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Cos’è un decreto cautelare

19 Agosto 2020 | Autore:
Cos’è un decreto cautelare

Nei casi di estrema gravità ed urgenza la tutela giudiziaria delle ragioni del ricorrente viene anticipata: decide un giudice solo e senza contraddittorio.

Ci sono dei casi giudiziari che vanno decisi in fretta: in queste circostanze fare presto significa quasi fare bene, quale che sia la decisione adottata.

Ma la strada processuale ordinaria è lunga e tortuosa: tecnicamente è pressoché impossibile arrivare a sentenza entro pochi giorni da quando la domanda è stata presentata al giudice. Servono anni o almeno diversi mesi.

Occorre instaurare il contraddittorio con la controparte, acquisire le prove e valutarle. Per compiere queste indispensabili attività sono necessarie diverse udienze.

Non stiamo parlando del carico di lavoro schiacciante o dell’arretrato dei tribunali italiani, che comporta il più delle volte la fissazione della prima udienza ad un termine molto lontano, ma del singolo processo, che ha i suoi tempi di svolgimento, a partire dalla costituzione delle parti in causa, alle quali devono essere garantite le possibilità di intervento per consentire a ciascuna di far valere le proprie ragioni.

Decreto cautelare: cos’è e a cosa serve

Per ovviare a questo problema, nei casi davvero urgenti in cui è indispensabile emanare una decisione rapida, è prevista una particolare procedura: quella del decreto cautelare. È una “scorciatoia” che abbrevia notevolmente i tempi perché comprime al massimo l’iter di valutazione.

Viene infatti emanato da un giudice singolo (non dunque dal Collegio), che per decidere si basa solo sul ricorso presentato, vagliandone la fondatezza; le ragioni del ricorrente sono sottoposte ad una valutazione sommaria. Non c’è un contraddittorio con la controparte, che non viene ascoltata durante questa fase.

Se il giudice ritiene sussistenti validi motivi, questo decreto annulla – sia pur provvisoriamente, come vedremo – l’atto amministrativo impugnato, che da quel momento in poi non potrà più produrre effetti, fino alla successiva fase di giudizio a cognizione piena.

Decreto cautelare: quando si applica

Viene scelta questa strada, e dunque adottato il decreto cautelare, quando la decisione in via ordinaria comprometterebbe le ragioni del richiedente in maniera irrimediabile: una sentenza tardiva sarebbe inutile se il pregiudizio si fosse ormai verificato, vanificando gli effetti del provvedimento del giudice arrivato troppo tardi.

Per questo la procedura “taglia” i tempi necessari per instaurare il contraddittorio, con i termini che sarebbero necessari alla controparte per costituirsi in giudizio e dunque esporre le sue ragioni nel processo, ed anche quelli per la convocazione del Collegio giudicante.

Così la decisione viene assunta in forma monocratica, dal presidente o da un giudice da egli delegato, che metterà sulla bilancia da un lato il ricorso presentato da chi ha promosso la causa e dall’altro il provvedimento amministrativo impugnato, con le motivazioni che da esso emergono.

Decreto cautelare: un noto esempio

Un noto caso di cronaca è quello della chiusura delle discoteche, decisa dal ministro della Salute con un’ordinanza emanata a ridosso di Ferragosto per evitare assembramenti e contagi di Covid-19; i gestori hanno impugnato subito  questo provvedimento amministrativo e la decisione del Tar è arrivata nel giro di 24 ore dal momento del deposito del ricorso, appunto con un decreto cautelare, emanato dal presidente del Tribunale amministrativo regionale del Lazio.

Decreto cautelare: la procedura

Ciò che che caratterizza il decreto cautelare è il fatto di essere un provvedimento monocratico, cioè emesso da un giudice singolo anche quando la procedura ordinaria prevederebbe una decisione assunta dal Collegio e solo dopo aver ascoltato anche le ragioni della controparte.

Nel processo amministrativo questa particolare tutela cautelare e “accelerata” è prevista dalla legge [1] nei casi «di estrema gravità ed urgenza», quando incombe un danno che non consente di attendere neppure i giorni necessari per fissare la normale udienza in camera di consiglio, concedendo alla controparte i termini per costituirsi in giudizio e per spiegare le sue prime difese.

In questi casi, il ricorrente può chiedere al presidente del Tar di disporre misure cautelari provvisorie. Allora il singolo magistrato è messo in condizione di poter decidere da solo, senza confrontarsi con gli altri colleghi che compongono il Collegio giudicante.

Le uniche attività preliminari che dovrà compiere saranno quelle di valutare se il ricorso è stato correttamente presentato e notificato e verificare la propria competenza a decidere del caso.

Decreto cautelare: la decisione

Per decidere la fase cautelare, il giudice valuterà sostanzialmente due sole cose: il provvedimento impugnato e le ragioni del ricorrente, che devono connotare una fondatezza apparente a prima lettura (in latino: fumus boni iuris, la parvenza di buon diritto) ed esprimere il pericolo di danni provocati dal ritardo nel provvedere.

La decisione adottata in via d’urgenza con il decreto cautelare anticiperà nel tempo gli effetti di quella finale, che arriverà successivamente: infatti il provvedimento emesso dal presidente contiene anche la data di fissazione dell’udienza collegiale e spiegherà i suoi effetti fino a quando il Collegio non si pronuncerà. Tecnicamente, si dice che la sua validità è interinale, dunque non definitiva.

Il contenuto del decreto cautelare potrà essere, a seconda dei casi, di accoglimento delle ragioni addotte dal ricorrente oppure di rigetto; in questo caso il provvedimento amministrativo impugnato non viene annullato e resta in vita.


note

[1] Art. 56 del D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 (Codice processo amministrativo).


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