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Quando scadono le ferie?

23 Ottobre 2020 | Autore:
Quando scadono le ferie?

Vacanze dal lavoro: quante ne spettano all’anno, come vanno godute, qual è il termine per fruirne, come sono pagate.

Hai sempre approfittato di poche giornate di ferie all’anno, giusto delle due settimane complessive di chiusura annuale dell’azienda. Così facendo, però, con il tempo hai accumulato molte giornate di ferie. Da poco, ti hanno detto che le ferie devono essere fruite entro un periodo massimo e che poi non è più possibile richiederle. In pratica, trascorso un certo periodo le ferie scadono e non si possono più fruire.

Com’è logico, queste affermazioni ti preoccupano: hai dunque perso tutte le ferie residue? Ma è vero che le ferie scadono? E quando scadono le ferie?

Sul punto, in molti fanno confusione: è vero che esiste un termine entro il quale il datore di lavoro deve far fruire delle ferie al dipendente, ma non è vero che dopo questo termine le ferie risultino precluse. Entro questo termine, invece, devono essere versati i contributi sulle giornate di ferie non godute.

Senza dimenticare che il diritto alle ferie è imprescindibile, garantito sia dalla Costituzione [1] che dalla legge [2]: pertanto, il datore di lavoro che non fa godere le ferie minime al dipendente entro i termini previsti dalla normativa può essere sanzionato.

Non solo: il dipendente ha diritto al risarcimento del danno in quanto non gli è stato garantito un sufficiente recupero psicofisico. La questione cambia, però, se a rifiutarsi di godere delle ferie è il dipendente. Ma procediamo con ordine, e vediamo quali sono le previsioni normative sulle ferie e sul termine per fruirne.

Quante ferie spettano all’anno?

Devi innanzitutto sapere che, in base alla legge [2], alla generalità dei dipendenti spetta un minimo di quattro settimane di ferie all’anno. I contratti collettivi, poi, possono prevedere un numero maggiore di giornate di assenza per ferie. Anche le pattuizioni individuali, cioè gli accordi tra datore di lavoro e lavoratore, possono prevedere più ferie rispetto alle giornate minime disposte dalla legge.

Le ferie maturano mensilmente: ogni mese, cioè, matura un rateo ferie pari a 1/12 delle ferie spettanti per l’intero anno.

Genoveffa, da contratto, ha diritto a 26 giorni di ferie all’anno. Ogni mese matura, dunque, un rateo ferie pari a 2,167 giorni.

Entro quando bisogna fruire delle ferie?

Il datore di lavoro, rispetto alle quattro settimane di ferie minime annuali, deve concederne almeno due, possibilmente di seguito, entro l’anno di maturazione. Che cosa vuol dire? Vuol dire che, se nel 2020 maturi quattro settimane di ferie, il datore di lavoro te ne deve far godere almeno due entro il 31 dicembre 2020, se possibile di fila e non in modo frazionato.

Le altre due settimane devono essere fruite dal lavoratore entro i 18 mesi successivi all’anno di maturazione. Ad esempio, per quanto riguarda le quattro settimane che maturi nel 2020, se lavori tutto l’anno, due settimane devono essere godute entro il 31 dicembre 2020, mentre le altre due entro il 30 giugno 2022. I contratti collettivi possono modificare i termini di fruizione, ma devono farlo in modo da non compromettere la finalità delle ferie, che è quella di consentire un adeguato recupero fisico e psichico.

In altre parole, se il contratto fissa il termine massimo di fruizione delle assenze parecchio oltre i 18 mesi successivi all’anno di maturazione, pregiudica lo scopo delle ferie e non consente al dipendente di riposarsi adeguatamente.

Il datore di lavoro può convertire le ferie in denaro?

Il datore di lavoro, per esigenze legate alla produzione o all’organizzazione aziendale, può decidere di convertire parte delle ferie in un’indennità in denaro?

A questo proposito, devi sapere che il diritto alle ferie è fondamentale e non è monetizzabile. Significa che non è possibile convertire le ferie minime previste per legge in denaro.

Sussistono tuttavia delle eccezioni: innanzitutto, se il contratto di lavoro ha una durata inferiore all’anno, è possibile convertire le ferie in denaro, perché la breve durata dell’attività garantisce comunque il recupero psicofisico del dipendente. È inoltre possibile convertire in denaro le ferie aggiuntive, eventualmente previste dai contratti collettivi o dalle pattuizioni individuali, rispetto alle ferie minime disposte dalla legge. In questo modo, difatti, non si viola il diritto al recupero psicofisico del dipendente perché la breve durata dell’attività garantisce comunque un riposo adeguato al lavoratore.

Infine, sono convertite in indennità tutte quelle ferie che risultano non fruite al termine del rapporto di lavoro. Il datore di lavoro, infatti, deve tenere il conto delle ferie non godute: se non le fa fruire al dipendente, questi ha il diritto di vedersi riconoscere la corrispondente indennità al termine del rapporto.

Le ferie scadono?

Come abbiamo avuto modo di osservare, le ferie non si perdono, anche una volta scaduto il termine per il loro godimento: le giornate di assenza ancora da fruire, che residuano al termine del contratto di lavoro, possono essere monetizzate, cioè convertite in un’indennità e non vanno, dunque, completamente perse.

Ma esiste un termine superato il quale il lavoratore non può più fruire delle ferie e può solo monetizzarle? Il termine dei 18 mesi successivi all’anno di maturazione delle ferie è utilizzato ai soli fini del versamento dei contributi. In pratica, il datore di lavoro è tenuto a versare i contributi sulle ferie, anche se non sono state fruite, entro i 18 mesi successivi dalla fine dell’anno in cui le stesse ferie sono maturate.

Il lavoratore può poi fruire delle ferie successivamente: in questo caso, non devono essere trattenuti i contributi già versati sulle ferie non godute. Quando il datore di lavoro, infatti, versa i contributi sulle ferie non godute, è normalmente tenuto anche a trattenere la quota a carico del dipendente, quota che poi questi recupera fruendo delle assenze.

Le ferie si perdono se è il dipendente a non volerle fare?

Un’eccezione alla regola in base alla quale il dipendente ha sempre diritto di godere delle ferie, o al limite dell’indennità sostitutiva, sussiste nel caso in cui sia il dipendente stesso a rifiutare le ferie, cioè a non voler usufruire delle assenze.

Secondo la giurisprudenza europea [3], difatti, le ferie si perdono, se è il lavoratore ad evitare di assentarsi per ferie, pur essendo messo in condizione di esercitare il proprio diritto al riposo.

Il datore di lavoro deve però dimostrare che il dipendente, “deliberatamente e con piena consapevolezza”, si sia astenuto dal fruire dalle proprie ferie annuali, pur essendo stato messo nella condizione di godere di queste assenze retribuite. In particolare, il datore deve provare di aver invitato il lavoratore a fruire delle ferie e di averlo informato del fatto che, non usufruendone, le ferie sarebbero state precluse al termine del periodo di riferimento o di un eventuale periodo di riporto autorizzato.

In base a quanto affermato dalla Corte di giustizia europea [3], dunque, le ferie scadono, ma solo se il dipendente è stato sollecitato ad utilizzarle e messo nelle condizioni di fruirne. Quando scadono le ferie? La possibilità di fruire delle ferie, in questo caso, termina con la fine del periodo di riferimento, quindi entro i 18 mesi dall’anno di maturazione, o entro il diverso termine stabilito dalla contrattazione.

I principi stabiliti sono stati di recente ripresi anche dal Tar della Valle D’Aosta, per i dipendenti pubblici [4].

Bisogna peraltro precisare che, per quanto riguarda i dipendenti pubblici, l’attuale indirizzo non contempla in nessun caso la monetizzazione delle ferie, ma richiede la loro integrale fruizione.

A questo proposito, il dipartimento della Funzione pubblica [5], seguendo la finalità generale della spending review (cioè del taglio della spesa pubblica), ha infatti previsto:

  • che le ferie spettanti debbano essere necessariamente godute, anche in caso di cessazione del rapporto;
  • che le ferie non godute non diano luogo all’erogazione d’indennità economiche sostitutive.

Fanno eccezione a questa previsione soltanto le seguenti ipotesi:

  • cessazione del rapporto di servizio per decesso del lavoratore;
  • dispensa dal servizio in base ad accertamenti medico-legali, quindi in base all’eventuale riconoscimento dell’invalidità;
  • altri casi di cessazione del rapporto di lavoro, se risulta impossibile godere delle ferie secondo le tempistiche dell’ordinamento di appartenenza.

Da quanto esposto emerge comunque che in nessun caso il dipendente possa perdere le ferie, pur non essendo ammessa la loro monetizzazione.

Si possono anticipare le ferie?

Il lavoratore può fruire delle ferie se non le ha ancora maturate? Questa possibilità esiste, anche se il datore di lavoro non è obbligato a concedere delle ferie non ancora maturate in base ai ratei accreditati mensilmente. Per le ferie anticipate non è effettuata alcuna trattenuta al lavoratore, nella generalità dei casi, ma il debito per le ferie anticipate viene compensato con i ratei ferie maturati successivamente.

Le ferie anticipate, come le giornate di ferie fruite già maturate, sono retribuite.

note

[1] Art.36 Cost.

[2] Art.10 D.lgs. 66/2003.

[3] Corte di Giustizia europea, cause C-619/16 e C-684/16.

[4] TAR Valle d’Aosta, sez. Unica, sentenza n. 1/20.

[5] Dip. Funz. Pubb., Parere n. 40033 del 8/10/2012.


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