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Foto dei figli sui social: chi decide?

17 Agosto 2020
Foto dei figli sui social: chi decide?

Da che età i figli possono decidere di aprire un account su un social network e che potere hanno i genitori nel vietare loro la pubblicazione di foto? Il genitore può pubblicare l’immagine senza il consenso dell’altro genitore?

Un minore di 14 anni, in Italia, non può aprire un account su un social network e, in teoria, non potrebbe neanche postare proprie fotografie, salvo vi sia il consenso dei genitori [1]. Devono quindi essere i genitori stessi ad attivare il profilo a proprio nome, a firmare le varie liberatorie e l’informativa sulla privacy per poi decidere se e quando consentire al figlio piccolo di usufruire della piattaforma.

Cosa diversa vale dopo i 14 anni. Da questo momento in poi, la nostra legge autorizza i minorenni a gestire un account social a proprio piacimento senza che i genitori possano impedirglielo. Chiaramente, nell’ottica del fine educativo che investe padre e madre dalla nascita fino alla maggiore età del figlio, sono possibili eventuali divieti.

Si pone però un ulteriore dubbio: il genitore può postare, sul proprio profilo, le foto del figlio senza il consenso di quest’ultimo o dell’altro genitore? Il problema si pone prevalentemente per le coppie separate o che hanno divorziato, dove i conflitti – anche per le questioni più futili – sono all’ordine del giorno. Insomma, per le foto dei figli sui social chi decide? 

La giurisprudenza ha fornito una serie di chiarimenti che possiamo riassumere qui di seguito. Spiegheremo quindi a chi spetta l’ultima parola se i genitori litigano. Ma procediamo con ordine. 

Se i genitori litigano, chi decide sulle foto del figlio online?

Tutte le volte in cui i genitori litigano in merito a una scelta da assumere nei confronti del proprio figlio, è il giudice che decide quale delle due soluzioni è la più conveniente per il minorenne. Quindi, nello stallo decisionale, tanto il padre quanto la madre possono rivolgersi al tribunale affinché stabilisca quale delle due posizioni è più conforme agli interessi del figlio. Lo dice l’articolo 316 del Codice civile: «In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei».

Il giudice, sentiti i genitori e disposto l’ascolto del figlio minore che ha compiuto i 12 anni e anche di età inferiore se capace di discernimento, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell’interesse del figlio e dell’unità familiare.

Se il contrasto permane il giudice attribuisce il potere di decisione a quello del genitore che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l’interesse del figlio.

Il giudice non fornisce quindi una terza soluzione ma adotta quella che ritiene migliore tra quelle prospettategli. 

Secondo una recente sentenza del tribunale di Chieti [2], se i genitori litigano per le fotografie del figlio minorenne da pubblicare sui social network a decidere sarà proprio quest’ultimo. Il giudice ha così affidato al figlio di 17 anni la possibilità di negare il consenso a mamma e papà per la pubblicazione delle proprie fotografie online.

In buona sostanza, nell’obbligo – previsto per legge – di sentire il minore prima di prendere una decisione, il tribunale può dare massimo rilievo alla volontà del figlio in quanto diretto interessato. 

Minorenni da 14 e 17 anni

Secondo la Cassazione si può parlare di “grandi minori” con riferimento ai ragazzi che hanno raggiunto i 16 anni e in alcuni casi 14. Hanno maggiori possibilità di decidere e orientare le proprie scelte di vita, come il percorso di studi o delle proprie aspirazioni. Possono, ad esempio, interrompere il percorso scolastico, stante la cessazione dell’obbligo, svolgere attività lavorativa, contrarre matrimonio (a determinate condizioni), riconoscere figli, prestare il consenso al riconoscimento del genitore, accedere all’interruzione di gravidanza.

Sempre a 14 anni i figli sono responsabili dei reati commessi e, pertanto, da quell’età scatta un maggior potere di escludere i genitori dalla propria vita social.

Questo significa che dopo i 14 anni i genitori non possono neanche monitorare l’attività social dei figli e non possono controllare cosa fanno, né imporre le restrizioni con il parental control.

Genitori separati

Non sono poche le pronunce dei tribunali che condannano un genitore separato per aver pubblicato, sul social network, le foto del figlio senza il consenso dell’altro genitore. L’accordo deve essere sempre congiunto e, in assenza di intesa, come anticipato, l’ultima parola spetta al giudice (il quale, di norma, ordinerà la cancellazione dell’immagine in tutela della privacy del minorenne).   

Il tribunale di Livorno già nel 2013 aveva prescritto l’eliminazione delle foto della figlia minorenne dal profilo Facebook della madre e la disattivazione del profilo della figlia. Ancora, nel 2017 il tribunale di Mantova aveva ordinato a una madre di non inserire le foto dei figli e di rimuovere quelle già pubblicate.

Il tribunale di Roma [3] ha stabilito che il genitore che continua a pubblicare sui social network immagini e notizie relative alla vita privata del figlio, violando un precedente divieto posto dall’autorità giudiziaria, deve rimuovere le immagini e le notizie già pubblicate e astenersi dal farlo in futuro. In caso di inottemperanza, il giudice applicherà alla madre una sanzione di 10mila euro da versare al figlio, tramite il tutore e al marito.

Ed ancora, secondo il tribunale di Siracusa [4], il padre non può pubblicare senza l’autorizzazione della madre le fotografie dei figli minori sui social network e deve rimuovere quelle esistenti. Vanno condivise le considerazioni della madre sul diritto alla privacy del minore e sui pericoli legati alla gestione delle foto da parte di terzi. Sono aspetti che riguardano l’educazione dei figli: serve la concorde volontà dei genitori.


note

[1] Decreto legislativo 101/2018 che ha recepito in Italia il regolamento Ue 679/2016 (Gdpr) e che fissa a 14 anni la soglia minima per iscriversi a un social network senza il consenso dei genitori.

[2] Trib. Chieti, sent. n. 403/2020 del 21.07.2020.

[3] Trib. Roma, ordinanza del 23 dicembre 2017.

[4] Trib. Siracusa, sent. n. 397 del 28 febbraio 2018.


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