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Dove si producono i soldi in Italia

17 Agosto 2020
Dove si producono i soldi in Italia

Di chi è la competenza a realizzare banconote e monete nel nostro Paese? Vediamolo insieme.

Non fanno la felicità, fanno girare il mondo o stare a piedi caldi: musica leggera e proverbi hanno detto praticamente tutto sui soldi, coprendo ogni possibile scuola di pensiero. Raramente, ci fermiamo a riflettere su come nasce lo «sterco del diavolo». Piuttosto, ci interessa più spesso sapere com’è possibile che alcune persone possano avere tanto denaro a disposizione.

Insomma: ci soffermiamo più sulle fonti della ricchezza individuale che non sulla genesi di un oggetto del desiderio collettivo. Li diamo per scontati quando li abbiamo; al contrario, li bramiamo. Se però, stavolta, eccezionalmente, ti stai chiedendo dove si producono i soldi in Italia, sei nel posto giusto per saperlo, o almeno cercheremo di spiegartelo.

Chi stampa le banconote

La creazione dei «soldi di carta», i «bigliettoni» in sette tagli che conosciamo e utilizziamo nell’area euro dal primo gennaio 2002, compete alla Banca d’Italia. In particolare, la stampa delle banconote avviene in un edificio di proprietà della nostra banca centrale nazionale, che è il Centro Guido Carli, un palazzone al civico 417 di via Tuscolana esistente dagli anni Sessanta, che ospita il Servizio Fabbricazione Carte Valori della Banca d’Italia, anche noto come Servizio Banconote.

Per assolvere a questa funzione, vengono utilizzati macchinari all’avanguardia. Come si legge sul portale della Banca d’Italia, «la scelta di produrre banconote mediante un impianto industriale proprio – adottata dalla Banca d’Italia fin dal 1894 – privilegia la natura pubblica dell’attività stessa e garantisce all’utenza il soddisfacimento dei valori fondamentali di sicurezza, tracciabilità e qualità».

L’edificio, progettato dall’architetto Pierluigi Nervi, si estende per 110mila metri quadrati. Imponenti le misure di sicurezza all’interno, basti pensare che i fogli lavorati, che verranno poi suddivisi in banconote, vengono contati ogni giorno per verificare che corrispondano alle quantità stabilite e che, quindi, non ne manchi nessuna. Qui si compie l’intero ciclo produttivo, a livello nazionale.

Non tutte le banconote, però, vengono realizzate in questo stabilimento (nonostante esso sia in grado di produrre ogni tipo di taglio). Questo perché non è la Banca d’Italia a decidere quale e quanto denaro stampare (ne parleremo più avanti): sono accordi internazionali a stabilire, volta per volta, in un dato periodo, quali tagli possono essere prodotti dalle varie stamperie dei Paesi della zona euro. Le banconote prodotte qui, infatti, al pari di quelle realizzate negli altri Stati europei, sono destinate a circolare non solo in Italia ma in tutti i Paesi dell’area euro.

Come si producono le banconote

Sono fatte di puro cotone e non di carta, come si potrebbe pensare. La scelta della fibra di puro cotone 100% ricade sulla sua maggior resistenza, rispetto alla normale carta. I grandi fogli che arrivano allo stabilimento, e che poi dovranno essere ritagliati per dare vita ai nostri «bigliettoni», provengono da cartiere accreditate dalla Banca centrale europea. Presentano già la filigrana, il filo di sicurezza e l’ologramma, che le cartiere hanno provveduto ad applicare.

I fogli lavorati entrano nei macchinari di stampa che imprimono, nello stesso momento, su entrambe le facce del foglio, i disegni, i numeri e molti degli elementi illustrativi che troviamo sulle nostre banconote. In questo primo passaggio viene stampato lo sfondo della parte frontale della banconota e quasi tutto il retro. A questo punto, abbiamo dei maxi fogli con tante banconote quasi pronte, l’una affiancata all’altra, che vengono messi ad asciugare per dieci giorni.

Dopodiché, si passa alla serigrafia, cioè alla stampa del valore della banconota sulla banconota stessa, con un inchiostro cangiante che è un’altra di quelle peculiarità che permettono di distinguere soldi autentici da quelli falsi. L’inchiostro va di nuovo fatto asciugare per poi applicare la placca olografica che si trova nella parte frontale della banconota.

Poi, c’è l’ulteriore fase della calcografia, che permette di stampare quasi in rilievo alcuni elementi della banconota. I soldi vengono fatti asciugare ancora per poi inserire un numero di serie. Completata la stampa vengono controllate e poi tagliate.

Caratteristiche di una banconota autentica 

Una banconota vera è dotata di un complesso di caratteristiche di sicurezza ricorrenti, alla stregua di segni di riconoscimento, che servono per distinguerla dai falsi. Queste caratteristiche anticontraffazione sono:

  • gli elementi in rilievo, percepibili al tatto e derivati dal procedimento di stampa;
  • la filigrana, cioè la testa della giovane Europa visibile in controluce sulla parte sinistra del frontale, insieme al valore della banconota e a parte del suo disegno principale (per esempio, se parliamo di una banconota da 10 euro, vi troviamo disegnato un arco sia al centro, sia in controluce nella parte sinistra);
  • il valore della banconota in numeri cangianti, sempre nella parte sinistra della banconota, in basso, sotto ai disegni in controluce;
  • la striscia olografica, una banda argentata impressa sulla parte destra del frontale, che reca gli stessi disegni visibili in controluce: testa, valore, arco o altra illustrazione;
  • il filo di sicurezza, visibile in controluce da ambo i lati.

Se manca anche solo uno di questi elementi, la banconota che stiamo guardando/toccando/agitando non è autentica. Gli osservatori più accorti e gli addetti ai lavori riescono a distinguere una banconota vera da una falsa perfino dal rumore che fa quando viene agitata.

Chi decide quante e quali banconote stampare 

È la Banca centrale europea (Bce) a decidere quanto denaro stampare complessivamente in Europa, a opera degli stabilimenti delle varie banche nazionali. Queste ultime realizzano stime con previsioni sulla domanda di denaro nei singoli Stati. Anche la stessa Bce è titolata a emettere banconote, ma si calcola che la stragrande maggioranza provenga dalle stamperie dei Paesi europei (92%) e solo in misura esigua (8%) dalla Bce.

Per definire il sistema con cui la stampa delle banconote viene ripartita tra gli Stati dell’eurozona si parla di «pooling decentrato»: ogni stamperia ha una specie di «consegna», cioè le viene affidata una quantità precisa di banconote da stampare e uno specifico taglio (o anche più di uno).

Che fare in caso di banconote o monete danneggiate o false

È possibile sostituire banconote o monete danneggiate con soldi nuovi di pari valore. È la Banca d’Italia a farsi carico di questo servizio – ma anche alcune banche e uffici postali – destinato a chiunque abbia banconote strappate, sporche o macchiate e monete danneggiate. Basta rivolgersi a una filiale di Banca d’Italia e consegnare le banconote o monete che vogliamo sostituire.

La sostituzione delle banconote e monete danneggiate è resa possibile dalle scorte dell’Eurosistema: riserve di denaro che servono proprio a scopo di soddisfare la domanda.

Si procede anche al cambio, indipendentemente da un danneggiamento. Per esempio se vogliamo cambiare una banconota da 100 euro in monete possiamo farlo, sempre rivolgendoci alla Banca d’Italia, che resta il principale punto di riferimento anche nel caso in cui sospettiamo di essere in possesso di banconote o monete false.

Se ne abbiamo la certezza dobbiamo andare a sporgere denuncia: è un obbligo imposto dalla legge [1], men che meno possiamo usare la banconota falsa per comprare qualcosa perché si rischia di commettere i reati di spendita di banconote o monete false [2]. Se poi fiutiamo subito che qualcuno ci sta dando una banconota falsa, dobbiamo evitare di accettarla perché, come vedremo tra poco, non ci verrebbe rimborsata.

Se, invece, non siamo sicuri che la nostra moneta/banconota sia falsa, possiamo sottoporla a una filiale di Banca d’Italia – o anche portarla a una banca o a un ufficio postale che farà questo per noi – per le verifiche del caso. Se immediate, vengono fatte direttamente in filiale, oppure la banconota viene ritirata – al cittadino viene consegnato un verbale di ritiro – e fatta controllare accuratamente dal Centro nazionale di analisi (Cna) delle falsificazioni, che ha sede a Roma, presso la sede di Banca d’Italia.

Se la banconota è falsa il cittadino non ha diritto ad alcun rimborso, dal momento che era come se non avesse quei soldi. In caso contrario, la banconota ritirata non gli viene restituita, ma riceve un vaglia o un bonifico dell’importo dello stesso valore.

Chi conia le monete

Mentre abbiamo visto come il processo di emissione delle banconote sia guidato dalla Bce e delegato alle banche centrali nazionali, la competenza del conio delle monete spetta per intero ai singoli Stati, attraverso il ministero dell’Economia.

Il processo di conio è eseguito materialmente dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, a Roma. Una faccia della moneta comune a tutti gli Stati dell’eurozona, l’altra varia a seconda del Paese che l’ha prodotta. Le singole nazioni hanno scelto liberamente il disegno. L’unico obbligo era che fossero presenti le 12 stelle della bandiera europea.

Da noi, come spiega sempre la Banca d’Italia dal suo sito, «la selezione delle immagini da riprodurre sulle monete in euro è stata effettuata in via preliminare da una commissione tecnico-artistica nazionale e si è conclusa attraverso il voto dei cittadini nel corso di una trasmissione televisiva. Ogni moneta presenta un diverso simbolo, scelto fra i più celebri capolavori italiani».

Come si producono le monete 

Mentre la falsificazione delle banconote è un fenomeno piuttosto diffuso e ricorrente, meno facile è produrre moneta contraffatta. Questo proprio in ragione delle particolari tecniche di realizzazione dei nostri spiccioli.

Le monete da uno e due euro vengono create attraverso un processo molto sofisticato, chiamato composizione a strati bimetallica, per conferire loro particolari proprietà magnetiche. Anche le monete in tagli più piccoli sono realizzate con una lega particolare, difficile da fondere e falsificare.

Il procedimento di fabbricazione, per quanto sofisticato nei materiali e difficilmente riproducibile, è abbastanza intuitivo: la moneta viene posizionata tra due macchinari (il cosiddetto «conio») che imprimono le immagini caratteristiche sulle due facciate. Anche il bordo viene lavorato attraverso un altro tipo di conio che ne incide lo spessore disegnando come delle piccole scanalature.

Perché è ingenuo pensare di stampare moneta per combattere il debito pubblico

A volte si pensa, in modo un po’ da sprovveduti, che stampare banconote e monete a volontà potrebbe aiutarci a rientrare dal nostro debito pubblico. Sbagliato: questo metterebbe in moto un processo di inflazione che farebbe perdere valore alla nostra moneta.

Uno dei compiti della Bce è proprio quello di monitorare i livelli di inflazione, controllando che i prezzi restino stabili. Anche per questo sempre sulla Bce ricade la responsabilità di fissare la quantità massima di banconote che i Paesi dell’eurozona possono emettere, come anche l’approvazione del volume di monete singolarmente coniate a livello nazionale.


note

[1] Art. 694 c.p.;

[2] Artt. 455 e 457 c.p..


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2 Commenti

  1. Interessante…anche se la produzione di moneta e banconota dovrebbe essere propria dello Stato interessato. Con l’avvento della Ce e po UE i sistemi legali, almeno in Italia, funzionano meno…basta vedere i sistemi pensionistici…una totale mancanza di serietà.
    Francamente non sembra sia il procedimento più indicato anche se probabilmente i vari problemai di oggi non permettono un controllo nazionale elevato.

    Grazie…

    un motto. Fede, mele, carne, malva…un pò di vino…una preghiera…diritto e un pò di sana scienza…competenza ed esperienza…

    che sia fatta una Volontà oltre umanità…e che siano accompagnate le buone Volontà…a cui và un grazie particolare

  2. Buongiorno Signori.
    Cosa vuol dire “Sono fatte di puro cotone e non di carta”? Le banconote sono fatte di carta di puro cotone e non di carta ottenuta da cellulosa di legno. Se fossero fatte di cotone resisterebbero ben poco.
    Giusto per la correttezza.
    Grazie per l’attenzione
    F.Mariani

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