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Buoni fruttiferi postali: possono cadere in prescrizione?

22 Ottobre 2020 | Autore:
Buoni fruttiferi postali: possono cadere in prescrizione?

Differenza tra scadenza e prescrizione dei buoni postali. Come ottenere il rimborso dei buoni fruttiferi prescritti? Buoni dematerializzati: come funzionano?

I vecchi risparmiatori, quando decidevano di mettere da parte qualcosa, non avevano dubbi: lo strumento giusto era il buono postale. Ancora oggi, nonostante i rendimenti siano bassissimi, molti italiani affidano i propri risparmi alle Poste e sottoscrivono i ben noti buoni fruttiferi postali. I buoni sono titoli di risparmio per certi versi equiparabili ai buoni del tesoro: come questi ultimi, infatti, i buoni postali sono totalmente garantiti dallo Stato, cosicché i risparmiatori possono essere certi di non perdere i soldi depositati. Ti sei mai chiesto se i buoni fruttiferi postali possono cadere in prescrizione?

Quando si parla di buoni postali occorre fare una precisa distinzione tra scadenza e prescrizione: la scadenza del titolo indica il momento a partire dal quale il buono non è più fruttifero, cioè non produce più interessi sul capitale; la prescrizione, invece, determina il momento decorso il quale si estingue il diritto al rimborso del buono. Insomma: scadenza e prescrizione sono due fenomeni ben distinti. Se vuoi sapere come funziona la prescrizione dei buoni postali, prosegui nella lettura: ti basteranno solo dieci minuti per trovare le risposte che cerchi.

Buoni fruttiferi postali: cosa sono?

I buoni fruttiferi postali (per brevità, Bfr) sono titoli di risparmio emessi dalla Cassa depositi e prestiti, società per azioni a partecipazione statale controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze.

I buoni postali sono garantiti direttamente dallo Stato e vengono collocati presso gli uffici delle Poste Italiane. Tutto ciò significa che i buoni fruttiferi postali:

  • possono essere sottoscritti solamente recandosi alle poste;
  • sono sicuri perché sono sempre rimborsati al loro valore nominale. In altre parole, il capitale versato viene sempre restituito.

Rimborso buoni postali: cos’è?

Sottoscrivere i buoni fruttiferi postali significa, da un lato, depositare i propri risparmi, mettendoli al sicuro da malintenzionati e da variazioni di mercato e, dall’altro, guadagnare sugli interessi che annualmente i titoli maturano.

Gli interessi sono il corrispettivo che viene dato ai risparmiatori che si privano del loro denaro per metterlo a disposizione delle Poste. Il meccanismo è analogo al deposito bancario, insomma.

Per ottenere gli interessi, il possessore del titolo deve chiedere il rimborso dei buoni postali: solo in questo momento egli potrà vedersi restituita la somma iniziale, maggiorata degli interessi.

Un tempo quest’operazione era davvero lucrosa poiché, come anticipato nell’introduzione, gli interessi promessi dalle Poste erano allettanti. Oggi, le cose sono cambiate e, anche a causa della crisi economica, i tassi di interesse applicati ai buoni si avvicinano praticamente allo zero.

Scadenza e prescrizione buoni postali: differenza

Come accennato in apertura, c’è una netta differenza tra scadenza e prescrizione dei buoni fruttiferi postali.

Mentre la scadenza indica il termine ultimo entro cui il titolo produce interessi, la prescrizione, che matura solamente a partire dalla scadenza, fa venir meno il diritto ad ottenere qualsiasi rimborso, sia di capitale che di interesse.

In pratica, mentre la scadenza segna il termine a partire dal quale il buono postale non è più fruttifero (non produce interessi), la prescrizione comporta l’estinzione completa del diritto a ottenere qualsiasi tipo di rimborso.

Detto ancora in altre parole: dal giorno successivo alla scadenza i buoni emessi in forma cartacea diventano infruttiferi e, trascorsi altri dieci anni, si prescrivono.

Quindi, ad esempio, se un buono, sottoscritto nel 2000, ha scadenza ventennale, la prescrizione, che è di dieci anni, comincerà a decorrere solamente dal 2020: il buono si prescriverà, quindi, nel 2030.

A seguito della prescrizione, per i buoni fruttiferi emessi dopo il 14 aprile 2001 è prevista una devoluzione a favore di un Fondo specifico detenuto dal ministero dell’Economia.

Buoni postali: quando scadono?

La scadenza di un buono fruttifero postale varia a seconda del titolo sottoscritto. I buoni ordinari emessi fino al 27 dicembre 2000 (Serie Z) hanno una scadenza di trenta anni. Quelli emessi successivamente (dalla serie A1 in avanti), invece, hanno una durata ventennale.

A tale proposito, si precisa che mentre i buoni ordinari a trenta anni maturano interessi fino al 31 dicembre dell’anno solare di scadenza del titolo, i buoni ventennali cessano di essere fruttiferi esattamente alla scadenza del ventesimo anno (ventiquattro mesi effettivi, dunque).

Esistono buoni con scadenza di gran lunga più breve: è il caso, ad esempio, dei BFP a 3 anni, con scadenza triennale, per un investimento a medio termine.

Buoni postali: quando si prescrivono?

I buoni fruttiferi postali si prescrivono dieci anni dopo la loro scadenza. Dunque, per sapere con esattezza quando il buono postale di cui si è in possesso cade in prescrizione, con conseguente impossibilità di ottenere ogni tipo di rimborso, bisogna verificare innanzitutto dopo quanto tempo dalla sottoscrizione del titolo è prevista la scadenza; dopodiché, a questo periodo vanno aggiunti dieci anni, ottenendo così il tempo della prescrizione.

In estrema sintesi: la prescrizione decorre dal giorno di scadenza del buono.

Buoni postali: effetti della prescrizione

L’effetto della prescrizione del buono postale è l’impossibilità di ottenere il rimborso del titolo. Con la prescrizione non si perdono solamente gli interessi nel frattempo maturati (sarebbe il male minore), bensì anche il capitale inizialmente versato, cioè i soldi che sono stati depositati alle poste in cambio dell’emissione del titolo.

In pratica, con la prescrizione si estingue il diritto a ogni tipo di rimborso, con conseguente perdita di tutti i soldi.

Quali buoni non si prescrivono?

buoni fruttiferi dematerializzati non cadono mai in prescrizione poiché alla scadenza vengono automaticamente rimborsati mediante accredito a favore del conto corrente postale o libretto del sottoscrittore.

I buoni dematerializzati sono stati concepiti come una sorta di estensione del proprio libretto postale o del conto BancoPosta. Una parte dei soldi che sono già depositati vengono “staccati” e inseriti in un buono, avente autonoma scadenza e tasso di interesse.

Giunto alla scadenza, il buono dematerializzato si estingue ma i soldi non vanno perduti: essi vengono nuovamente accreditati sul conto del sottoscrittore.

Buoni prescritti: si possono recuperare?

Molti risparmiatori che, incautamente, hanno lasciato decorrere il termine di prescrizione, si sono visti rifiutare dalle Poste ogni tipo di rimborso. Sorge allora spontanea una domanda: c’è qualche modo per recuperare i buoni prescritti, oppure bisogna abbandonare ogni speranza?

Trattandosi di prescrizione decennale, si deve ritenere applicabile anche ai buoni la normale disciplina prevista dal codice civile per la prescrizione.

Secondo la legge [1], la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere. In pratica, ciò significa che il termine utile a far maturare la prescrizione inizia a decorrere solamente se il proprio diritto può essere esercitato.

Nel caso dei buoni, poiché il diritto di cui si parla è quello al rimborso, significa che la prescrizione decennale comincia a decorrere dal giorno in cui tale rimborso può essere fatto valere.

Di conseguenza, fintantoché è impossibile ottenere il rimborso, non potrà decorrere la prescrizione. Ma quando può accadere che è impossibile chiedere il rimborso del buono fruttifero postale?

Un esempio è quello di colui che ha smarrito il buono postale cartaceo oppure della persona a cui dei ladri gliel’hanno rubato. Nel caso di smarrimento o di furto, può sussistere una causa oggettivamente impeditiva della possibilità di ottenere il rimborso del buono.

Dunque, fintantoché il buono sottratto o rubato non viene ritrovato oppure non è sostituito da altro emesso dalle Poste, il termine di prescrizione non può cominciare a decorrere.

Ovviamente, occorrerà fornire debita prova dell’avvenimento, magari esibendo al denuncia di furto o di smarrimento presentata ai carabinieri.

Buoni prescritti: come recuperarli contestando la scadenza

Esiste un altro modo per cercare di ottenere il rimborso di buoni fruttiferi postali formalmente prescritti: quello di contestare la data di scadenza del titolo.

Come abbiamo più volte ricordato, la prescrizione matura solamente dieci anni dopo la scadenza. Dunque, è assolutamente fondamentale avere conoscenza di tale data per poter fare il calcolo della prescrizione.

Spesso accade che sul retro del buono postale non ci sia alcuna indicazione circa la scadenza del titolo; semplicemente, viene riportata in descrizione solo la data di emissione. In un caso del genere, il sottoscrittore potrebbe essere all’oscuro del termine di scadenza, fondamentale, come detto, per calcolare la prescrizione.

Ebbene, il titolare di un buono fruttifero postale a cui non sia stato consegnato, al momento della sottoscrizione, nessun foglietto informativo, né sia deducibile dal retro del buono il numero di serie del titolo né tantomeno la scadenza, può cercare di ottenere il rimborso del buono oramai prescritto se dimostra che le poste non l’hanno messo in condizione di poter operare il calcolo.

In altra parole, è possibile ottenere il rimborso di un buono fruttifero postale prescritto se:

  • sul retro del titolo non sia riportata alcuna informazione da cui desumere la scadenza del buono;
  • non sia stato consegnato al sottoscritto alcun foglietto informativo contenente le necessarie notizie riguardanti il buono.

In un caso del genere, secondo la giurisprudenza [2], il titolare del buono ha diritto al rimborso anche se questo è formalmente prescritto, in quanto le poste, violando il principio di correttezza e di buona fede, non hanno messo il sottoscrittore nelle condizioni di poter calcolare la prescrizione.


note

[1] Art. 2935 cod. civ.

[2] Tribunale di Termini Imerese, sentenza del 20 maggio 2020.

Autore immagine: Depositphotos.com


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