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Bolletta della luce: come chiedere la rettifica

23 Ottobre 2020 | Autore:
Bolletta della luce: come chiedere la rettifica

A chi rivolgersi se arriva una fatturazione sbagliata. Entro quando si deve avere una risposta ed un eventuale rimborso.

Pensaci bene: quante volte hai ricevuto la bolletta della luce e ti sei messo a controllare se era giusta? Hai forse preso i numeri dal contatore l’ultima volta per vedere se tutto corrisponde a quello che trovi nella fattura? Hai visto se la tariffa che ti viene applicata ha subìto delle variazioni rispetto alla bolletta precedente senza che tu sia stato avvisato? Ammettilo: a meno di clamorose e sgradite sorprese, di solito apri la busta, guardi quanto c’è da pagare, dici qualche frase di circostanza e archivi la bolletta. Se hai la domiciliazione bancaria, non ci pensi più, altrimenti metti il bollettino tra le cose da pagare la prima volta che andrai in posta. È solo quando trovi un importo non abituale che ti siedi a fare una verifica voce per voce. Ma se trovi qualcosa che non va nella bolletta della luce, come chiedere la rettifica? Hai le idee chiare?

Comincia a segnarti questo: nel caso in cui, come cliente, ritieni che sia inesatta la somma che ti viene addebitata per la fornitura di energia elettrica, hai il diritto di inviare al tuo venditore una comunicazione scritta in cui spieghi il perché delle tue perplessità. È quello che si chiama «richiesta scritta di rettifica di fatturazione», oppure «richiesta scritta di rettifica per fatturazione di importi anomali». Meglio se alla lettera alleghi un’autolettura.

Ma se ancora ti stai chiedendo come chiedere la rettifica della bolletta della luce, segui i passi che ti indichiamo di seguito sulla base delle indicazioni dell’Arera, l’Autorità competente in materia.

Bolletta della luce: che cosa si paga?

Non puoi contestare l’importo di una bolletta della luce se prima non sai come si arriva a quella somma. Escludendo il canone tv Rai, che il venditore include in bolletta solo in qualità di intermediario ma con il quale non c’entra nulla, il costo del servizio di fornitura di energia elettrica è composto sostanzialmente da quattro voci, ovvero:

  • la spesa per la materia energia;
  • la spesa per il trasporto e la gestione del contatore;
  • la spesa per gli oneri di sistema;
  • imposte e Iva.

Materia energia

La prima voce, cioè la spesa per la materia energia, comprende:

  • una quota fissa (euro all’anno);
  • una quota energia (euro al kWh) con prezzo differenziato per fasce orarie con contatore elettronico letto a distanza.

Il prezzo può essere aggiornato ogni trimestre. Nell’arco dei tre mesi, per i clienti domestici il prezzo è invariato, mentre per le utenze non domestiche può subire dei cambiamenti mensili.

Nel dettaglio, di questa voce fanno parte gli importi fatturati relativamente alle diverse attività svolte dal venditore per fornire l’energia elettrica al cliente finale. L’importo finale relativo alla «materia energia» è fatto di:

  • energia (PE);
  • dispacciamento (PD);
  • perequazione (PPE);
  • commercializzazione (PCV);
  • componente di dispacciamento (DispBT).

Infine, i clienti che appartengono alla maggior tutela e che ricevono la bolletta elettronica possono trovare il relativo sconto sotto questa voce.

Trasporto e gestione

Questa voce può variare ogni trimestre ed è composta da:

  • quota fissa calcolata in euro all’anno;
  • quota potenza, calcolata in euro per kWh all’anno;
  • quota energia, calcolata in euro al kWh.

Sotto questa voce si trovano gli importi fatturati per le attività che consentono all’utente di ricevere l’energia elettrica e la tariffa di trasporto, distribuzione e misura, oltre alle componenti tariffarie UC3 e UC6.

Oneri di sistema

Questa è la voce relativa ai costi delle attività di interesse generale per il sistema elettrico, che vengono pagati da tutti i clienti finali del servizio.

I clienti, in generale, pagano una quota energia espressa in euro per kWh. Poi, ci sono altre due componenti, ovvero:

  • quota potenza, espressa in euro per kWh all’anno, da cui sono escluse le abitazioni;
  • quota fissa, calcolata in euro all’anno, che non viene applicata alle abitazioni di residenza anagrafica.

Le tariffe possono variare in corrispondenza del fabbisogno per la copertura degli oneri di sistema. Di solito, vengono riviste ogni trimestre.

Il prezzo complessivo comprende, dal 1 gennaio 2018, le componenti:

  • Asos (oneri generali relativi al sostegno delle energie da fonti rinnovabili e alla cogenerazione CIP 6/92);
  • ARIM (rimanenti oneri generali).

Imposte e Iva

La quarta voce della bolletta della luce che interessa tutti gli utenti è quella, immancabile, relativa alle tasse, ovvero:

  • l’imposta di consumo, meglio conosciuta come accisa, calcolata sulla quantità di energia elettrica consumata, con agevolazioni per i clienti domestici fino a 3 kW nella residenza anagrafica;
  • l’Iva, del 22% per le utenze non domestiche e del 10% per le utenze domestiche e per alcune attività produttive.

Bolletta della luce: si può contestare?

Come si diceva all’inizio, il cliente ha il diritto di contestare la bolletta della luce se ritiene sbagliata la somma richiesta. Deve inviare una comunicazione scritta al venditore in cui espone le proprie motivazioni in merito, sia per la rettifica di fatturazione sia per la rettifica per fatturazione di importi anomali.

In quest’ultimo caso, conviene sempre allegare un’autolettura, per dare la possibilità al venditore di verificare più efficacemente la correttezza dei consumi addebitati.

Bolletta della luce: cosa deve fare il venditore dopo la contestazione?

Il venditore che riceve la comunicazione scritta dall’utente con la richiesta di rettifica della bolletta della luce è tenuto, innanzitutto, a rispondere. Deve motivare l’esito dei suoi accertamenti (quello che si chiama «obbligo di risposta motivata) e, se viene riscontrato un errore, deve provvedere alla rettifica di fatturazione ed accreditare la somma precedentemente addebitata, anche se la fattura è corretta.

In particolare, la risposta del venditore deve riportare:

  • il riferimento al reclamo scritto;
  • l’indicazione del nominativo e del riferimento organizzativo del venditore incaricato di fornire, se necessario, eventuali ulteriori chiarimenti;
  • la verifica degli elementi contrattuali dai quali derivano le condizioni economiche di fornitura e dei consumi attribuiti sulla base sia dei dati rilevati dal contatore sia dei consumi precedenti del cliente;
  • il dettaglio del calcolo effettuato per la rettifica, nel caso in cui si comunichi che essa viene effettuata.

La risposta del venditore deve arrivare entro 40 giorni di calendario dalla data in cui ha ricevuto la richiesta. Superato questo termine, il cliente non ha, comunque, diritto al risarcimento. Ma in caso di violazione grave, cioè se trascorresse troppo tempo prima di avere notizie in proposito dal venditore, è possibile rivolgersi all’Arera per l’avvio di un procedimento finalizzato a sanzioni amministrative nei confronti della parte inadempiente.

Se il cliente ha già pagato oppure è stata richiesta la rateizzazione, il venditore dovrà restituire entro 90 giorni i soldi versati in più dall’utente.

Il cliente deve trovare sul sito del venditore, accessibile dalla home page, o in formato cartaceo presso gli sportelli del venditore, il modulo per chiedere la rettifica della bolletta.

La fornitura non può essere, nel frattempo sospesa se il venditore non ha prima risposto a dovere. Tuttavia, l’interruzione può essere attuata se l’importo anomalo è inferiore o uguale a 50 euro o il reclamo è stato inviato dal cliente oltre i dieci giorni successivi al termine fissato per il pagamento della fattura di importo anomalo.

Bolletta della luce: entro quando deve avvenire la rettifica?

Nel caso in cui il venditore ammetta l’errore fatto sulla bolletta della luce, il cliente ha diritto all’accredito della somma che gli era stata addebitata in modo sbagliato.

Se l’utente ha già pagato o chiesto la rateizzazione, il venditore deve provvedere al rimborso entro e non oltre 60 giorni di calendario dalla data in cui ha ricevuto la richiesta scritta di rettifica di fatturazione. Se la fatturazione è quadrimestrale, il termine perentorio è di 90 giorni.

L’accredito può essere effettuato anche in bolletta, ma se rimane un credito del cliente, nei 60 o 90 giorni questo deve essergli corrisposto direttamente tramite assegno, bonifico, ecc.

Se ci sono dei ritardi nel rimborso, il cliente ha diritto ad avere nella prima bolletta utile un indennizzo automatico di:

  • 20 euro se la risposta arriva entro il doppio del tempo massimo;
  • 40 euro se arriva oltre il doppio del tempo massimo;
  • 60 euro se arriva dopo il triplo del tempo massimo.

L’indennizzo deve, in ogni caso, arrivare entro 8 mesi da quando il venditore ha ricevuto la sua richiesta.



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