Diritto e Fisco | Articoli

Calcolo pensione con contributi esteri

21 Ottobre 2020 | Autore:
Calcolo pensione con contributi esteri

Trattamento pensionistico per chi ha svolto periodi di lavoro fuori dall’Italia: validità, calcolo, pro-rata, convenienza.

Hai svolto dei periodi di lavoro all’estero, in proprio o alle dipendenze di un datore di lavoro straniero? Se ti sono stati accreditati dei contributi presso un ente di previdenza obbligatoria di uno Stato estero, come la Cassa Svizzera di compensazione, devi sapere che possono essere utili per conseguire la pensione in Italia.

I contributi esteri possono infatti essere totalizzati, cioè sommati ai fini del diritto alla pensione, nell’ipotesi in cui il Paese appartenga all’Unione europea o sia convenzionato con l’Italia in materia di sicurezza sociale. Se i contributi, invece, non sono accreditati presso uno Stato europeo o convenzionato con l’Italia, puoi soltanto riscattarli, pagando però il relativo onere.

Ma come si possono utilizzare i contributi esteri per ottenere il trattamento pensionistico italiano? Facciamo il punto sulla pensione con contributi esteri: calcolo, quali contributi si possono totalizzare gratuitamente, come funziona la totalizzazione.

Devi innanzitutto sapere che, se utilizzi la contribuzione di uno Stato europeo o convenzionato, i contributi non vengono trasferiti in Italia (ciò avviene soltanto con la ricongiunzione), ma sono utilizzati per conseguire il diritto a un trattamento pensionistico nel nostro Paese.

È vero che in alcuni casi la pensione italiana può aumentare, per via dell’annessione dei contributi versati all’estero, ma può risultare anche ridotta per l’applicazione del pro-rata: in pratica, la pensione aumentata per l’inclusione dei periodi esteri deve essere ridotta in base alla proporzione tra i periodi accreditati in Italia e quelli accreditati al di fuori del nostro Paese. Ma procediamo con ordine.

Quali contributi esteri sono utili per la pensione?

In base al regolamento europeo [1] in materia di contribuzione accreditata in più Stati comunitari, possono essere sommati ai periodi accreditati in uno Stato dell’Unione europea ai fini della pensione i seguenti periodi accreditati in un altro Stato membro:

  • i periodi in cui è svolta un’attività lavorativa subordinata o autonoma;
  • i periodi di residenza coperti da contribuzione figurativa;
  • gli altri periodi coperti da contribuzione obbligatoria.

Nello specifico, i contributi sono totalizzati, cioè sommati, nella misura necessaria per conseguire la pensione, purché non coincidano temporalmente.

Perché lo Stato possa riconoscerli, i periodi devono essere almeno pari ad un anno. L’istituzione che effettua la totalizzazione internazionale deve comunque prendere in considerazione i periodi di contribuzione inferiori a un anno (ossia a 52 settimane) per accertare il diritto alla pensione richiesta e per il calcolo del suo importo, se non sorge il diritto ad alcuna prestazione economica nello Stato in cui i periodi sono stati accreditati.

La totalizzazione dei contributi accreditati all’estero incide quindi sul diritto alla pensione: in assenza di questo istituto, i lavoratori con significativi periodi di contribuzione obbligatoria accreditata all’estero non sarebbero tutelati.

La possibilità di totalizzare non si limita, poi, ai soli periodi coperti da contributi obbligatori accreditati presso gli Stati dell’Unione europea, ma si estende alla contribuzione obbligatoria accreditata presso i Paesi extraeuropei legati con l’Italia da convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale: le regole applicate, però, possono differire.

Quali sono i Paesi convenzionati con l’Italia?

Gli Stati extraeuropei convenzionati con l’Italia, la cui contribuzione può dunque essere totalizzata con quella italiana senza bisogno di ricorrere al riscatto oneroso, risultano i seguenti:

  • Argentina;
  • Australia;
  • Bosnia Erzegovina;
  • Brasile;
  • Canada/Quebec;
  • ex Jugoslavia;
  • Israele;
  • Jersey e Isole del Canale;
  • Macedonia;
  • Messico;
  • Principato di Monaco;
  • Capo Verde;
  • Repubblica di Corea;
  • Croazia;
  • San Marino;
  • Santa sede;
  • Tunisia;
  • Turchia;
  • USA;
  • Uruguay;
  • Venezuela.

Se non esiste alcuna convenzione di natura bilaterale stipulata tra lo Stato in cui è accreditata la contribuzione e l’Italia, il lavoratore può maturare la pensione in base solo in base alle regole vigenti nel Paese in questione. In alternativa, può richiedere il riscatto a pagamento dei periodi di lavoro o comunque contribuiti, per farli valere ai fini del diritto alla pensione in Italia.

Come sono utilizzati i contributi esteri per la pensione?

In quale modo i periodi coperti da contribuzione in un altro Stato europeo o convenzionato contribuiscono alla pensione in Italia?

Il regolamento europeo in materia [1], al riguardo, stabilisce che:

  • l’anzianità contributiva maturata presso ogni Stato membro è conservata dal lavoratore fino al raggiungimento del diritto alla pensione;
  • i contributi accreditati non sono trasferiti in un altro Paese, né restituiti al lavoratore una volta cessata l’assicurazione nello Stato europeo;
  • se il lavoratore, in uno Stato europeo, risulta assicurato per almeno un anno, una volta maturati i requisiti di età e contribuzione, per la liquidazione della pensione nello stesso Stato, ha diritto al riconoscimento della prestazione economica;
  • se il lavoratore non raggiunge autonomamente il diritto alla pensione presso un singolo Stato comunitario, può comunque ottenere il trattamento sommando tutti i periodi contribuiti (italiani ed esteri), attraverso la totalizzazione della contribuzione; i contributi restano nel Paese nel quale sono stati versati.

Adriano ha lavorato in Italia e in Francia; non riesce a raggiungere i requisiti contributivi per il diritto alla pensione in Italia utilizzando i soli contributi italiani: può raggiungere però il diritto a pensione totalizzando i periodi di assicurazione risultanti in Francia [2].

Se il lavoratore raggiunge il diritto ad autonoma pensione presso uno Stato europeo, può:

  • ottenere il trattamento senza ricorrere alla totalizzazione dei periodi di lavoro svolti all’estero, conservando però la possibilità di totalizzare ai fini del diritto al pensionamento in un altro Paese;
  • richiedere comunque la totalizzazione dei periodi esteri.

Conviene totalizzare i contributi esteri per la pensione?

Per chi si avvale della totalizzazione, l’importo della pensione è calcolato da ogni Stato in proporzione ai soli contributi accreditati presso le proprie gestioni previdenziali obbligatorie: il calcolo è effettuato secondo il sistema del cosiddetto pro-rata, ed in base alla normativa statale.

In pratica, generalmente la contribuzione estera non incrementa l’importo della pensione italiana, così come la contribuzione italiana non incrementa la pensione estera, in quanto il trattamento pensionistico viene riproporzionato in base al periodo contribuito nel Paese.

Luana consegue la pensione con 42 anni di contributi, di cui 30 accreditati in Italia e 12 in Germania. L’importo della pensione viene riproporzionato attraverso il pro-rata: l’assegno pensionistico italiano corrisponde infatti a 30/42 della pensione totale, ossia al 71,43%.

Come si calcola la pensione in Italia?

Ricordiamo che, presso le gestioni previdenziali amministrate dall’Inps, il sistema di calcolo della pensione che deve essere utilizzato è determinato in base all’anzianità contributiva, alla collocazione dei periodi da riscattare ed alla categoria di appartenenza del lavoratore (dipendente, libero professionista, etc.).

Per la generalità dei lavoratori iscritti alle gestioni Inps il sistema di calcolo si determina in questo modo:

Anzianità contributiva al 31 dicembre 1995Sistema di calcolo da utilizzare per i periodi sino al 31 dicembre 1995Sistema di calcolo da utilizzare per i periodi dal 1° gennaio 1996 al 31 dicembre 2011Sistema di calcolo da utilizzare per i periodi dal 1° gennaio 2012
Oltre 18 anniRetributivoRetributivoContributivo
Meno di 18 anniRetributivoContributivoContributivo
NessunaContributivoContributivoContributivo

Mentre il sistema retributivo si basa sulle ultime retribuzioni e sull’anzianità contributiva collocata in determinati periodi (sino al 31 dicembre 1992 per la quota A di trattamento, sino al 31 dicembre 1995 o al 31 dicembre 2011 per la quota B, in base ai contributi accreditati al lavoratore), il sistema contributivo si basa sull’ammontare dei versamenti accreditati e sull’età pensionabile.

Per approfondire, leggi: Guida al calcolo contributivo e Guida al calcolo retributivo.

Come funziona il calcolo pensione pro-rata?

Per quanto riguarda il calcolo dell’importo della pensione italiana in regime di totalizzazione internazionale, i passaggi da effettuare sono i seguenti [3]:

  • si devono sommare tutti i periodi contribuiti presso tutte le gestioni di previdenza obbligatoria degli Stati interessati dalla totalizzazione;
  • i periodi devono essere eventualmente ridotti entro l’anzianità contributiva massima prevista dal regime previdenziale applicato; ad esempio, presso Inps Fondo pensione lavoratori dipendenti non è possibile contare oltre 52 settimane all’anno;
  • si procede poi al calcolo della pensione, considerando il sistema di calcolo da applicare in base alla categoria di appartenenza ed al regime previdenziale dell’interessato (retributivo, misto, contributivo);
  • per il calcolo del pro-rata, l’ammontare teorico della pensione, determinato considerando anche i contributi esteri ai fini del diritto al trattamento, deve essere ridotto in modo proporzionale al rapporto tra la durata totale dei periodi di assicurazione accreditati in Italia e la durata totale dei periodi accreditati all’estero.

In pratica, il calcolo del pro-rata funziona in questo modo:

  • l’importo teorico della pensione in Italia è pari al trattamento cui l’interessato avrebbe diritto se tutti i periodi contribuiti presso gli altri Stati membri fossero maturati in Italia; se, comunque, l’importo teorico è indipendente dalla durata dei periodi maturati, è considerato come importo effettivo spettante;
  • se l’importo teorico cambia in base alla durata dei periodi contribuiti (è quanto accade, ad esempio, col calcolo retributivo della pensione), l’ente previdenziale deve determinare l’importo effettivo della pensione pro-rata, applicando all’importo teorico il rapporto tra la durata totale dei periodi dei periodi maturati prima del pensionamento e la durata dei periodi maturati in Italia;
  • se l’interessato raggiunge il diritto a pensione grazie ai contributi esteri, percepisce l’importo effettivo così calcolato;
  • se l’interessato non ha necessità dei contributi esteri per raggiungere il diritto a pensione, ha diritto a percepire dall’ente di previdenza l’importo più elevato tra:
    • quello calcolato utilizzando i contributi esteri e ridotto dal pro-rata;
    • e l’importo della pensione italiana calcolata senza totalizzare i contributi accreditati all’estero.

Un dipendente esce dal lavoro con 37 anni di servizio complessivo, di cui 3 anni e 6 mesi di contribuzione accreditata presso uno Stato europeo e 33 anni e 6 mesi di contribuzione accreditata in Italia. La pensione annua lorda, calcolata sui 37 anni complessivi, è pari a 25.450 euro. Per calcolare la pensione dovuta in Italia si deve riproporzionare questo importo per 402/444, in quanto 402 mesi corrispondono a 33 anni e 6 mesi e 444 mesi corrispondono a 37 anni. Il calcolo della pensione con applicazione del pro-rata sarà dunque pari a: 25.450 euro x 402/444 = 23.042,57 euro.

I contributi esteri aumentano la pensione?

Abbiamo osservato che la pensione italiana può essere incrementata dalla contribuzione estera, nei casi in cui il calcolo dell’importo dipenda dalla durata dei periodi maturati. Abbiamo però anche osservato che i contributi esteri non sono trasferiti in Italia con la totalizzazione.

I contributi esteri non possono, dunque, aumentare il montante contributivo, cioè la somma dei contributi accreditati e rivalutati nella posizione previdenziale dell’interessato. Le retribuzioni e i redditi conseguiti all’estero non possono nemmeno aumentare la retribuzione pensionabile italiana, cioè la retribuzione media utilizzata nel sistema di calcolo retributivo del trattamento.

L’Inps, a questo proposito, ha precisato che, per quanto riguarda la determinazione delle retribuzioni o dei redditi pensionabili, nonché per quanto concerne l’importo dei contributi utili alla pensione, si devono considerare unicamente le retribuzioni, i redditi e i contributi relativi ai periodi di assicurazione maturati in Italia [4].


note

[1] Regolamento CE n.883/2004.

[2] Inps messaggio n. 3563/ 2014.

[3] Inpdap circolare n.69/2002.

[4] Inps circolare 88/2010, punto 6.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube