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I genitori possono impedire alla figlia di frequentare un ragazzo?

19 Agosto 2020
I genitori possono impedire alla figlia di frequentare un ragazzo?

Libertà di relazioni sentimentali: quando il padre e la madre possono chiudere a casa la figlia e impedirle di vedere il ragazzo. Quando si può convivere. L’età del consenso.

Quante volte avete sentito vostro padre tuonare: «Tu quello lì non lo vedi, altrimenti ti chiudo in camera!». O quante altre la vostra amica del cuore vi ha chiesto di incontrarvi in un luogo segreto, lontano da casa, per non essere visti dai suoi parenti, contrari alla vostra relazione. 

Colti dal raptus dell’amore e della trasgressione, avreste voluto “rapirla” e andare a vivere insieme, lontano da tutti, benché minorenni. Ma tutto ciò è possibile? I genitori possono impedire alla figlia di frequentare un ragazzo? E che succede se, per punizione, dovessero vietarle di uscire di casa? Un ragazzo che non ha ancora compiuto 18 anni può andare via di casa o avere una relazione con una minorenne?

Cercheremo di rispondere a tutte queste domande in questo breve approfondimento.

Si può stare con una minorenne?

Non è reato stare con una ragazza (o con un ragazzo) che ha compiuto almeno 14 anni. Da questo momento in poi, infatti, il giovane è libero di scegliere con chi avere rapporti sessuali, a prescindere dall’età di quest’ultimo. Quindi, il più adulto non commette reato e non può essere denunciato neanche dai genitori del partner.

Se un genitore dice: «Stai lontano da mia figlia che è minorenne altrimenti ti denuncio» in realtà non può fare nulla se lei ha almeno 14 anni. 

Si può stare anche con una ragazza di 13 anni purché il partner abbia 17 anni e non di più. Una persona di 18 anni non può stare con una di 13 anni ma può stare con una di 14 anni. 

Ecco altri esempi pratici.

Due ragazzi di 13 anni possono stare insieme e possono consumare rapporti sessuali senza che vi sia reato. Nessuno dei due potrà essere quindi denunciato o inquisito.

Un ragazzo di 17 anni può avere rapporti con una ragazza di 13 anni e viceversa.

Un ragazzo di 18 anni o più grande può avere rapporti con una ragazza di 14 anni ma non più giovane. 

Un uomo di 50 anni può stare con una ragazza di 14 anni, purché consenziente (altrimenti si configurerebbe la violenza sessuale).

I genitori possono impedire alla figlia di vedere il fidanzato?

Al di là della cosiddetta «età del consenso» vediamo ora che potere hanno i genitori, nell’interesse del figlio, di decidere in merito alle sue frequentazioni. Se ad esempio il padre e la madre di una ragazza, nel suo bene, dovessero impedirle di frequentare un giovane dedito all’uso di sostanze stupefacenti, fin dove si potrebbe spingere il potere coercitivo di questi e l’eventuale punizione?

In merito ai rapporti sentimentali del minorenne, la giurisprudenza ha tentato di bilanciare il diritto del minore, tutelato dalla costituzione, di esplicare la propria personalità e l’esigenza dei genitori di tutelarlo, esigenza che non è solo un diritto ma anche un dovere. Questo significa che il genitore potrebbe impedire alla figlia minorenne (ad esempio di 13 anni) di vedere il proprio fidanzato solo se quest’ultimo dovesse costituire un grave pregiudizio per la sua crescita psicofisica (si pensi a un tossicodipendente o a una persona dedita alla criminalità). Ma, in ogni caso, il potere di educare e di punire non può mai esercitarsi in maniera violenta (ad esempio ricorrendo a punizioni fisiche) o con sistemi che possono ledere la psiche del minore. Il che significa che il genitore potrebbe impedire alla figlia di uscire per un giorno ma non certo chiuderla in casa per sempre; potrebbe vietarle di uscire un sabato sera, ma non può segregarla in una stanza.

In un interessante precedente, il tribunale di Napoli [1] ha considerato gravemente pregiudizievole la condotta del genitore che ostacolava il fidanzamento tra la figlia e un coetaneo, autorizzando conseguentemente la figlia a lasciare la residenza familiare.

Due minorenni possono andare a vivere insieme?

L’articolo 318 del Codice civile stabilisce che il figlio minorenne – o fino a 16 anni se ha ottenuto dal giudice un provvedimento di “emancipazione” – non può abbandonare la casa dei genitori. Qualora se ne allontani senza permesso, i genitori possono richiamarlo ricorrendo, se necessario, al giudice. Questo significa che potranno denunciare l’accaduto alla polizia o ai carabinieri che si metteranno alla ricerca del giovane. 

Risultato: due minorenni non possono andare a convivere. Ma cosa rischiano se invece lo fanno? Nulla se entrambi sono consenzienti e hanno almeno 14 anni. La responsabilità è piuttosto dei genitori che rispondono delle sue azioni illecite e che, peraltro, sono tenuti ad educarlo e a tenerlo sotto la propria custodia.

Invece si risponde del reato di sottrazione di minorenne se il partner più piccolo ha 13 anni o meno e quello più adulto più di 14.


note

[1] Trib. Napoli 13 gennaio 1983.

Autore immagine: it.depositphotos.com


5 Commenti

  1. Mio padre non vuole che io esca con un ragazzo perché dice che non è una persona raccomandabile, soltanto perché non è come i figli dei suoi colleghi, che se la tirano. A me, sinceramente, questa situazione non sta bene. Sarò pure libera di decidere con chi uscire. E’ un bravo ragazzo, non beve, non fuma, non si droga. Cose che al giorno d’oggi, sono cose molto rare. E allora qual è il problema? Non è all’altezza, solo perché un ragazzo umile e magari non ha un futuro già bello impacchettato come quello dei figli di papà che conosce lui. Io continuerò a frequentarlo, con o senza la sua approvazione

  2. I primi tempi che uscivo con il mio attuale marito, i miei genitori erano contrari. Dicevano che era un poco di buono e uno scansafatiche, cosa assolutamente non vera, ma che per invidia gli andava a dire un nostro vicino che è sempre stato innamorato di me ed io l’ho sempre allontanato. Poi, per mettere a tacere tutte le cattiverie sul suo conto, ho deciso di portarlo a casa e di farlo conoscere alla mia famiglia. Si sono tutti ricreduti subito e anche loro lo hanno accolto come un figlio. Mai fermarsi alle apparenze.

  3. Molti genitori pensano di sapere cosa è meglio per i propri figli, ma non lo fanno per avere il controllo delle loro vite, ma per evitare che possano soffrire e cercare di tutelarli, solo che così creano incertezze e continue ansie nei figli anche nel momento in cui vanno a consigliare chi frequentare e chi no. Ovviamente, se una persona è poco affidabile e allora un genitore ci vede lungo deve assolutamente tutelare il figlio e magari impedirgli di uscire e mettersi nei guai, ma se le paure sono infondate allora devono dare ai figli la libertà di fare le loro esperienze

  4. Le fregature finisci per prenderle da chi meno te lo aspetti. Una mia amica era fidanzata con un bravo ragazzo che si mostrava sempre disponibile, era sempre presente e sapeva farsi volere bene da tutti. Però, era un gran furbetto. E questo lo si capiva lontano un miglio, Mai ci saremmo potuti immaginare che questo ragazzo la tradiva e con lei era sempre con gli occhi da pesce lesso e si atteggiava come l’uomo più innamorato sulla faccia della Terra. Invece, poi, si è mostrato per quel che era: uno che voleva sguazzare in più mari.

  5. Se i genitori sono troppo proibitivi, allora i figli fanno le cose di nascosto. Io ho sempre detto tutto a mia madre, con lei non ho mai avuto segreti. Le ho sempre raccontato le mie frequentazioni e le mie cotte da ragazzina. Una mia amica, invece, si negava tutto e cercava di nascondere anche l’evidenza. I genitori se ne accorsero e iniziarono a metterla in punizione e negare alcune uscite. Ma voi pensate che non abbia trovato con la sua furbizia i modi di aggirare le regole dei suoi genitori? Mentiva in continuazione su qualsiasi cosa e il ragazzo che loro le avevano impedito di frequentare lei riusciva a vederlo anche quando diceva di andare a casa delle amiche. Ma allora, non è meglio cercare il dialogo tra genitori e figli piuttosto che mettere paletti che poi i figli trovano il modo di superare?

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