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Coronavirus: ci sarà un nuovo lockdown?

17 Agosto 2020 | Autore:
Coronavirus: ci sarà un nuovo lockdown?

Quali sono le possibilità di una chiusura totale in autunno? Le opinioni degli esperti a confronto: c’è preoccupazione ma domina la fiducia.

L’ordinanza che da oggi impone di nuovo l’obbligo di mascherine all’aperto – ma solo dalle 18 alle 06 – e chiude discoteche e sale da ballo in tutta Italia è arrivata inaspettata: ci eravamo abituati a una riapertura graduale e progressiva, che ora invece ha subìto una improvvisa battuta d’arresto.

Dopo gli allentamenti delle restrizioni e le progressive riprese delle attività commerciali e sociali avvenute negli scorsi mesi, ora questa inversione di tendenza fa preoccupare e porta molti a chiedersi (al di là delle facili battute su un virus che agisce a fasce orarie, cioè solo la sera e la notte) se ci sarà un nuovo lockdown nel prossimo autunno o inverno.

Il Governo ha già considerato l’aumento dei contagi che si sta registrando in questi giorni (i nuovi casi superano i 500 al giorno) e ha pronto un piano per la seconda ondata, che non esclude il ritorno al lockdown se dovesse realizzarsi lo scenario più grave, quello della trasmissione incontrollata del virus.

Gli esperti ed i politici, però, attualmente sono unanimi nell’escludere questa eventualità e oggi numerose voci arrivano a ribadirlo, sia pure con alcuni distinguo.

«Niente panico: la probabilità di un nuovo lockdown è vicina allo zero», afferma oggi il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, in un’intervista al Fatto Quotidiano, spiegando così la decisione di chiudere le discoteche e sale da ballo: «È stata fatta una scelta che risponde al principio di massima precauzione, perché in quegli ambienti rispettare le regole è quasi impossibile. Ce li vede i giovani a ballare a due metri di distanza o con la mascherina addosso?».

Sileri ribadisce: «Non dobbiamo preoccuparci, rispetto ad altri Paesi abbiamo numeri del tutto accettabili. I ricoverati in terapia intensiva sono pochi, i decessi contenuti. Abbiamo tenuto chiuso a lungo, abbiamo aperto in modo graduale e prudente, e ne raccogliamo i frutti. Non bisogna abbassare la guardia, però, perché i prossimi mesi saranno decisivi».

Anche il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia, stempera i toni e si dichiara fiducioso: «Un lockdown come marzo o aprile sarebbe impensabile, non ce lo possiamo permettere», dice in un’intervista al quotidiano ‘Libero‘. Ma avverte: «Se la situazione dovesse peggiorare ci potrebbero essere chiusure settoriali, di singoli comparti economici. D’altronde anche la ripartenza è stata a fasi. Ma non escludo neppure chiusure di singole zone, se dovessero scoppiare focolai allarmanti».

Arriva anche il parere del Comitato tecnico-scientifico sull’emergenza Covid, che assiste il Governo sulle decisioni da adottare (come dimostrano i verbali della Fase 1, ora pubblicati): il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, sottolinea, in un’intervista al Giornale, che «l’emergenza non è finita: se crescono ancora i contagi, diventa rischiosa anche la riapertura delle scuole».

Alla domanda specifica se prevede altre drastiche chiusure, Miozzo risponde così: «Sono certo la crisi non arriverà mai ad un lockdown totale, ma se i numeri peggiorano potrebbero essere necessarie chiusure territoriali locali, come del resto accade in altre parti d’Europa».

Quindi, le discoteche chiuse ed il ritorno delle mascherine in piazza non vanno intesi come un’anticamera di un prossimo lockdown generalizzato. Tutto dipenderà, però, dai comportamenti sociali e dall’arrivo del vaccino.

«Il vaccino contro il Covid arriverà solo l’anno prossimo e, mentre lo aspettiamo, dobbiamo mettere al bando comportamenti imbecilli e atteggiamenti irresponsabili», ammonisce Miozzo. «Bisogna stare attenti ed avere pazienza ancora per qualche mese. I tempi di produzione del vaccino sono lunghi, non sarà disponibile prima dell’inizio dell’anno prossimo e non si sa quante dosi arriveranno né a chi saranno destinate», conclude.

Insomma, tutti concordano sul fatto che vada innalzato il livello di attenzione pur senza allarmismi: «Si è abbassata l’età media delle persone che si infettano perché sono i più giovani che si espongono al virus», dice all’Adnkronos Salute l’infettivologo Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano. Per l’esperto «è chiaro che la situazione è ancora arginabile. Bisogna avere la volontà e la capacità di farlo».



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