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Violenza domestica: cosa fare

21 Ottobre 2020
Violenza domestica: cosa fare

La tutela della persona vittima di abusi fisici e verbali: dalla denuncia all’ammonimento del questore.

Ultimamente tu e tuo marito litigate più spesso del solito. Un giorno, però, è successo l’imprevedibile: ti ha strattonata e ti ha tirato una schiaffo talmente forte che sei andata a sbattere contro il muro. Tuo figlio di 8 anni ha visto tutto e, spaventato, ha cercato di fermare il padre, ma quest’ultimo ha picchiato anche lui. Ora, hai paura e non sai come comportarti.

In questo articolo ci occuperemo della violenza domestica: cosa fare e come tutelarsi. Purtroppo nel mondo sono sempre più numerosi i casi di abusi fisici e verbali tra le mura di casa. Le vittime sono soprattutto le donne e i bambini. La legge, tuttavia, offre una serie di strumenti per chiedere aiuto, come l’allontanamento da casa del responsabile oppure l’ammonimento del questore. Se anche tu hai subito violenza da un familiare, prenditi cinque minuti di tempo per proseguire nella lettura.

Violenza domestica: cos’è?

La violenza domestica è un abuso perpetrato nei confronti di una persona che fa parte del nucleo familiare. Tale condotta violenta può assumere varie forme (verbale, psicologica, sessuale o economica) ed è finalizzata ad esercitare un controllo sulla vittima, la quale subisce gravi conseguenze fisiche e psicologiche (ad esempio, depressione, ansia, bassa autostima, difficoltà del sonno, tachicardia, nervosismo, ecc.). Si tratta, quindi, di comportamenti reiterati che si verificano all’interno della famiglia o comunque tra persone legate da un vincolo di matrimonio o da una relazione affettiva.

La violenza domestica può allora concretizzarsi nel reato di maltrattamenti in famiglia, di lesioni personali, di violenza sessuale e così via.

Violenza domestica: come si manifesta?

È importante riconoscere i segnali della violenza domestica, in quanto si tratta di un fenomeno che, nella maggior parte di casi, inizia in sordina e, spesso, viene confuso con semplice gelosia amorosa.

La fase iniziale prevede un’intimidazione, cioè la vittima si sente minacciata e vive in uno stato costante di paura. Segue un periodo in cui la persona offesa, dopo le continue richieste e lamentele del partner, inizia ad isolarsi dalla famiglia, dagli amici, dai colleghi di lavoro, ecc. Si verifica, perciò, l’apice della violenza psicologica in cui si cerca in tutti i modi di svalorizzare e denigrare la vittima tramite umiliazioni, insulti, offese a cui può aggiungersi anche un abuso fisico. Spesso, i figli vengono utilizzati come ricatto (è tipica la frase “se non fai quello che ti dico ti tolgo i bambini per sempre”).

Infine, agli episodi di violenza fisica e verbale si alternano momenti di pentimento, in cui il partner sembra più innamorato di prima, ma è solo una messa in scena finalizzata ad ottenere il perdono e ricominciare tutto da capo.

Violenza domestica: cosa fare

La persona che subisce violenza da un familiare convivente deve recarsi subito al pronto soccorso per farsi visitare e raccontare l’aggressione subita. Gli operatori sanitari avranno il compito di informare tempestivamente l’autorità giudiziaria qualora riscontrino gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia oppure di lesione personale.

Una volta ottenuta la diagnosi, è necessario sporgere una denuncia-querela presso le autorità competenti (questura, stazione dei carabinieri o Procura della Repubblica) allegando tutte le prove che si hanno a disposizione (referti medici, testimoni, ecc.). A questo punto, scatteranno le indagini preliminari volte ad individuare il responsabile ed accertare i fatti.

Con l’entrata in vigore del codice rosso [1] la vittima dovrà essere ascoltata dal pubblico ministero entro 3 giorni dalla segnalazione del reato, in modo da evitare il verificarsi di ulteriori episodi di violenza. Di conseguenza, il magistrato potrà valutare nell’immediatezza la situazione per chiedere poi l’emissione di una misura cautelare che vedremo a breve. Il termine di tre giorni, tuttavia, può essere prorogato solo in presenza di comprovate esigenze di tutela di minori o della riservatezza delle indagini (ovviamente, nell’interesse della vittima).

Nel caso in cui emerga l’abitualità della condotta violenta, allora il giudice, su richiesta del pm, emetterà nei confronti del responsabile la misura cautelare di allontanamento dalla casa familiare fino a nuovo ordine. Contestualmente, si può prescrivere il divieto di avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, ad esempio il posto di lavoro, la palestra, il domicilio dei congiunti, ecc. Il rispetto di simili misure può essere assicurato anche mediante l’imposizione del braccialetto elettronico.

Sempre il giudice può obbligare l’autore della violenza a corrispondere alla vittima un assegno di mantenimento onde evitare che, una volta allontanato da casa, possa sottrarsi all’obbligo di contribuzione alle esigenze familiari. Infine, è possibile richiedere l’intervento dei servizi sociali, anche in assenza di figli minori, per sostenere psicologicamente il coniuge vittima della condotta pregiudizievole.

In alternativa alle suddette misure, si può chiedere al questore di ammonire l’autore delle violenze, al fine di scoraggiare tali condotte. Così facendo, però, c’è il rischio di ripercussioni negative sulla vittima e sulla situazione familiare già compromessa. Pertanto, il consiglio è quello di sporgere una denuncia e rivolgersi ad un avvocato penalista esperto.

Va precisato, altresì, che gli atti di violenza domestica rientrano nell’ambito dei trattamenti inumani o degradanti necessari per il riconoscimento della protezione internazionale, sicché è compito del giudice assicurarsi che lo Stato di origine della vittima di abusi sia in grado di offrirle un’adeguata tutela [2].


note

[1] L. n. 69/2019 del 19.07. 2019.

[2] Cass. n. 12333/2017 del 17.05.2017.


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8 Commenti

  1. Gli uomini che si nascondono dietro la violenza domestica e scaricano la loro rabbia ed i loro fallimenti sui familiari praticando sia violenza fisica che psicologica, sono soltanto dei luridi schifosi. Non meritano nemmeno di essere difesi qualora dovessero essere chiamati in causa. La violenza non la perdonerei mai verso nessuno

  2. Non tollero alcuna forma di violenza. Nessun tipo di violenza deve passarla franca. Denunciate i casi di violenza, di maltrattamenti, non continuate a rimanere vittime indifese. Cercate un aiuto e non sopportate i soprusi. Meritate di essere liberi e felici, la vita è solo una. Date valore alla vostra vita e non lasciatevi trascinare e non restate intrappolati in rapporti malsani

  3. Io e mio marito litigavamo spesso… Lui tornava da lavoro stanco e per una sciocchezza, dopo aver cenato (lui beveva molto), si arrabbiava con me e mi tirava schiaffi con violenza. Una volta è successo davanti a nostro figlio che disperato si è messo a piangere ed ha urlato contro il papà… Io ho avuto tanta paura così me ne sono andata via, dopo averne sopportate tante. Lì ho deciso che non sarei più voluta stare con lui e non volevo più esporre alla furia di quel pazzo né me stessa né mio figlio….

  4. Non è semplice denunciare la violenza in casa. Magari, tuo marito agli occhi degli altri è un professionista stimato e poi quando beve si trasforma. Ma fra le mura di casa spesso succedono cose che non vorresti mai raccontare per paura di non essere creduta, per paura di passare per la psicopatica di turno, per paura delle conseguenze… Così un giorno, ho deciso di andarmene di casa e parlarne con un avvocato che mi ha spiegato come procedere e dimostrare che quello che succedeva non era nessuna invenzione e così ho fornito al processo alcune prove per rafforzare la mia difesa

  5. I casi di femminicidio sono tantissimi. Qui, non si parla solo di violenza, ma di violenza che spesso viene sottovalutata o nascosta e poi degenera nel peggio che possa accadere. Bisogna aver fiducia nelle forze dell’ordine e sporgere querela così si può provare a combattere chi si macchia di questi reati raccapriccianti

    1. La prima cosa da fare se si è vittime di violenza domestica è sicuramente quella di recarsi presso la stazione dei carabinieri o il comando di polizia più vicini e sporgere denuncia/querela. Non occorre un avvocato: se sei sicuro di aver subìto un abuso, fisico o psichico che sia, non devi esitare a raccontare tutto alle forze dell’ordine: saranno poi queste ultime a mettere per iscritto le tue parole e a farti sottoscrivere l’atto di denuncia/querela così preparato. La denuncia/querela sporta viene trasmessa direttamente alla Procura della Repubblica; qui, il procuratore che la prenderà in carico deciderà sulle indagini da svolgersi. È evidente, però, che passerà del tempo prima che le investigazioni vengano completate e il giudice prenda dei provvedimenti concreti.

  6. Cosa posso fare dopo aver sporto la denuncia? Non voglio tornare a casa, visto che rischio di subire nuove violenze, soprattutto se dovesse scoprire che l’ho denunciato…. Ma dove mai posso andare? Non ho un altro posto in cui vivere…

    1. In tal caso, diventa fondamentale l’ordine di allontanamento dalla casa familiare. una misura cautelare che il giudice, già durante le indagini preliminari, può disporre a carico della persona indagata per reati di violenza domestica. La legge dice che, in tutte le ipotesi di violenza domestica, se il giudice ne ravvisa la necessità, è possibile emettere un’ordinanza con la quale si impone alla persona denunciata di allontanarsi dall’abitazione familiare e di non farvi rientro fino a nuovo ordine. Con lo stesso provvedimento con cui si dispone l’allontanamento per violenza domestica, il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro. Sempre il giudice può obbligare la persona allontanata a versare un assegno di mantenimento a favore dei suoi familiari. In pratica, la misura serve ad evitare che il membro della famiglia allontanato per il suo comportamento delittuoso possa liberarsi dell’obbligo di sostenere economicamente la sua famiglia. Pertanto, sempre che ne ricorrano le condizioni, il giudice può vietargli di fare rientro a casa ma, allo stesso tempo, obbligarlo a continuare a mantenere la famiglia. Il rispetto dell’obbligo di allontanarsi dalla casa familiare o di non avvicinarsi alla vittima può essere assicurato anche mediante strumenti elettronici, come l’imposizione del braccialetto alla persona indagata o imputata di reati inerenti alla violenza domestica. La violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa è sanzionata con la detenzione da sei mesi a tre anni.

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