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Challenge pericolosa in rete: quando è reato?

16 Agosto 2020 | Autore:
Challenge pericolosa in rete: quando è reato?

Sfide in internet e sui social network: quando costituiscono istigazione al suicidio e quando istigazione a delinquere?

La diffusione capillare di internet e dei social network permette alle persone di interagire tra loro in qualsiasi istante, di giorno e di notte. Comunicare è senza dubbio importante, in quanto consente di potersi scambiare informazioni preziose e di poter stare vicino anche a chi è lontano. Il problema è che l’abuso di questi mezzi conduce a pratiche molto discutibili, quali ad esempio quelle che consistono nello sfidarsi a compiere imprese pericolose. In inglese vengono denominate challenges, che significa appunto “sfide”. Ebbene, devi sapere che le challenges pericolose possono costituire reato.

Quest’affermazione potrebbe destare qualche obiezione: e infatti, ognuno è libero o meno di accettare la sfida lanciatagli da un altro, per quanto pericolosa possa essere. Ognuno è responsabile per sé stesso, in pratica. Ciò è assolutamente vero. È altrettanto indubitabile, però, che le challenges possono influenzare le menti più deboli e, in generale, coloro che sono disposti a tutto pur di sentirsi integrati. È qui che entrano in gioco i gravi crimini di istigazione al suicidio e istigazione a delinquere. Vediamo allora quando le challenges in rete costituiscono reato.

Challenge in rete: cos’è?

Le challenges in rete sono sfide che gli utenti di internet si lanciano, principalmente a mezzo social.

La maggior parte di tali gare sono innocue, come ad esempio: compiere una particolare acrobazia; aprire una bottiglia senza usare le mani; fare canestro senza guardare; citare alcuni romanzi famosi; ecc.

Altre challenges, invece, sono molto più discutibili, e in teoria costituiscono comportamenti non consigliabili. Ad esempio, una delle sfide in rete più note è quella che consiste nel bere più bicchieri di alcol possibile, o almeno una quantità minima.

Altre challenges, invece, rischiano di mettere a repentaglio l’incolumità fisica di chi accetta la sfida. È qui che può scattare il reato.

Challenge in internet: quando è reato?

Una challenge in internet può diventare reato se costituisce un’istigazione al suicidio. Pensa a una delle challenge più note della rete: la cosiddetta Balena blu (o Blue Whale, in inglese).

La sfida in rete consiste nell’obbedire a una serie di comandi sempre più pericolosi: si va dal compimento di atti di autolesionismo fino ad arrivare addirittura al suicidio vero e proprio.

In un’ipotesi del genere, la challenge pericolosa costituisce reato. Vediamo cosa dice la legge.

Sfida in rete e istigazione al suicidio

Secondo la legge [1], chiunque determina un’altra persona a commettere suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.

Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata sia un minorenne ovvero una persona inferma di mente. Se la vittima è minore di quattordici anni o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio.

La legge punisce due forme di istigazione al suicidio:

  • l’istigazione al suicidio da cui derivi la morte della vittima;
  • l’istigazione al suicidio da cui derivino lesioni gravi o gravissime alla vittima.

La legge non sanziona dunque l’istigazione pura e semplice, ma la realizzazione del suicidio o, quanto meno, le lesioni gravi o gravissime derivanti dal tentativo. In altre parole, se una persona incita l’altra a suicidarsi e questa non compie alcun gesto, l’istigatore non potrà rispondere di nulla.

La Corte di Cassazione [2], infatti, ha ritenuto insussistente il reato di istigazione al suicidio contestato all’imputato, reo di aver inviato alcuni messaggi alla vittima nell’ambito della sfida Balena blu, messaggi dai quali non sono derivate né la morte né lesioni di entità rilevante.

Dunque, le lesioni personali che punisce la norma sull’istigazione al suicidio devono necessariamente derivare dal tentativo, posto in essere dalla vittima, di togliersi la vita. Le lesioni che una persona decide di procurarsi autonomamente, se non sono indotte dal suicidio istigato, sono penalmente irrilevanti.

Se dal tentativo di suicidio istigato da altri derivano solamente lesioni lievi (che sono quelle guaribili in non più di venti giorni), nessun tipo di reato potrà dirsi integrato.

Challenge pericolosa: quando è istigazione a delinquere?

Diversa è ancora la challenge in rete che istighi a violare la legge. In questa ipotesi, potrebbe scattare il reato di istigazione a delinquere.

Perché una sfida pericolosa in rete possa assumere i contorni dell’istigazione a delinquere occorre che l’invito a violare la legge sia pubblico e sia riferito a uno specifico precetto normativo.

Ad esempio, costituirebbe un’istigazione a delinquere la challenge diffusa pubblicamente in rete in cui si invitano le persone a commettere una rapina ai danni di supermercati e gioiellerie.

Infatti, secondo il codice penale [3], l’istigazione a commettere reati è penalmente perseguibile solo se fatta pubblicamente. Inoltre, l’istigazione, per essere tale, deve consistere in un atteggiamento volto ad accrescere oppure a far nascere negli altri il proposito di delinquere.

A differenza dell’istigazione al suicidio, che è reato solo se la vittima abbia davvero tentato di uccidersi e si sia provocata quanto meno delle lesioni gravi, l’istigazione a delinquere, quando è pubblica, rileva autonomamente, a prescindere dal fatto che il reato oggetto di istigazione sia o meno commesso.

Dunque, la challenge in rete che istiga alla commissione di uno o più reati è penalmente rilevante anche se nessuno dovesse seguire l’invito criminoso.

Peraltro, poiché la legge punisce con più rigore l’istigazione che avviene a mezzo internet, la challenge in rete di questo tenore costituirebbe un’ipotesi di istigazione a delinquere aggravata.


note

[1] Art. 580 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 57503 del 22.12.2017.

[3] Art. 414 cod. pen.

Autore immagine: Depositphotos.com


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