Diritto e Fisco | Articoli

Quando aumenta l’assegno familiare

19 Agosto 2020 | Autore:
Quando aumenta l’assegno familiare

Tutte le circostanze in cui l’ex moglie o marito, beneficiari del contributo mensile, possono chiederne una revisione al rialzo.

Sei separato da alcuni mesi. Non è stato indolore, come non lo è mai quando si chiude un matrimonio, ma l’hai gestita. Devi versare un assegno di mantenimento alla tua ex. Lei, però, adesso, ti chiede più soldi; tu non vuoi né pensi di riuscire a darglieli. Un grande classico, anche a parti invertite.

In questo articolo proveremo a spiegare quando aumenta l’assegno familiare, riassumendo la casistica fissata dalla giurisprudenza. Magari, tra gli esempi che elencheremo, potrai trovare anche quello che assomiglia di più alla tua esperienza.

L’importo dell’assegno non è immutabile: può cambiare laddove ci si rivolga al giudice per chiederne una revisione. Potrà aumentare, diminuire o restare invariato, a seconda della decisione che il tribunale prenderà, dopo aver analizzato il quadro familiare dettagliatamente.

Definizioni

Chiariamo, intanto, cosa si intende per assegno familiare. La verità è che sentiamo spesso parlare di assegno di mantenimento, un’espressione diventata buona un po’ per tutte le stagioni, ma tecnicamente non è così, anche perché i vari tipi di assegni hanno scopi diversi.

Parlando di assegno familiare intendiamo o l’assegno di mantenimento o l’assegno di divorzio/divorzile. Poi, c’è l’assegno alimentare/alimenti. Si tratta di forme di contribuzione diverse di cui si deve fare carico chi, tra i due ex coniugi, ha un reddito più alto. Vediamo quali sono queste forme di contribuzione.

L’assegno di mantenimento  

«Assegno di mantenimento» è la dicitura più diffusa, ma sta a designare unicamente la cifra mensile che un ex deve versare all’altro a partire dalla separazione. Serve a fare in modo che l’ex possa a mantenere lo stesso tenore di vita che portava avanti durante il matrimonio.

Può essere frutto di un’intesa tra i due ex coniugi quando la separazione è consensuale. Oppure l’entità può essere stabilita da un giudice in caso di separazione giudiziale, laddove cioè le parti non riescano ad accordarsi e sia necessaria una causa per decidere non solo l’importo dell’assegno, ma anche altre questioni cruciali per il prosieguo dei rapporti tra gli ex, come l’assegnazione della casa, la divisione dei beni, la cura dei figli e l’eventuale addebito, cioè la responsabilità di uno dei due coniugi (o di entrambi) per lo scioglimento del vincolo.

Il mantenimento non è sempre dovuto. Per esempio, se il coniuge che lo chiede subisce l’addebito, cioè è ritenuto responsabile della fine del matrimonio, non avrà diritto all’assegno. Neppure all’ex che sia giovane e che possa agevolmente trovare un lavoro per mantenersi da sé viene concesso l’assegno. No al mantenimento anche quando il matrimonio è durato poco.

L’assegno di divorzio/divorzile

L’assegno di divorzio/divorzile fa riferimento, intuitivamente, a un versamento mensile successivo al divorzio. Si vuole con questo garantire all’ex partner non lo stesso tenore di vita che faceva durante le nozze, ma un’esistenza dignitosa. Non è più un benefit che serve a ridurre le disparità di reddito tra gli ex. Due importanti e recenti sentenze della Cassazione hanno modificato e precisato la nuova natura di questo istituto.

La prima sentenza [1] ha detto che l’assegno è assistenziale, perché serve a fare in modo che l’ex possa arrivare alla fine del mese. La seconda [2] ne ha individuato la natura compensativa, nel senso di compensazione al coniuge che si è maggiormente sacrificato nella coppia, ad esempio a livello professionale, per investire le sue energie nel ménage familiare.

Un esempio per chiarire com’è cambiato questo istituto. Se prima accadeva che, all’aumentare dello stipendio di uno dei coniugi, aumentava anche l’assegno all’ex, questo ora non succede più, non essendo più concepito l’assegno divorzile come una rendita a vita, ma come un contributo che dura finché l’altro non è abbastanza solido economicamente da potersi sostentare da sé.

L’assegno alimentare/alimenti

L’assegno alimentare (i famosi «alimenti») ha natura assistenziale. Parliamo, in tal caso, di risorse al coniuge che si trova in condizioni economiche molto precarie.

Viene versato dall’ex ma anche da altre persone a lui/lei vicine, come figli o genitori, a titolo di contributo obbligato per alleviare una situazione di particolare disagio. In genere, dato che la somma riguarda soltanto vitto e alloggio e cioè il minimo sindacale per vivere, è più bassa di quella dell’assegno di mantenimento.

Revisione dell’assegno di mantenimento e divorzile

C’è un unico comune denominatore a tenere insieme la casistica che vi stiamo per proporre. Il principio di base è questo: la richiesta di revisione dell’importo deve sempre fondarsi su un cambiamento intervenuto a modificare gli equilibri tra gli ex [3]. Se tutto è rimasto invariato, rispetto alla sentenza di separazione o di divorzio, che sono un po’ il faro che deve orientare i rapporti tra l’ex coppia, difficilmente potrà essere rivista l’entità dell’assegno, sia esso di mantenimento o divorzile (il presupposto per la richiesta di revisione, infatti, è lo stesso in entrambi i casi).

Naturalmente, è cosa diversa dall’impugnare una sentenza di separazione che non ci piace perché la riteniamo iniqua. In tal caso, abbiamo sei mesi di tempo per impugnarla con un atto di appello. La richiesta di revisione non dev’essere fatta entro un periodo di tempo preciso, ma può essere presentata in qualunque momento, all’atto di un cambiamento delle condizioni economiche delle parti.

Per esempio, lui che versa mensilmente un assegno da 800 euro all’ex, si ammala, perde il lavoro e non è più in condizione di mantenerla: non solo potrà chiedere una revisione dell’assegno, ma potrebbero anche invertirsi i ruoli e ottenerlo lui stesso dalla donna, se le condizioni economiche di lei sono più floride e lo consentirebbero.

La richiesta, insomma, deve essere sorretta da un elemento di novità. La legge [4], a questo proposito, parla di giustificati motivi.

Casi

Passiamo ora a elencare alcuni esempi pratici che hanno portato a una modifica della cifra da erogare mensilmente, rivedendola al rialzo. Si tratta di una panoramica di casi che riprendiamo per lo più dalle sentenze della Cassazione, per illustrare, con semplicità e per analogia, qual è e qual è stato l’orientamento dei giudici in vicende specifiche.

Peggioramento della situazione patrimoniale dell’ex 

Uno dei più classici casi di promozione di un giudizio di revisione dell’assegno di mantenimento o divorzio, chiedendone l’aumento, è quello in cui il beneficiario subisce un peggioramento della sua situazione patrimoniale.

Questo può accadere, ad esempio, quando il reddito dell’ex moglie o dell’ex marito che percepiscono l’assegno diminuisce, ad esempio perché stanno per andare in pensione [5].

Oppure, semplicemente, perché si sono trovati in ristrettezze economiche a seguito della separazione e, quindi, avrebbero bisogno di un aiuto in più da parte dell’ex.

Il figlio all’università 

L’assegno di mantenimento può essere aumentato se serve a far fronte alle esigenze del figlio che si sta iscrivendo all’università [6].

Questa circostanza è ritenuta un elemento nuovo/giustificato motivo valido ai fini di una revisione, accogliendo la richiesta dell’ex coniuge che la chiede, per far fronte a un aggravio di spese per le tasse universitarie, per esempio, o per l’acquisto dei libri.

L’assegno potrà andare al genitore che convive col figlio, che ne è sempre titolare, a meno che il ragazzo, a partire dal compimento dei 18 anni, non faccia espressa richiesta di ricevere direttamente lui i soldi.

Malattia/invalidità dell’ex o del figlio

L’ex che percepisce già un assegno mensile e si ammala o gli/le viene riconosciuta un’invalidità ha generalmente diritto ad avere più soldi, in virtù delle spese che deve sostenere per le cure.

Bisogna valutare caso per caso, per esempio in relazione ad altre entrate dell’ex, alla perdita del lavoro a seguito della malattia o del riconoscimento dell’invalidità, all’entità della pensione che percepisce.

Diciamo che, in generale, il sopravvenire di una malattia o di un’invalidità può dare diritto all’assegno o a un suo aumento viste le conseguenti difficoltà a mantenersi, anche qualora lui o lei, oltre alla pensione, siano tornati ad abitare a casa dei genitori [7].

L’aumento dell’assegno è dovuto anche nel caso in cui ad ammalarsi non sia l’ex ma il figlio della coppia, non potendo lavorare e necessitando di continua assistenza. Questo comporta che il genitore convivente con il figlio malato dovrà o smettere di lavorare o diminuire le ore di impegno professionale, con conseguente diminuzione dello stipendio e aggravio di spese sanitarie.

Appartamento più grande per sé e per i figli

Se l’ex è tornata/o a vivere dai suoi e convive con i figli, ma la casa è piccola e hanno bisogno di trasferirsi in un appartamento più grande e congeniale alle loro necessità, l’assegno di mantenimento deve necessariamente aumentare.

Questo ovviamente laddove trovare un’altra casa sia un bisogno reale del genitore e dei figli, nel caso in cui l’abitazione dei nonni abbia spazi ristretti e insufficienti per tutti. L’incremento dell’assegno è determinato dalla necessità, per l’ex, di pagare un affitto.

La Cassazione [8] ha preso questa decisione su ricorso di un uomo che protestava contro la revisione al rialzo dell’importo mensile, chiesto dall’ex moglie, costretta a tornare dai suoi perché aveva perso il lavoro in nero. Modificare la cifra è necessario proprio nell’ottica dello scopo dell’assegno di mantenimento: garantire all’ex, ma anche ai figli, il tenore di vita che la famiglia manteneva quand’era unita.

Carovita 

L’inflazione, cioè l’aumento prolungato del livello medio generale dei prezzi, può essere circostanza che giustifichi una richiesta di revisione al rialzo di un assegno familiare. Questo perché, in tal caso, le nuove spese da sostenere riguarderebbero, in generale, il costo della vita e potrebbero diventare insostenibili per l’ex che ha già risorse economiche esigue.

Secondo la Cassazione [9] questo può rientrare tra i giustificati motivi che possano portare un ex moglie o ex marito a rivedere le condizioni di mantenimento pattuite o decise dal giudice all’atto della sentenza di separazione o di divorzio.

Aumenti di stipendio collegati al matrimonio 

Abbiamo già detto che non basta che lo stipendio di chi versa l’assegno aumenti per giustificare un aumento dell’importo. Ci sono, però, circostanze particolari in cui questo può accadere.

Quando l’aumento di reddito dell’ex moglie o dell’ex marito che versa l’assegno è legato in qualche modo al matrimonio, l’altro può chiedere che sia incrementata la somma che riceve.

Questo succede, ad esempio, nel caso in cui l’aumento di reddito sia strettamente connesso a circostanze verificatesi quando la coppia era ancora insieme: sacrifici fatti in due o attività portate avanti da sposati [10].


[1] Cass. sent. n. 11504 del 10.05.2017.

[2] Cass., sez. unite, sent. n. 18287 dell’11/07/2018.

[3] Cass. sent. n. 119/20 del 20.01.2020.

[4] Art. 9 della legge 898/1970.

[5] Cass. sent. n. 17041 del 03.08.2007.

[6] Cass. sent. n. 21726 del 06.09.2018.

[7] Cass. sent. n. 19579 del 26.09.2011.

[8] Cass. sez. VI ord. n. 21272/2018.

[9] Cass. sent. n. 14734/16 del 19.07.2016.

[10] Cass. sent. n. 958 del 28.01.2000.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube