Pensioni: Opzione donna si avvia alla scadenza

17 Agosto 2020 | Autore:
Pensioni: Opzione donna si avvia alla scadenza

L’attuale misura termina il 31 dicembre; ma ci sono possibilità di proroga al 2021 di questa e delle altre forme di anticipo pensionistico, come l’Ape sociale.

Opzione donna, la misura di anticipo pensionistico per le lavoratrici, si avvia alla scadenza: cesserà il 31 dicembre di quest’anno.

Forse non sarà prorogata, come era avvenuto in passato; ne è convinto l’esperto di previdenza Giuliano Cazzola, anche se altre fonti parlano della possibilità di proroga nella prossima legge di Bilancio 2021 che dovrà essere varata dal Governo entro ottobre.

Ad oggi, possono pensionarsi con Opzione donna le lavoratrici dipendenti che hanno raggiunto 35 anni di contributi e compiuto 58 anni di età entro il 31 dicembre 2019, mentre le lavoratrici autonome, entro la stessa data, devono aver compiuto almeno 59 anni di età, con la medesima anzianità contributiva di 35 anni.

La proroga consentirebbe l’accesso alle dipendenti e autonome che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2020: dunque le dipendenti nate entro il 1962 e le autonome nate entro il 1961.

«Attualmente l’Opzione donna è esercitabile – dettaglia Cazzola all’agenzia stampa Adnkronos – se si accetta il calcolo della pensione con il metodo integralmente contributivo, metodo che, come è noto, comporta penalizzazioni tanto maggiori quanto più sono gli anni di anticipo rispetto al requisito anagrafico di legge».

Questo inconveniente è uno dei motivi dello scarso appeal di questa forma di uscita anticipata dal lavoro, analogamente ai meccanismi di pensionamento similari come Quota 100 e Ape sociale (ne abbiamo parlato recentemente nell’articolo perché Quota 100 non piace più).

Cazzola riscontra una tendenza in calo per Opzione donna: «nell’anno 2019 sono pervenute circa 26.700 domande, in calo del 3,2% rispetto al 2018 (erano 26.674): di queste ne sono state accolte circa 19.200. Tra le domande accolte, il 28% è stato inoltrato da donne con 35 anni di contribuzione. Nell’ambito delle domande pervenute, il 18,4% è stato respinto, mentre il 9,3% risulta giacente. Al 22 gennaio 2020, risultano accolte 19.290 domande, pari all’85% delle domande riferite a donne che chiedono il pensionamento in fondi della gestione privata», riporta l’esperto.

Inoltre, Cazzola rileva che dal Rendiconto sociale Inps 2018, emanato nel novembre 2019, «risulta che il 53,3% delle domande di Opzione donna accolte è riferito a donne in situazioni di difficoltà lavorativa (disoccupate, cassa integrate): il 34,4% delle pensioni liquidate al 30 aprile 2019 -osserva- riguarda lavoratrici senza alcun reddito».

Ora, il destino di Opzione donna sarà stabilito nel “pacchetto previdenza” contenuto nella prossima manovra finanziaria e dovrebbe essere il medesimo dell’Ape sociale, un’indennità che “accompagna” alla pensione di vecchiaia i lavoratori e lavoratrici con un’età minima di 63 anni e un minimo di 30 anni di contributi, se disoccupati di lungo corso, invalidi dal 74% oppure caregiver.

Qui, però, si prevede un’incremento dell’età pensionabile minima di vecchiaia, che potrebbe essere aumentato, a partire dal 2023, rispetto agli attuali 67 anni, ma ancora non si conoscono i dettagli. Leggi anche gli articoli: novità pensioni 2020 per conoscere la situazione valida fino al 31 dicembre di quest’anno e proroga Ape sociale e Opzione donna per le possibilità di estensione al 2021.



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