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Abbandonare un figlio: come si fa

19 Ottobre 2020
Abbandonare un figlio: come si fa

Consigli per le madri che non possono crescere un bambino: dal parto anonimo alle culle per la vita.

Hai conosciuto un ragazzo qualche mese fa ed è stato subito amore a prima vista. Lui si è mostrato da subito cortese e pieno di attenzioni: ti portava i fiori e ti faceva sempre dei piccoli regali. Eravate una coppia felice fino a quando hai scoperto di essere incinta. Appresa la notizia, il tuo fidanzato non ne ha voluto proprio sapere di diventare padre così, nel giro di due giorni, ti sei ritrovata da sola e con un bimbo indesiderato. Tu non lavori e i tuoi genitori non hanno alcuna intenzione di aiutarti. Dato che non sai a chi chiedere aiuto, hai preso la decisione sofferta di non tenere il bambino al termine della gravidanza.

In questo articolo parleremo di quando una mamma decide di abbandonare un figlio: come si fa? A chi rivolgersi? In passato, esistevano le famose ruote degli innocenti (o degli esposti), ossia delle strutture in legno, di forma cilindrica e girevole, che consentivano di accogliere i neonati abbandonati. Oggi, invece, c’è una versione più moderna, detta “la culla per la vita”, in cui le mamme possono lasciare i propri figli in totale sicurezza. La legge, inoltre, permette di partorire in forma anonima. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di fare chiarezza su un tema così delicato.

Si può partorire in anonimato?

Non tutte le donne desiderano un bambino o possono permettersi di mantenerne uno. Indipendentemente dalla motivazione che spinge ad abbandonare un figlio, è importante, durante la gravidanza, sostenere e informare le future madri in modo da evitare decisioni affrettate ed estreme (come, ad esempio, lasciare un neonato in un cassonetto dei rifiuti). Per questa ragione, in Italia, la madre ha il diritto di partorire in anonimato [1].

Una volta che la donna ha espresso la volontà di rimanere anonima, il neonato, successivamente al parto, viene affidato al personale dell’ospedale (medico od ostetrica) che si occuperà del disbrigo delle pratiche relative alla dichiarazione di nascita (da effettuare entro 10 giorni), avendo cura di non menzionare la madre. Contestualmente, viene fatta una segnalazione alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni che provvede a dichiarare lo stato di adottabilità del neonato al fine di affidarlo ad una coppia idonea a prendersene cura. Così facendo viene tutelato, da una parte, il diritto della madre di rimanere anonima e, dall’altra parte, il diritto del figlio a crescere in una famiglia. Sul certificato di nascita del bambino verrà effettuata l’annotazione “nato da donna che non consente di essere nominata” e il nome della mamma rimarrà segreto per 100 anni.

Nel caso in cui una madre ha scelto di partorire in anonimato, quali sono i diritti del padre biologico? Purtroppo, nessuno. Il papà, in tal caso, non può riconoscere il figlio.

Abbandonare un figlio: come si fa

Essere genitore è un impegno costante che non tutti possono permettersi. La decisione di voler abbandonare un figlio spesso è dettata da ragioni economiche e dal desiderio di garantire al neonato un futuro migliore.

Fatte le dovute premesse, passiamo al lato pratico e vediamo cosa devi fare se intendi abbandonare il tuo bambino. Le indicazioni che sto per darti sono tutte finalizzate a garantire il rispetto della legge e la sicurezza del piccolo.

Come ti ho già anticipato, qualora tu sia incinta hai sempre la possibilità di partorire nel più completo anonimato. Devi solo recarti in ospedale e comunicare questa tua decisione al personale medico. E se, invece, hai già partorito? Lo vediamo subito.

In passato, le mamme erano solite lasciare i neonati nelle “ruote degli esposti” allestite presso conventi e monasteri. Oggi, invece, ci sono tanti luoghi in cui è comunque possibile abbandonare un bambino senza commettere alcun reato. Ad esempio, puoi lasciare tuo figlio presso una stazione di polizia, un ospedale, una chiesa o nella “culla per la vita”. In quest’ultimo caso, si tratta di vere e proprie culle, presenti in diverse città, dotate di una serie di accorgimenti per la salvaguardia del bambino come, ad esempio, il riscaldamento, la chiusura in sicurezza, ecc. Il piccolo verrà poi affidato al personale sanitario che si attiverà per fare la segnalazione al tribunale per i minorenni.

Quando abbandoni tuo figlio, sappi che puoi indicare:

  • le informazioni relative al suo stato di salute;
  • il certificato di nascita;
  • un biglietto che attesti il suo nome;
  • la documentazione medica relativa alle malattie di cui è affetta la tua famiglia;
  • una lettera da allegare nel fascicolo dell’adozione e da fargli leggere a tempo debito.

Assicurati di aver nutrito tuo figlio, di avergli cambiato il pannolino e di averlo vestito in modo adeguato in base alla stagione (ad esempio, coprilo per bene se è inverno e fuori fa molto freddo).

Ricorda, inoltre, di lasciare il piccolo in uno dei luoghi che ti ho suggerito poc’anzi, in modo da non incorrere in conseguenze penali e affidare tuo figlio a persone qualificate.

Infine, rifletti attentamente e prendi questa decisione in totale autonomia, senza alcuna influenza esterna. Se hai dubbi o sei in difficoltà, puoi sempre chiedere aiuto a qualche associazione, ad un centro di assistenza oppure alla struttura ospedaliera.

Abbandonare un figlio: è possibile ripensarci? 

Nella maggior parte dei casi, abbandonare un figlio è una decisione sofferta. Pensa, ad esempio, alle donne che, per la loro giovane età, si sentono spaventate oppure a coloro che, a cause della crisi economica, non sono in grado di mantenere un bambino. Non è escluso, quindi, che una madre possa cambiare idea e non voglia più partorire in anonimato. Ebbene, se il ripensamento viene manifestato:

  • prima della denuncia di nascita: allora, la richiesta di anonimato sarà restituita in busta chiusa. Il tribunale per i minorenni procederà poi a convalidare il riconoscimento;
  • dopo la denuncia di nascita: la madre dovrà rivolgersi al tribunale per i minorenni e al Comune di residenza per ottenere il riconoscimento.

note

[1] D.P.R. n. 396/2000 del 03.11.2000.


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