti sia stata «un’azione manipolata», rientrando invece nella normale attività di vigilanza svolta dalle direzioni generali dell’Istituto. E a questo punto ha anche rivelato di essersi rifiutato di fornire i nomi al direttore di Repubblica che glieli aveva chiesti, quindi la notizia iniziale è stata «trafugata», non è stata rivelata dai vertici Inps, che anzi ha avviato un’audit interno per indagare sulla «fuga di notizie».

Tridico ha rimarcato di aver appreso dell’azione dell’antifrode a maggio e di averne dato notizia al consiglio di amministrazione; ma soltanto del fatto che oltre 2mila politici locali e parlamentari avevano fatto richiesta del bonus: «Non i nomi ma la notizia». Così – ha proseguito – «i nomi non li ha dati l’Istituto: l’Inps garantisce la privacy». E riguardo alla loro fuoriuscita ha aggiunto che «si sono autodenunciati negli ultimi giorni sia i politici nazionali sia quelli locali, così come avvenuto per un ex brigatista che percepiva il reddito di cittadinanza».

Intanto, il quotidiano Repubblica di fronte a queste esternazioni scrive in una nota che «la notizia era arrivata al giornale tramite un’altra fonte la cui identità non sarà rivelata in linea con quanto scritto nel codice deontologico dei giornalisti» e di aver richiesto al presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, solo «una conferma della notizia sul bonus Iva percepito da cinque parlamentari».

Sui nomi ancora mancanti (si tratta dei due deputati che lo hanno chiesto ma non ottenuto, per la risposta negativa dell’Inps) e sulla possibilità di conoscerli, la presidente della Commissione, Debora Serracchiani, ha rilevato: «Il Garante della privacy ha chiarito la questione dei parlamentari che hanno ricevuto il bonus ma ha lasciato aperta la questione delle domande senza pagamento. C’è una situazione legata alla situazione patrimoniale che distingue queste persone da chi ha ricevuto bonus. Chiedo formalmente a Tridico, una volta acquisito l’interpello al Garante della privacy, che lo renda noto alla presidenza della Commissione e, se i nomi possono essere acquisiti, chiederò di dare la risposta ai commissari».

Critica l’opposizione: «Tridico conferma in audizione che non è stato l’Istituto a far uscire la notizia. Così ha ammesso che esterni hanno avuto accesso ai dati. È gravissimo che Tridico non sia in grado di garantire la sicurezza dei dati Inps. Premessa la leggerezza morale dei singoli nell’aver chiesto e ottenuto il bonus che comunque, ricordiamo, non ha vincoli di reddito, è preoccupante il fatto che l’Inps abbia permesso l’ennesima fuga di notizie di dati personali. Tridico è il responsabile dell’Inps, si dimetta», dichiarano in una nota i deputati della Lega della Commissione lavoro.



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