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Contributo unificato: come si paga?

19 Ottobre 2020 | Autore:
Contributo unificato: come si paga?

Contributo unificato: cos’è e come si fa a pagare? Tutti i modi per versare il contributo: marca, modello F23, bollettino postale e pagamento telematico.

La giustizia italiana non è gratuita. Un po’ come i servizi offerti da un’impresa, anche i tribunali sono a disposizione dei cittadini, purché questi paghino. Salvo il ricorrere delle circostanze che consentono l’ammissione al gratuito patrocinio, tutti coloro che intendono bussare alle porte della giustizia devono versare un contributo economico. In genere se ne occupa l’avvocato, ovviamente dietro rimborso del cliente. Con questo articolo spiegheremo cos’è e come si paga il contributo unificato.

Sin d’ora possiamo anticipare che il contributo unificato è quel tributo che occorre pagare allo Stato italiano ogni volta che bisogna rivolgersi a un’autorità giudiziaria. Il contributo serve a pagare i costi della giustizia, che non sono pochi (personale, strumentazione, ecc.). Il contributo unificato è tanto più costoso quanto maggiore è il valore della causa: ad esempio, esistono contributi unificati dell’importo superiore ai mille euro, quando il valore della controversia è molto elevato. Il contributo unificato, poi, non si paga per tutti i tipi di procedimento: ad esempio, il processo penale non richiede alcun contributo unificato, se non una marca da bollo per la vittima che voglia costituirsi parte civile. Ma come si fa a pagare il contributo unificato? Esistono diversi modi per assolvere a quest’obbligo tributario. Vediamo quali sono.

Contributo unificato: cos’è?

Il contributo unificato è un tributo che deve pagare colui che intraprende una causa civile, amministrativa o di lavoro, se non è in possesso dei requisiti che gli consentono di accedere al gratuito patrocinio.

Per la precisione, il contributo unificato è un tributo che ha sostituito le imposte di bollo sugli atti, la tassa d’iscrizione a ruolo, i diritti di cancelleria e quelli di chiamata in causa dell’ufficiale giudiziario.

In pratica, il contributo unificato sostituisce ogni altro tributo, di modo che il cittadino che deve adire la giustizia dovrà effettuare un unico pagamento.

Contributo unificato: chi deve pagare?

Come anticipato, il contributo unificato deve essere pagato da colui che per primo bussa alle porte della giustizia: ciò significa che, se agisci in tribunale per ottenere la tutela di un tuo diritto, pur avendo tutte le ragioni di questo mondo, dovrai anticipare le spese processuali, le quali ti verranno poi rimborsate dalla controparte nel caso di vittoria.

In poche parole, lo Stato vuole essere pagato in anticipo, già nel momento in cui si provvede all’iscrizione a ruolo della causa. Il primo pagamento incombe dunque sull’attore.

La parte convenuta, se intende proporre a sua volta una domanda riconvenzionale contro l’attore, dovrà integrare il contributo unificato a seconda della maggiorazione del valore della causa conseguente alla propria domanda.

Al termine della vicenda giudiziaria, se colui che ha dovuto versare il contributo ha avuto ragione, avrà diritto di chiedere al suo antagonista soccombente il rimborso di quanto versato a titolo di spese processuali.

Contributo unificato: quanto costa?

Il contributo unificato che si deve pagare per adire la giustizia varia a seconda del valore della causa: esso è determinato in base all’importanza (stabilita in termini economici) della causa.

Se vuoi conoscere gli importi completi del contributo unificato per le principali tipologie di causa, ti consiglio la lettura dell’articolo dal titolo “Contributo unificato: cos’è?“.

A cosa serve il contributo unificato?

Il contributo unificato serve a pagare i costi della giustizia. L’apparato che garantisce la giustizia italiana è complesso e oneroso, ed è composto di persone, macchine e strumentazione varia.

Dunque, il pagamento del contributo unificato serve a sostenere tutte le spese che i tribunali italiani devono sopportare per far funzionare correttamente la giustizia.

Contributo unificato: come si paga?

Esistono diversi modi per pagare il contributo unificato:

  • mediante acquisto di un contrassegno telematico adesivo (del tutto identico a una marca da bollo) di valore pari all’importo del contributo;
  • per mezzo di pagamento tramite modello F23;
  • tramite bollettino di conto corrente postale;
  • mediante pagamento telematico con carta di credito/debito o strumento equivalente.

In tutti e quattro i casi, occorrerà dare prova del pagamento depositando in cancelleria la ricevuta (nel caso di pagamento telematico, per mezzo di modello F23 o di bollettino), oppure il contrassegno telematico in originale, che il cancelliere provvederà ad inserire nel fascicolo (per la precisione, sulla nota di iscrizione a ruolo).

Contributo unificato: come si paga con contrassegno?

Uno dei modi più semplici e intuitivi di pagare il contributo unificato per l’iscrizione a ruolo di una causa è quello di recarsi presso una tabaccheria abilitata al servizio di emissione di valori bollati o presso altro intermediario convenzionato con l’Agenzia delle Entrate e chiedere un contributo unificato dell’importo necessario.

In questo caso, il contributo unificato viene pagato acquistando un contrassegno telematico adesivo che l’avvocato avrà cura di depositare nella cancelleria del tribunale competente insieme alla nota di iscrizione a ruolo.

Il cancelliere avrà poi cura di annullare il valore bollato e di registrare l’avvenuto pagamento.

Nei soli casi in cui le parti, per costituirsi in giudizio, non devono depositare la nota dell’iscrizione a ruolo o altro atto equipollente, è possibile utilizzare questo modulo su cui riportare le generalità dell’attore/ricorrente, del convenuto/resistente, di colui che effettua il versamento e, infine, apponendo in calce il contrassegno telematico adesivo.

Contributo unificato: come si paga con il modello F23?

Un altro modo di pagare il contributo unificato è quello di avvalersi di un modello F23. Non si tratta sicuramente del metodo più facile per pagare il contributo, in quanto occorre compilare il modulo inserendo correttamente tutte le voci richieste.

In particolare, all’interno del modello F23 per pagare il contributo unificato occorrerà indicare:

  • i dati anagrafici di colui che effettua il pagamento;
  • il codice identificativo dell’ufficio, cioè del Tribunale presso cui verrà iscritta la causa (Roma, Napoli, ecc.);
  • il codice identificativo del tributo, che è 941T;
  • l’importo.

Effettuata la compilazione e il successivo pagamento, l’avvocato avrà cura di depositare la ricevuta del versamento in cancelleria, così da fornire prova del pagamento del contributo unificato.

Contributo unificato: come pagare con bollettino postale?

È possibile pagare il contributo unificato anche con bollettino postale. Come per il modello F23, anche in questa circostanza occorre compilare correttamente il bollettino prima di procedere al pagamento.

Per semplificare l’operazione, l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione un bollettino precompilato, all’interno del quale bisognerà riportare solamente l’importo del contributo unificato, i dati di colui che effettua il pagamento, i dati della parte convenuta in giudizio e l’ufficio giudiziario presso cui si incardinerà il procedimento.

Qui di seguito potrai cliccare sul link che ti riporterà al bollettino postale per il pagamento del contributo unificato.

Pagamento telematico del contributo unificato

Infine, è possibile pagare il contributo unificato in maniera telematica, avvalendosi del proprio conto corrente oppure di una comune carta prepagata.

In questo caso, l’avvocato dovrà avvalersi della piattaforma (PagoPA) messa a disposizione dal Portale dei servizi telematici per la giustizia. Accedendo con la propria firma digitale, egli potrà visualizzare, direttamente dal proprio computer, una schermata ove inserire i dati relativi al giudizio da intraprendere, le parti del procedimento e l’importo da versare a titolo di contributo unificato.

Il pagamento telematico del contributo unificato avviene mediante il circuito di carte di credito/debito di cui è in possesso colui che effettua il versamento.

L’attestazione dell’avvenuto pagamento è un documento informatico rilasciato dal soggetto autorizzato ad erogare servizi di pagamento e da questi firmato digitalmente. Il documento informatico ha valore liberatorio per il soggetto a nome del quale è stato eseguito il pagamento.

Il vantaggio del pagamento telematico del contributo unificato è che l’avvocato, al momento dell’iscrizione a ruolo telematica della causa, potrà allegare un documento rilasciato direttamente in formato digitale dalla Pubblica Amministrazione, attestante il corretto pagamento del contributo. Dunque, non occorrerà poi effettuare alcun altro deposito cartaceo in cancelleria.

Contributo unificato: quando non si paga?

Come anticipato in apertura, ci sono alcuni casi in cui il contributo unificato non deve essere pagato. Sono ipotesi tassativamente previste dalla legge, tra le quali rientrano i casi in cui il creditore possa beneficiare del gratuito patrocinio, i ricorsi per violazione della ragionevole durata processo (cosiddetti ricorsi legge Pinto) e, soprattutto, i processi per controversie di previdenza ed assistenza obbligatorie, nonché quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego.

In pratica, il lavoratore dipendente che vuole agire a tutela di un proprio diritto (ad esempio, perché non gli è stato pagato lo stipendio) può rivolgersi gratuitamente al giudice del lavoro.

Perché il lavoratore vada esente dal contributo unificato, però, deve sottoscrivere un’autocertificazione in cui attesta, sotto la propria responsabilità civile e penale, di avere un reddito complessivo  (sommato a quello del coniuge) inferiore a 34.481,46 euro. In questo caso non si paga più il contributo unificato, ma resta comunque a carico della parte pagare il proprio avvocato.


note

Autore immagine: Depositphotos.com


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