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10 cose da evitare quando sei in ufficio

16 Agosto 2020 | Autore:
10 cose da evitare quando sei in ufficio

Come comportarsi nel posto di lavoro e quali obblighi devono essere rispettati dal dipendente.

Anche se le obbligazioni principali del contratto di lavoro subordinato sono generalmente due, cioè l’obbligo di svolgere l’attività lavorativa, per il dipendente e l’obbligo di retribuire il lavoratore, per il datore di lavoro, gli obblighi connessi al rapporto lavorativo sono molto numerosi.

Il lavoratore dipendente, ad esempio, ha, sì, il diritto alla retribuzione, alla formazione, alla completa tutela psico fisica, al versamento della contribuzione ed all’assicurazione contro gli infortuni e le malattie (ne abbiamo parlato in “Quali doveri ha il datore di lavoro”), ma ha anche parecchi doveri, che discendono dagli obblighi di diligenza, obbedienza, fedeltà e riservatezza nello svolgimento del rapporto. Ne abbiamo parlato in: Quali obblighi gravano sui lavoratori?

Ma che cosa deve fare il lavoratore per rispettare questi obblighi? I comportamenti che il dipendente deve tenere sono illustrati, nel concreto, dai contratti collettivi applicati e dal regolamento aziendale, o codice disciplinare. E se il regolamento manca, che cosa succede? In questo caso, il lavoratore non può essere sanzionato dal datore di lavoro, a meno che il suo comportamento non appaia palesemente illecito, perché contrario al cosiddetto minimo etico o a norme di rilevanza penale. In altre parole, non è necessaria la predisposizione e l’affissione del codice disciplinare quando il lavoratore può rendersi conto dell’illiceità della propria condotta. Per approfondire: Sanzioni al lavoratore, legittime senza codice disciplinare?

Come dici? Vuoi evitare qualsiasi richiamo o sanzione, ma non hai voglia di leggere contratti collettivi e regolamenti chilometrici? Dovresti almeno fare una bella chiacchierata con i tuoi superiori e farti spiegare le regole per filo e per segno, o chiedere aiuto a un esperto in materia di lavoro: un comportamento che a te può sembrare perfettamente lecito, potrebbe essere vietato dal regolamento aziendale.

In ogni caso, vediamo le 10 cose da evitare quando sei in ufficio: non si tratta solo di comportamenti illeciti che potrebbero dar luogo a delle sanzioni disciplinari, ma di comportamenti inopportuni, che ti si potrebbero comunque “ritorcere contro”, rendendo, ad esempio, il posto di lavoro un ambiente ostile, o “mettendo in allarme” il tuo capo, che potrebbe farsi un giudizio negativo nei tuoi confronti.

Perché il posto di lavoro è sacro, ma è anche un campo minato: e allora, devi imparare a “evitare le mine”, prima di essere “fatto fuori”!

Svolgere l’incarico affidato a metà

Porta sempre a compimento, con diligenza, gli incarichi che ti sono affidati dal datore di lavoro o dai tuoi superiori. Svolgere i compiti affidati in modo completo e corretto si ricollega al generale obbligo di diligenza previsto per la generalità dei lavoratori dipendenti.

La violazione dell’obbligo di diligenza legittima il datore di lavoro:

  • ad agire per il risarcimento di eventuali danni: vuol dire che, se la tua condotta negligente ha causato un danno all’azienda, dovrai pagare per risarcire questo danno;
  • a comminare sanzioni disciplinari, previo rispetto del procedimento previsto dallo statuto dei lavoratori; la sanzione disciplinare non è una bazzecola: si parte dal semplice richiamo verbale sino ad arrivare al licenziamento; l’obbligo di fornire la prova della scarsa diligenza grava sul datore di lavoro.

Ma come evitare di svolgere gli incarichi in modo incompleto? È semplice, ti basta discuterne col datore di lavoro o col tuo superiore: se il carico relativo alle mansioni affidate è eccessivo, fallo presente a chi di dovere, cioè a chi ti ha affidato le mansioni.

Lo so, a volte si ha paura di dire di no al capo: effettivamente, rifiutare un incarico può anche dar luogo alla violazione del dovere di obbedienza. Tuttavia, se i compiti sono veramente troppo lunghi e difficili da completare, è meglio spiegare in modo esaustivo quali sono le difficoltà e quale parte dell’incarico puoi portare comunque a compimento, piuttosto che accettare gli incarichi e non portarli a termine dopo.

Lamentarsi coi colleghi

Ho appena precisato che, nell’ipotesi in cui ti siano affidati troppi incarichi, o incarichi che comunque risultano eccessivamente complessi o gravosi rispetto alle tue competenze ed esperienze, devi farlo presente al tuo datore di lavoro, o al tuo superiore che ti ha dato queste incombenze.

Evita, invece, di lamentarti coi colleghi, ma parla soltanto con i diretti interessati: le “critiche alle spalle” sono non soltanto dannose per l’ambiente lavorativo, ma, quando si trasformano in insulti, possono portare a sanzioni disciplinari, per violazione dei doveri di fedeltà, correttezza e buona fede; in alcuni casi, gli insulti possono portare addirittura a denunce per diffamazione.

Nel migliore dei casi, questo comportamento minerebbe la fiducia che il tuo datore di lavoro o il tuo superiore nutre nei tuoi confronti e la fiducia costituisce la base del rapporto lavorativo, non è assolutamente “un optional”.

Tanto è vero che il licenziamento per giusta causa è ammesso in relazione alle condotte del dipendente talmente gravi da far perdere al datore di lavoro la fiducia nel lavoratore e, quindi, da non consentire la prosecuzione, neanche momentanea, del rapporto.

Lamentarsi su Facebook e sui social

Lamentarsi dell’azienda su Facebook o su altri social è ancora peggio che lamentarsi coi colleghi: se fai il nome del tuo capo per insultarlo, puoi aspettarti da un momento all’altro il licenziamento per giusta causa, in quanto stai violando i doveri di fedeltà, correttezza e buona fede [1]. Puoi anche aspettarti una denuncia per diffamazione.

Il reato di diffamazione può scattare anche se su Facebook non fai “nomi e cognomi”, se la persona che offendi risulta comunque individuabile dai lettori. Ad esempio, se scrivi su Facebook «Il capo è un imbecille», il destinatario dell’insulto è facilmente identificabile per i tuoi contatti che sanno dove lavori.

È comprensibile che quando si subisce un’ingiustizia si abbia un’inarrestabile voglia di sfogarsi ed avere a disposizione mezzi come Facebook risulta una grande tentazione per placare la “sete di vendetta”.

Insultare il capo o i colleghi sui social, però, non è la soluzione, anzi, come abbiamo appena osservato aggiunge solo guai ai guai. Che cosa fare allora? Obbedire tacendo?

Nemmeno “mordersi la lingua” è una soluzione. L’unico modo per gestire la situazione in modo corretto è lo scambio di opinioni coi diretti interessati: spiega che cosa, secondo te, non va bene e come si potrebbe rimediare, proponi delle soluzioni e non limitarti a critiche e lamentele.

Disobbedire al capo e ai superiori

Discutere col tuo capo o con i superiori vuol dire far presenti le problematiche sussistenti in azienda e proporre delle soluzioni, non vuol dire “litigare col capo e disobbedirgli”.

Ricorda, infatti, che tra i principali doveri dei lavoratori c’è il dovere di obbedienza, previsto dal Codice civile [2].

In base al dovere di obbedienza, il lavoratore è tenuto ad osservare le disposizioni per l’esecuzione e la disciplina dell’attività impartite dall’imprenditore e dai suoi superiori, cioè dai collaboratori del datore di lavoro dai quali dipende. La violazione dell’obbligo di obbedienza legittima il datore:

  • ad agire per il risarcimento di eventuali danni, nell’ipotesi in cui la condotta disobbediente del dipendente abbia causato un danno per l’azienda;
  • a comminare sanzioni disciplinari, previo rispetto del procedimento dello Statuto dei lavoratori [3], fino ad arrivare al licenziamento.

E se l’ordine impartito è illegittimo? In questo caso, puoi, anzi devi disobbedire: il dipendente non è affatto obbligato a rispettare gli ordini illegittimi, anzi deve astenersi dal rispettarli, altrimenti ne è personalmente responsabile. Ne abbiamo parlato in: Ordine illecito del superiore, si deve disobbedire?

Divulgare notizie sull’azienda

Puoi raccontare ad amici, parenti, conoscenti, che cosa si fa in azienda, come funziona nel dettaglio l’organizzazione, chi sono i clienti, come si produce? Meglio “mordersi la lingua”, anche se non stai diffamando nessuno. Il Codice civile [4] stabilisce infatti che il dipendente non deve divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

In pratica, sulla base dell’obbligo di fedeltà previsto dal Codice civile per i dipendenti, sei tenuto all’assoluta riservatezza nei confronti dell’azienda

Navigare su internet e sui social per conto tuo

Puoi navigare su internet per i fatti tuoi durante l’orario di lavoro, chattare su Facebook o sui social? Ovviamente no: durante l’orario di lavoro sei a disposizione dell’azienda per l’esecuzione dell’attività lavorativa, non sei pagato per stare su Facebook. Certamente, potrebbe capitare una “giornata vuota”, in cui non vi sono incarichi da svolgere: in questo caso, puoi navigare o dialogare sui social solo dopo aver fatto presente la situazione e aver chiesto il permesso al tuo superiore, non agire mai “di testa tua”.

In ogni caso, se vieni “pizzicato” una volta, devi sapere che un solo episodio non può comportare il licenziamento, come chiarito dal tribunale di Brescia [5]. Tuttavia, se l’episodio dovesse ripetersi ed esserti contestato più volte, allora è legittimo il licenziamento disciplinare.

Svolgere un secondo lavoro dal pc dell’ufficio

Sembra ovvio che un tale comportamento porti al licenziamento disciplinare, ma per alcuni non lo è: così, non sono pochi i lavoratori che vengono “beccati” in ufficio, dal datore di lavoro, a svolgere una seconda attività.

Fai molta attenzione: ricorda che, oltre a poter essere licenziato per aver svolto un’altra attività durante l’orario di lavoro, puoi essere comunque licenziato se svolgi una seconda attività anche al di fuori dell’orario lavorativo, quando questa è in concorrenza, in concreto o solo potenzialmente, con la tua azienda.

Se, poi, stai costituendo una società in proprio, che ha per oggetto la stessa attività economica svolta dal datore, violi il dovere di fedeltà anche se l’attività concorrenziale non è stata ancora avviata.

Lasciare l’ufficio in stato d’incuria

Sicuramente, quando hai frequentato, come la generalità dei lavoratori dipendenti, i corsi obbligatori in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ti è stato spiegato che anche l’ufficio è un ambiente di lavoro in cui si corrono parecchi rischi.

Per evitare il rischio elettrico, non devi sovraccaricare le prese, non devi lasciare materiale cartaceo o infiammabile vicino a fili elettrici, prese, lampade o apparecchiature elettriche e devi segnalare tempestivamente qualsiasi malfunzionamento ai tuoi superiori. Evita i “collegamenti di fortuna”, non toccare mai apparecchiature elettriche con le mani bagnate o non isolate.

Per evitare il rischio d’incendio, non devi stipare l’ufficio con materiali cartacei o infiammabili e devi rispettare il divieto di fumo.

Per evitare gli infortuni, non lasciare oggetti o scatoloni che ostacolano il cammino, evita di sovraccaricare scrivanie, cassetti e scaffali.

Per evitare di ammalarti, se ti è possibile cambia l’aria spesso, assicurati che i filtri dell’impianto di condizionamento siano puliti e disinfetta adeguatamente tutte le superfici di lavoro. Segui inoltre tutte le indicazioni fornite dall’azienda in conformità al protocollo di sicurezza adottato per l’emergenza epidemiologica da Covid 19.

Non rispettare le pause

Se sei un videoterminalista, cioè se lavori davanti a uno schermo per almeno 20 ore settimanali, devi rispettare le pause previste dal Testo unico in materia di salute e sicurezza.

In particolare, devi interrompere qualsiasi attività che comporti l’uso di un monitor (pc, tablet, videoterminali, smartphone) per almeno 15 minuti ogni 2 ore, tassativamente.

Mangiare in ufficio

Consumare il pranzo in ufficio non è, generalmente, vietato, anche se potrebbe essere previsto il divieto dal regolamento aziendale. Inoltre, mangiare in ufficio è vietato nelle aziende in cui i lavoratori siano esposti a materie insudicianti, sostanze polverose o nocive e nei casi in cui l’organo di vigilanza ritiene opportuno prescriverlo.

È obbligatorio uno spazio per la refezione se più di 30 dipendenti rimangono nell’azienda durante gli intervalli di lavoro.

Nel caso in cui ti sia permesso consumare il pasto in ufficio, ricordati di:

  • evitare di sporcare e comunque ripulire alla perfezione appena avrai terminato di mangiare;
  • evitare di portare in ufficio dei cibi che emanino odori molesti;
  • non portare bevande alcoliche.

note

[1] Trib. Napoli, sent. n. 8761/2017 del 15.12.2017.

[2] Art. 2104 cod. civ.

[3] Art. 7 L. 300/1970.

[4] Art. 2105 cod. civ.

[5] Trib. Brescia, sent. n. 1195/2016.


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