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I tuoi dati nel web: quando chiedere diritto all’oblio

21 Ottobre 2020 | Autore:
I tuoi dati nel web: quando chiedere diritto all’oblio

Cancellazione e deindicizzazione dei dati personali in internet: come tutelare la propria privacy e a chi fare reclamo.

Ciò che viene diffuso in internet può raggiungere chiunque, ovunque si trovi. Tutto il mondo, con pochi click, può accedere alle informazioni presenti in rete, anche a quelle che, magari, sono state pubblicate senza consenso. Internet può essere incredibilmente utile quando ci si voglia pubblicizzare; il problema è che, a volte, la fuga di notizie in rete può danneggiare colui che tiene alla propria privacy. Anche lo sviluppo del giornalismo online ha favorito a rendere praticamente di dominio pubblico circostanze che, al contrario, sarebbero dovute rimanere riservate. È qui che entra in gioco il diritto all’oblio previsto dalla giurisprudenza e dalla legge.

Immettere nel web un’informazione è un po’ come squarciare un cuscino e diffondere nel vento le sue piume: è praticamente impossibile rimediare al danno. In realtà, da un po’ di tempo sia i giudici che la legge hanno messo a disposizione della persona la cui privacy sia stata violata uno strumento molto utile per riparare la lesione subita. Si tratta appunto del diritto all’oblio, il quale permette di ottenere la cancellazione dei dati personali nel web ovvero, quando ciò non è possibile, la loro “deindicizzazione” dalla rete, che in pratica significa che quelle informazioni, pur essendo ancora presenti sul web, non possono più essere trovate. Approfondiamo questo argomento.

Diritto all’oblio: cos’è?

Il diritto all’oblio è il diritto che ciascuno ha di chiedere la cancellazione dei propri dati da internet. Poiché ciò non è sempre possibile, in alternativa alla cancellazione è possibile chiedere che i propri dati, pur non eliminati, non siano comunque più rintracciabili: si parla in tal caso di deindicizzazione.

Si badi che la deindicizzazione non equivale all’eliminazione della notizia, del dato o del contenuto multimediale pregiudizievole dell’interessato a cui quelle informazioni si riferiscono. Il risultato che si ottiene è comunque notevole, in quanto il motore di ricerca impedirà che le pagine dei siti contenenti le informazioni per cui si è invocato il diritto all’oblio compaiano all’utente.

Diritto all’oblio: a chi si chiede?

L’esercizio del diritto all’oblio può essere chiesto a due destinatari differenti:

  • se si tratta di cancellazione dei propri dati personali, allora la richiesta va fatta al titolare o al gestore del sito internet;
  • se, al contrario, si tratta di deindicizzare i propri dati, cosicché non siano più reperibili, allora la richiesta va inoltrata al motore di ricerca (ad esempio, a Google).

Diritto all’oblio: quando scatta?

Il diritto all’oblio, cioè il diritto a essere dimenticati mediante la cancellazione o la deindicizzazione dei propri dati nel web, scatta solamente nell’ipotesi in cui ci sia stata una violazione della privacy.

Non è possibile chiedere quando pare e piace la cancellazione dei propri dati apparsi in internet: se questi ci sono finiti legittimamente, magari perché si tratta di un personaggio pubblico oppure perché si è prestato il consenso, allora si potrà fare ben poco.

Per la precisione, secondo la legge [1], l’interessato ha il diritto di chiedere la cancellazione dei dati personali che lo riguardano e il titolare del trattamento ha l’obbligo di provvedere alla loro eliminazione in presenza di uno dei seguenti motivi:

  • i dati personali non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati;
  • l’interessato revoca il consenso su cui si basa il trattamento;
  • l’interessato si oppone al trattamento;
  • i dati personali sono stati trattati illecitamente;
  • i dati personali devono essere cancellati per adempiere un obbligo legale previsto dal diritto dell’Unione o dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento.

Diritto all’oblio: quando rivolgersi al tribunale o al Garante?

Qualora il sito o il motore di ricerca non voglia provvedere alla cancellazione o alla deindicizzazione dei dati personali, allora non resta che ricorrere all’autorità giudiziaria.

In pratica, quando il diritto all’oblio non può essere azionato “con le buone”, occorre rivolgersi al tribunale e chiedere una sentenza con cui si condanni il titolare del trattamento alla rimozione dei dati, oltre che a pagare l’eventuale risarcimento dei danni.

In alternativa al tribunale è possibile fare reclamo all’Autorità garante per la privacy chiedendo che emetta un provvedimento con cui si comanda al sito internet di eliminare i dati personali dal web, ovvero al motore di ricerca di impedire la visualizzazione di determinate pagine internet, pena l’irrogazione di una sanzione amministrativa.

Contro la decisione del Garante è possibile proporre opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria, con ricorso depositato, alternativamente, presso il tribunale del luogo ove risiede o ha sede il titolare del trattamento ovvero presso quello del luogo di residenza dell’interessato entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso ovvero di sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero.


note

[1] Art. 17 Regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27.04.2016 (Gdpr).

Autore immagine: Depositphotos.com


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