Violenza sessuale: cambiano le tutele per le vittime

19 Agosto 2020 | Autore:
Violenza sessuale: cambiano le tutele per le vittime

Esteso ai privati il concetto di abuso di autorità quando viene utilizzata in modo strumentale una posizione di prevalenza per commettere gli abusi.

Nuovo giro di vite della Cassazione in tema di violenza sessuale. D’ora in poi, potrà essere punito con la reclusione da 5 a 10 anni chi commette questo reato utilizzando in modo strumentale una posizione di prevalenza privata, come può essere il caso di un insegnante che compia atti sessuali con un alunno minorenne. Anche questo caso, secondo la Corte, rientra infatti nell’abuso di autorità.

Fino ad oggi, come spiega questa mattina il quotidiano Il Sole 24 Ore, la Cassazione si era espressa in due modi su questo aspetto. Uno, sostenendo che l’abuso di autorità presuppone sempre in chi agisce con una posizione autoritativa di natura formale e pubblicistica, senza la quale possono essere contestati solo gli atti sessuali compiuti con minorenne. Va precisato che nel caso dell’abuso di autorità compiuto da un pubblico ufficiale è viziata la volontà della vittima, mentre nell’ipotesi del reato nei confronti di minore la costrizione non esiste, ma il consenso non è libero, essendo viziato dal fatto di non avere compiuto una certa età.

L’altro parere è quello che ora rappresenta una novità perché tutela maggiormente la vittima della violenza allargando il concetto di abuso di autorità. Tale abuso viene riconosciuto ad ogni persona, rivestita di supremazia o autorità anche privata senza particolari connotazioni, che esercita una forma di influenza o suggestione per condizionare il comportamento e comprimere la volontà del soggetto passivo.

In questo modo, si rafforza il passaggio del Codice penale in cui si considera come aggravante comune «la condotta di chi commette un reato “con abuso di autorità” o “di relazioni domestiche ovvero con abuso di relazioni d’ufficio, di prestazioni di opera, di coabitazione o di ospitalità”, ossia strumentalizzando situazioni coinvolgenti rapporti di diritto privato». Questa interpretazione, finora, ha individuato il soggetto attivo del reato di violenza sessuale nel datore di lavoro, nell’istruttore privato, nel convivente con familiari della vittima, nel familiare e anche in un’autorità religiosa nei confronti di detenuti.



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