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Leggendo Eco, il Covid non lo cura nemmeno il vaccino

17 Agosto 2020 | Autore:
Leggendo Eco, il Covid non lo cura nemmeno il vaccino

Il lassismo sociale e politico sui contagi richiama alcuni pensieri dello scrittore: «Di fronte alla propria pochezza si tende a individuare un colpevole».

«Poiché nessuno pensa che le sue sventure possano essere attribuite a una sua pochezza, ecco che dovrà individuare un colpevole». Mai nessuno è riuscito a descrivere in così poche parole l’immagine politica e sociale che l’Italia mostra di sé in questi giorni. Torna di attualità, ai tempi del Covid, il pensiero di Umberto Eco, lo scrittore piemontese (ma anche semiologo, filosofo, traduttore, accademico, bibliofilo, medievista, saggista e intellettuale) scomparso nel 2016.

Inutile chiedersi che cosa avrebbe detto oggi a chi cerca di scrollarsi di dosso ogni responsabilità sulla diffusione del male del secolo, di questo coronavirus che sta annientando Oriente e Occidente (Est ed Ovest si trovano a seconda di come si guardi il mappamondo). Ai poveri cristi che danzano in una discoteca croata giurando al microfono del Tg1 che «non esiste più il Coviddi». Ai cosiddetti «onorevoli» che, nel tentativo di difendere la razza italiana, riempiono ai concittadini la testa di pensieri poco onorevoli aizzandoli contro i migranti, «i veri colpevoli dei contagi». Salvo, poi, essere smentiti dai numeri secondo cui il virus ce lo stanno riportando non i disperati (massimo il 5%) ma i ragazzotti che vanno al mare all’estero, sulle coste del Mediterraneo o gli italiani che non rispettano le regole nella nostra terra (fino al 40%). «Il nemico è l’amico dei popoli. Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria», scriveva Eco.

L’odio è la vera passione primordiale. È l’amore che è una situazione anomala, sosteneva ancora lo scrittore. Proprio per questo, il Covid non verrà risolto nemmeno da un vaccino, se prima non viene inventato un siero da iniettare nella testa dei cittadini del mondo. Un farmaco in grado di mutare l’egoismo del divertimento fine a se stesso in generosità verso la propria persona e in solidarietà verso gli altri. Di guarire chi, accecato dall’assembrato e confuso svago di oggi, non riesce a vedere la prospettiva di futuro che attende lui e che meriterebbe l’Italia. La stessa Italia a cui inneggiavano a marzo sui balconi, abbracciati al Tricolore, battendo le mani agli eroi oggi già dimenticati e minacciati da una nuova ondata di sudore e sacrificio sotto le maschere e le tute anti-Covid, nelle corsie delle terapie intensive. Dove in questo torrido agosto del «liberi tutti» e del «niente mascherine», dei falò in spiaggia e delle feste come se niente fosse, molti ventenni si pentono dell’atteggiamento avuto. Si pentono perché, citando ancora Eco, «stare al mondo in modo dignitoso vuol dire correggere giorno per giorno il proprio oroscopo». Sempre che le stelle ce ne diano il tempo di farlo.

E forse quel tempo l’abbiamo ancora a disposizione. A patto che, anziché individuare il colpevole delle nostre pochezze, si faccia il possibile per arrivare al mea culpa che porti al senso di responsabilità. Si pensi a non compromettere il riavvio della scuola pur di privilegiare quattro salti nella rovente padella della pista da ballo estiva o della spiaggia. Si dia la concreta dimostrazione del pensiero del bene comune. Si dia un senso vero a quelle frasi, urlate ad un vento che le ha portate via troppo presto: «Uniti ce la faremo», «andrà tutto bene».

Si smetta di vedere nel nemico l’amico dei popoli, come diceva Umberto Eco. Che, quasi fosse un visionario, forse avvertendo la sete di populismo di chi oggi spara addosso agli altri per giustificare la mancata voglia di seguire le regole, aggiungeva: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». Viene da pensare che nemmeno il vaccino ci salverà dal Covid se, come scriveva Eco ne Il nome della Rosa, «non tutte le verità sono per tutte le orecchie».



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