Liste d’attesa in ospedale: così verranno ridotte

18 Agosto 2020 | Autore:
Liste d’attesa in ospedale: così verranno ridotte

Il piano del Governo per far fronte agli arretrati dovuti dal coronavirus: straordinari, nuove assunzioni e ricorso a specializzandi.

Il Governo si propone di dare un’accelerata al piano per ridurre le liste di attesa, dopo mesi di sovraccarico negli ospedali e nelle strutture sanitarie in generale a causa dell’emergenza sanitaria coronavirus. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, pensa di utilizzare così i quasi 480 milioni di euro stanziati dal decreto Agosto per recuperare il lavoro arretrato che riguarda ricoveri, visite, esami e le altre prestazioni ordinarie rimaste ferme durante il lockdown.

Un arretrato che, in base ai calcoli del Ministero, fa impressione: ci sarebbero quasi 310mila ricoveri «congelati», di cui 240mila per una prestazione chirurgica, ai quali aggiungere visite ed esami rimasti in sospeso: di norma, vengono effettuati ogni anno nelle strutture pubbliche circa 8 milioni di accertamenti diagnostici ed altrettante visite mediche. Facile pensare, dunque, ad una lista d’attesa chilometrica.

Per far fronte a questa mole di lavoro, il decreto Agosto mette a disposizione alcune risorse, ma ne toglie una che poteva rivelarsi un grande aiuto per la sanità pubblica, ovvero la possibilità di ricevere alcune prestazioni nelle strutture private: l’ipotesi era stata vagliata nel testo originale del decreto, ma poi è stata scartata.

Largo, dunque, al permesso concesso alle Regioni per finanziare di più gli straordinari di medici e infermieri, attraverso la libera professione intramoenia, cioè all’interno della struttura pubblica. Si pensa, infatti, di allungare gli orari per consentire di effettuare delle prestazioni anche nel weekend. E poi: via libera alle assunzioni a tempo determinato e al ricorso agli specializzandi all’ultimo anno, a cui verranno affidati i referti. Il tutto fino al 31 dicembre 2020.

Ricorrere alla libera professione intramoenia, però, significa più soldi: dirigenti medici, sanitari e veterinari e professionisti del settore dipendenti del Servizio sanitario vedranno aumentare la loro tariffa per gli straordinari da 60 a 80 euro, con l’esclusione dei servizi di guardia. Per le prestazioni aggiuntive del comparto sanità, la tariffa oraria aumenterà a 50 euro.

Le Regioni avranno la facoltà anche di aumentare il monte ore dell’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata.



1 Commento

  1. Poveri illusi (e illuso anche il redattore dell’articolo)! Credono, come sempre e d’accordo coi sindacati affamati di soldi, che basti dare qualche spicciolo in più e, come d’incanto, si risolva il problema (annoso e solo un pò aggravato dalla COVID, soprattutto nel centro-sud e in particolare nel Lazio) delle liste d’attesa: serve solo ai politici per scaricarsi la coscienza e per sbandierare, ai fini del consenso idiota, che “hanno fatto qualcosa”.
    Come ho scritto più volte in diverse sedi, il problema delle LdA si risolve in primis facendo lavorare chi già fa parte del SSN e del SSR (medici e non medici) e solo in secundis ripristinando il personale andato in quiescenza o deceduto e mai sostituito. Basterebbe guardare e scimmiottare le strutture private, convenzionate e non, ma questo fa orrore al nostro governo marxista-leninista, che, anzi, le strutture private vorrebbe abolirle, nonostante “producano” una sanità migliore a prezzi inferiori (orrore!!..ma anche vergogna, dico io).
    Solo due esempi ex multis.
    1 – Per eseguire una gastroscopia o una colonscopia standard in assenza di rare complicanze, ci vogliono, rispettivamente, non più di 15 e 25-30 minuti: perchè, allora, le ASL del Lazio danno appuntamenti, rispettivamente, ogni 30-45 e ogni 60-90 minuti, riuscendo a fare 10-12 esami in 12 ore, quando una struttura privata ne fa 15-16 in 8 ore? Infatti gli endoscopisti della mia ASL passano più tempo al bar che in sala endoscopica.
    2 – Una recente ricerca ha certificato che in Italia abbiamo una delle più alte concentrazioni europee di apparecchi per TAC e RMN: come mai, allora, per fare uno di questi esami in convenzione occorrono anni? Semplice: gli apparecchi in dotazione al SSN, almeno nel Lazio, lavorano al massimo, quando va bene, otto ore al giorno tra ricoverati ed esterni (nella mia ASL, addirittura, con 3 radiologi e 4 tecnici, lavorano solo al mattino e solo per ricoverati e per urgenze; risultato: un apparecchio TAC fa tre-cinque esami al giorno; oltretutto, macchine di questo genere vanno in obsolescenza cronologica, indipendentemente da quanto hanno lavorato. Sic!), laddove, nelle strutture private e in molte ASL del nord, lavorano h24. Inoltre, quando si guasta una macchina del SSN, resta ferma per mesi in attesa della riparazione. Qui mi fermo per carità di Patria.

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