Diritto e Fisco | Editoriale

Avvocati e la crisi: cambia il mercato ma non le regole

18 Novembre 2013 | Autore:
Avvocati e la crisi: cambia il mercato ma non le regole

Sulla soglia della povertà, i legali italiani sono stretti tra l’incudine di un mercato che non vuole più i vecchi servizi e il martello di regole ormai obsolete.

Un articolo di qualche tempo fa apparso su Italia Oggi, dal titolo “Avvocati, nuovi poveri”, metteva in evidenza la crisi di una classe professionale ormai sempre più in declino, sia come ricchezza che come identità.

Al di là delle cause che hanno portato ad una drastica riduzione del contenzioso (continui incrementi del contributo unificato, introduzione della mediazione, smisurato dilatamento dei tempi per ottenere giustizia, crisi economica che ha tagliato tutta una serie di cause di basso valore), quel che è obiettivo è che le controversie portate in tribunale sono diminuite di circa il 40%. Un avvocato, che prima aveva dieci nuove cause all’anno, ora ne ha solo 6, che peraltro gli fruttano la metà, posta la riduzione dei parametri forensi e del gratuito patrocinio. Si stima che l’abolizione delle tariffe è costata ai legali un decremento di circa il 30% del reddito.

La crisi sta toccando non solo i giovani, che non hanno alcuna prospettiva di futuro, ma anche gli studi più affermati, che stanno provvedendo a tagliare il personale, a ridurre gli investimenti e le prospettive di crescita.

I dati, però, sono peggiori di quel che si immagini. La riduzione del contenzioso, infatti, non è avvenuta in modo proporzionale tra i vari studi legali. Tale 40% in meno di contenzioso è andato a incidere nella misura di circa il 60-70% su una fascia ampissima di avvocati che prima viveva di cause affidate da privati. Il residuo, invece, è stato assorbito (e facilmente digerito) dagli studi più forti che possono contare su “clienti d’élite” e che, quindi, non subiranno più di tanto la crisi.

Ciò è connaturato a una constatazione di carattere empirico: oggi le cause le fanno principalmente le grosse società, le banche, le assicurazioni e, talvolta, gli imprenditori. Ci si affaccia ai tribunali non più per una ricerca di “giustizia”, ma per ragioni di bilancio, di policy imprenditoriale e di assorbimento delle perdite tramite l’avvio delle procedure esecutive o concorsuali.

Chi però non vanta questo tipo di clientela, ha perso gran parte del lavoro. Il vecchio decreto ingiuntivo sotto i mille euro è un ricordo della preistoria.

Circa un anno fa, un noto quotidiano anticipava la notizia che ben 40.000 legali non erano in regola con la cassa di previdenza. Peraltro, non era ancora stata approvata la riforma forense che oggi impone l’iscrizione alla cassa anche ai neo iscritti. Una tassa fissa che, commisurata al calo delle entrate, rende antieconomico l’esercizio della professione per un buon 30% dei giovani.

Colpa del mercato e delle nuove regole. Ma dietro le regole ci sono sempre uomini. E motivazioni. Tra le tante limitazioni: il divieto di ingresso di soci di capitali negli studi legali; le Stp tra avvocati che non accennano a decollare; i vari espedienti sofistici utilizzati per impedire, di fatto, la pubblicità dei legali. Regole, insomma, che ostacolano la trasformazione degli avvocati in “imprenditori”, nonostante ciò sia già avvenuto in tutti i Paesi con un mercato libero. Peraltro anche la Comunità europea ha provveduto ad equiparare gli studi legali alle Pmi (ai fini dei finanziamenti).

La verità è che sta avvenendo, all’interno dell’avvocatura, quello che, per via della rivoluzione economica degli ultimi tempi – generata anche da internet – è avvenuto in altri settori commerciali (l’industria dei contenuti ne è un perfetto esempio, con la crisi che ha toccato il mercato discografico). In buona sostanza, si assiste al tentativo dei pochi al vertice di mantenere, a tutti i costi, i vecchi privilegi di una categoria che, altrimenti, sarebbe ormai fuori dal mercato. E ciò con un enforcement delle regole tradizionali e, a volte, obsolete: regole che si scontrano con un mercato che sta cambiando rapidamente e che non fanno altro che acutizzare le ferite della professione.

La percezione, dunque, è quella di una guerra civile all’interno della stessa avvocatura, dove vi è da un lato il tentativo di arginare l’ingresso dei più giovani e, dall’altro, l’arroccarsi dei privilegi in capo a pochi.

Eppure, al di là di questa guerra intestina, c’è un terzo soggetto che deciderà per tutti: il mercato. Alla fine, si può cercare di drogarlo, di condizionarlo, di “tamponarlo” per un po’, ma non ne si può evitare l’evoluzione. E così, prima o poi, quel cambiamento che sembra di intravedere da lontano e che si tenta di tenere a debita distanza, diverrà inarginabile.

Non c’è cosa più pericolosa e autolesionista di scimmiottare il passato. Mentre inseguiamo modelli economici vetusti, mentre il mondo circola con le auto, insegniamo ai nuovi arrivati a battere ferri di cavallo.

L’Italia sembra essere tornata all’epoca dei Comuni: piccoli e grandi, sempre in guerra tra loro, alla mercé del primo invasore straniero, pronto a colonizzare l’intero territorio. È avvenuto in tanti settori economici e commerciali. Avverrà anche in quello legale se non si ripristinerà una nuova coesione, una “pace sociale” tra vecchio e nuovo.



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4 Commenti

  1. Il mercato non farà altro che avvantaggiare i più grossi; senza regole sarà la fine dei piccoli studi e e dei giovani, come è avvenuto per i supermercati; senza regole vince il più forte.
    C’è poco da stare allegri; nei prossimi anni ci sarà bisogno, al massimo, di diecimila avvocati in tutta Italia e questo significa che oltre il 90% sarà costretto a chiudere in quanto non riuscirà ad arginare i costi.

  2. Accade anche con altre categorie di professionisti che MAI sono arrivati a guadagni alti come gli avvocati. Poveri “nuovi poveri”! Con quanta sfacciataggine fanno le vittime! A vedere solamente le tariffe applicate dai legali di questo sito per consulenze per telefono o Skype! Sono tariffe proprio da… “poveri”…
    Senza censura! Vi prego!

  3. complimenti bellissimo articolo, sintetizza realisticamente la situazione attuale…da giovane avvocato e neo iscritta, pur lavorando con impegno, passione ed onestà, sono davvero proccupata di come riuscirò ad affrontare i costi conseguenti all’iscrizione alla cassa… qui si parla proprio di sopravvivenza e molti giovani colleghi, dopo anni di studio e sacrifici per superare l’ esame di Stato, già provvedono alla cancellazione dall’ albo forense…io non mi voglio arrendere e spero vivamente di non essere costretta a farlo! Cordialità

  4. Per me possono anche crepare tutti. Inutile girare attorno al problema. Quanti ladri e farabutti ci sono tra gli avvocati. E quanti cialtroni ci sono a guidare gli ordini professionali? Fatevi un giro a Milano. Prima crepano, meglio e’!

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