Lavoratore positivo al Covid: quando può essere licenziato

18 Agosto 2020 | Autore:
Lavoratore positivo al Covid: quando può essere licenziato

Il dipendente che non comunica al datore di aver contratto l’infezione può essere licenziato in tronco per giusta causa.

Sta arrivando il momento del rientro dalle ferie estive; riprendi il lavoro insieme ai tuoi colleghi ma hai la preoccupazione che qualcuno possa aver contratto il Coronavirus durante le vacanze.

Sai soltanto che è stato in Paesi o posti a rischio, ma non conosci quali precauzioni abbia adottato e se si sia sottoposto a test diagnostici. Temi, però, che non abbia fatto nulla. Ora sei in allarme per un colpo di tosse o uno starnuto. Cosa fare in questi casi?

Gli obblighi anti-Covid del datore di lavoro

Il datore di lavoro è tenuto a garantire la sicurezza e salute sui luoghi di lavoro ed ora, con le normative anti-Covid, ha l’obbligo di rispettare i protocolli allegati al Dpcm vigente previsti per la specifica attività aziendale (fabbrica, attività commerciale, ufficio), che prevedono, ad esempio, il rigoroso mantenimento del distanziamento interpersonale minimo durante tutte le fasi di lavorazione e di permanenza nei locali dell’impresa e la possibilità di misurazione della temperatura corporea dei dipendenti all’ingresso.

Ma il datore di lavoro non può effettuare test sierologici o altri esami diagnostici sulla persona del lavoratore (può richiederli e offrirglieli, ma non costringerlo a farli) e neppure chiedergli dove è stato in vacanza: queste ingerenze nella riservatezza personale sono vietate dalla normativa sulla privacy. Neppure il medico competente, se presente in azienda, può comunicare al datore di lavoro le specifiche patologie di cui sono affetti i lavoratori.

I doveri anti-Covid del cittadino lavoratore

Così tutto è affidato al buon senso civico del lavoratore, che però come cittadino, prima ancora che come dipendente, è tenuto a rispettare tutte le norme anti-Covid vigenti.

Ad esempio, se fa rientro da uno dei quattro Stati considerati attualmente a rischio (Spagna, Grecia, Croazia e Malta) deve sottoporsi obbligatoriamente a tampone e nell’attesa dell’esame, fino alla comunicazione dell’esito negativo, dovrà permanere in isolamento domiciliare mentre chi proviene da Romania e Bulgaria deve porsi in quarantena per 14 giorni. Per i dettagli leggi la nuova ordinanza ministeriale sui rientri.

C’è anche l’obbligo generale di restare a casa – e dunque non andare al lavoro – per chi ha febbre oltre i 37,5 C°, contattando il proprio medico curante.

Esiste poi un preciso dovere di comunicare al datore di lavoro qualsiasi condizione di pericolo, tra cui l’insorgenza della febbre o la manifestazione di sintomi influenzali durante il turno in azienda, la provenienza da zone considerate a rischio e i contatti con persone risultate positive al virus nei 14 giorni precedenti.

Questo dovere relativo alle infezioni da Covid-19 si innesta sul generale obbligo, previsto a carico di ogni lavoratore dipendente, di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro [1].

Il licenziamento per giusta causa

Il licenziamento per giusta causa avviene in tronco, e senza preavviso, per violazioni talmente gravi che non consentono la prosecuzione del rapporto.

Aver contratto l’infezione di Covid-19 senza comunicarlo al datore di lavoro è un comportamento colpevole, che mette a rischio la salute dei colleghi ed integra un illecito disciplinare in quanto viola i principi di correttezza e buona fede. Questa condotta è grave e consente il licenziamento per giusta causa.

Licenziamento di lavoratore positivo al Covid

«Se un lavoratore, che prima di tutto è un cittadino, non rispetta le normative in vigore e non adotta tutte le precauzioni del caso, mettendo così in pericolo i propri colleghi, potrebbe anche essere licenziato per giusta causa», dice il giuslavorista Pasquale Staropoli in un’intervista a Il Fatto Quotidiano di oggi.

Al contrario – prosegue l’esperto – «la tempestiva comunicazione del contagio al rientro dalle ferie, se si rispetta il principio di correttezza e buona fede, non è invece di per sé motivo di giustificatezza del licenziamento».

Infatti il lavoratore è tenuto a collaborare con il datore per non danneggiarlo e per cooperare al buon andamento dell’attività; tra questi comportamenti rientrano anche i doveri di informazione su circostanze essenziali, come la notizia della sua positività al Covid che, se non comunicata, potrebbe mettere a repentaglio la salute degli altri dipendenti, oltre che l’attività aziendale, che si troverebbe a rischio chiusura se il lavoratore infetto non venisse tempestivamente  isolato.

Cosa fare se si scopre di essere positivi

Quindi cosa deve fare il lavoratore che accusa sintomi oppure si è sottoposto a test sierologico o tampone scoprendo di aver contratto l’infezione e di essere quindi positivo al Covid, anche se asintomatico? «Se si scopre di essere positivi, la notizia va comunicata al più presto anche al proprio capo, mettendosi in malattia per evitare possibili responsabilità personali», avverte Staropoli.

In sintesi, tra i doveri del lavoratore rientra quello di comunicare tempestivamente al datore la propria positività al Covid-19, isolandosi subito ed evitando ogni comportamento che possa mettere a repentaglio la salute di chi frequenta i luoghi di lavoro. Chi si sottrae a questi obblighi può essere licenziato.

Per approfondire la normativa sui contagi Covid sul lavoro leggi anche gli articoli:


note

[1] Art. 20 del D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81.


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