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Chat con minori: attenti alle allusioni erotiche

20 Novembre 2013 | Autore:
Chat con minori: attenti alle allusioni erotiche

Sono un uomo maggiorenne e ho conosciuto per chat una ragazza di 14 anni: è nata prima un’amicizia, ma lei poi ha iniziato un gioco di seduzione dal quale non mi sono sottratto; si parlava spesso di sesso e giocavamo a fare i fidanzatini, ma sempre senza nessuna costrizione da parte mia. Ci siamo incontrati dal vivo, ma non eravamo mai soli e non abbiamo avuto alcun tipo di rapporto. La sola chat è reato? Cosa rischierei se la ragazza dicesse che le fantasie in chat si sono avverate?

Quanto alla domanda sulla rilevanza delle conversioni via chat, il codice penale punisce [1] l’adescamento di minorenni, ossia il comportamento di chiunque carpisca la fiducia di un minore di sedici anni attraverso artifici, lusinghe e minacce, anche mediante l’utilizzo di internet, al fine di compiere, fra gli altri, i reati di violenza sessuale [2] e atti sessuali con minorenne [3]. Il reato è punito con la pena della reclusione da uno a tre anni.

Nel caso in questione, non conoscendo l’esatto contenuto delle conversazioni via chat fra l’interessato e la minore, non si può escludere che eventuali apprezzamenti, inviti o ricostruzioni anche fantasiose a sfondo sessuale da parte dell’uomo possano essere considerate lusinghe finalizzate ad avvicinare la ragazza o a carpirne il consenso. Tale fine dovrebbe essere dimostrato in giudizio; sicché potrebbe risultare sufficiente, in quella sede, la prova che, nonostante tali conversazioni, l’uomo non ha approfittato degli incontri con la ragazza per compiere atti sessuali o per usarle violenza.

Ciò tuttavia potrebbe non bastare poiché un giudice potrebbe desumere, dal contenuto esplicito delle conversazioni, l’oggettiva finalità di un appagamento sessuale. Il reato di cui si parla è infatti reato “di pericolo”, che punisce cioè la condotta che produce un pericolo per la libertà sessuale e psico-fisica del minore, anche se tale pericolo dovesse non concretizzarsi.

Il reato è stato introdotto da appena un anno e ciò rende ancora impossibile anticipare come i giudici intenderanno interpretare la norma e applicarla. Per questo motivo è consigliabile usare ancor più prudenza nel relazionarsi a soggetti minorenni tramite conversazioni o altre comunicazioni a sfondo chiaramente sessuale.

Quanto al secondo quesito, avente ad oggetto i rischi conseguenti ad un’eventuale dichiarazione della minore sul concreto verificarsi delle “fantasie” immaginate via chat è bene considerare anzitutto che qualunque accusa di questo genere andrebbe rigorosamente provata.

L’insidia più rilevante in questi casi è data dal fatto che spesso, in giudizio, si scontrano le dichiarazioni accusatorie della presunta vittima e quelle difensive dell’imputato, in assenza di testimoni o altre prove. In questi casi la giurisprudenza permette che il giudice possa condannare anche sulla base delle sole dichiarazioni della vittima [4]. Si deve comunque valutare la credibilità di costei, ad esempio tramite il supporto di altri indizi concordanti e/o tramite perizia psicologica, psichiatrica o medica.

È chiaro che in un processo con una vittima di minore età, l’accertamento dell’esistenza di numerose conversazioni telematiche a sfondo chiaramente sessuale fra la vittima e l’imputato costituirebbe un elemento probatorio rilevante contro l’accusato.

Nel caso in questione è decisiva anche la l’esatta età della minore: in particolare, la ragazza ha quattordici anni e la corrispondenza dura da circa un anno.

Anzitutto è bene verificare che la ragazza abbia effettivamente compiuto i quattordici anni, dato che l’esperienza dimostra che i minori tendono a dichiarare e dimostrare un’età maggiore di quella reale quando si relazionano con soggetti adulti.

In ogni caso, la durata “da circa un anno” pare implicare la concreta possibilità che la relazione in chat abbia coinvolto, seppur brevemente, il periodo nel quale la minore aveva un’età inferiore ai quattordici anni.

La distinzione è rilevante in quanto il compimento atti sessuali con un minore infraquattordicenne è reato anche in presenza di libero consenso di costui (ossia anche se il minore è consenziente). La pena prevista in questi casi è della reclusione da cinque a dieci anni.

In tal caso, la giurisprudenza utilizza una definizione piuttosto ampia di “atti sessuali”, comprendendovi tutti quegli atti in grado di coinvolgere e attingere la sfera sessuale dell’individuo.

Anche in assenza di contatto fisico, quando il comportamento del maggiorenne sia univocamente e chiaramente diretto a compiere atti sessuali con il minore, provocando in costui un turbamento psicologico (cosiddetto stato d’ansia reattivo), si risponde del reato, benché nella forma attenuata del “tentativo di reato” (e non del reato consumato) [5].

Nel caso in cui la minore abbia avuto fin dal principio della relazione un’età maggiore di quattordici anni il compimento di atti sessuali col consenso della ragazza non integra il reato.

In conclusione, i fatti narrati impongono di suggerire per il futuro la massima prudenza, evitando contatti diretti e denotanti una certa intimità, nonché il ripetersi di comunicazioni scritte aventi significati chiaramente e univocamente sessuali.


note

[1] Art. 609 undecies cod. pen.

[2] Art. 609 bis cod. pen.

[3] Art. 609 quater cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 44644 del 18.10.2011.

[5] Cass. sent. n. 31290 del 22.07.2013.


10 Commenti

  1. Egregio Iurato, salve. Le chiedo: che senso ha – dal punto di vista normativo – consentire a un maggiorenne di compiere atti sessuali con una 14enne consenziente (che diventano 16 in determinati casi) e punire invece uno scambio di messaggi erotici tra le suddette persone? In pratica: se il maggiorenne conosce una minore di anni 16 alla fermata del tram e se la porta a casa, adotta un comportamento non punibile dalla legge. Se, invece, lo stesso maggiorenne scrive qualche frase osè – tramite computer, cellulare ecc. – alla stessa minorenne, è passibile di denuncia. Il paradosso mi pare evidente: il maggiorenne può fare sesso con la infrasedicenne, ma non può conoscerla o, meglio, non può parlarci prima per conquistare la fiducia della stessa. Ha senso tutto ciò, secondo lei?

  2. L’art. 609 undecies c.p. non punisce tout court le comunicazioni a contenuto sessuale con minorenni, ma solo quelle aventi il fine di adescare il minore tramite artifici, lusinghe o minacce. Posta pertanto la liceità degli atti sessuali con ultrasedicenni consenzienti, la norma ha il fine di evitare che il consenso sia carpito tramite i mezzi di adescamento appena citati. Certamente sarà difficile nella pratica distinguere fra comunicazioni “innocenti” e illecite e non escludo quindi che ci sia il rischio di giungere in certi casi ad esiti illogici nel senso da Lei prospettato.

  3. Egregio Iurato. Ciò che mi pare stonare all’interno del “609 undecies cod. pen.” è il termine “lusinghe” e l’accezione necessariamente negativa che il legislatore dà ad esso. Da che mondo è mondo un uomo corteggia una donna con lusinghe, per catturarne la fiducia o la benevolenza. Anche perché tentare di conquistare una donna facendo l’antipatico, magari dicendole che ha brutte gambe e un’intelligenza caprina, non sarebbe il massimo dell’astuzia (a meno che la donna in questione non sia masochista). In pratica, il legislatore dà la possibilità di fare sesso con una infrasedicenne, ma non di conquistarne a priori la fiducia – lusingarla –, perché ciò sarebbe un atteggiamento propedeutico a un eventuale atto sessuale; atto sessuale però perfettamente consentito dalla legge…). A me pare tutto molto ridicolo, della serie: complicare la vita ai giudici. Ma non essendo un uomo di legge è probabile che mi sfugga qualche sfumatura. Saluti e grazie per l’attenzione.

  4. Sulla scarsa chiarezza del termine “lusinghe” ha perfettamente ragione. Come ho detto il reato è stato introdotto recentemente, quindi non resta che attendere l’interpretazione che ne daranno i giudici e sopratutto la Cassazione. Proprio a tal proposito è pertanto necessaria – al di là di ogni considerazione di tipo morale che esula da questa conversazione – un’estrema prudenza nel coltivare questo genere di relazioni/comunicazioni con soggetti di minore età.

  5. salve sig.Iurato
    sono sull orlo della disperazione in quanto a dicembre mi e’ capitato di avere delle sole e dico sole conversazioni con una 16 enne..la quale era consensiente,il punto e’ che la mamma ha letto le conversazioni,da allora non e’ successo piu nulla,nonostante la 16 enne mi ha mandato un messaggio al quale non ho risposto.
    Fatto sta che la mamma mi chiede dei soldi per il silenzio..altrimenti mi fa passare guai…
    La supplico mi aiuti…
    Cordiali saluti

  6. Egr. Sig. Filippo

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  7. Hai dimenticato che, nei casi di minore gravità, la pena è ridotta fino a 2 terzi, e quindi la pena minima risulterebbe 1 anno e mezzo circa. Infatti sarebbe assurdo dare una pena così alta a un/una 18/19enne per aver compiuto atti sessuali con un/una 13enne che magari ha pure preso l’iniziativa, quando il comportamento di un 30/40/50/60enne che li compie con un/una 14enne viene considerati legittimo! Detto ciò, a mio avviso, c’è troppa tutela per la fascia 12-14 anni, e ce n’è poca per la fascia 14-18. Come se dai 13 anni ai 14 si diventasse per magia responsabili mentre prima non ci si sarebbe nemmeno resi conto di stare al mondo. Saluti!

  8. Ho pubblicato su un sito dei racconti erotici con protagonisti adolescenti, e dopo qualche tempo sono stato io contattato da degli adolescenti che avevano letto i miei racconti e volevano conoscerne l’autore per scambiare 4 chiacchiere, perché insomma i miei racconti li avevano incuriositi, inutile dire che le chat hanno avuto come contenuto il sesso e le esperienze raccontate o fantasticate nei racconto con dettagli anche piuttosto espliciti. In casi del genere è possibile ci si configuri qualcosa di pericoloso sul lato penale per la parte maggiorenne?

  9. Nel caso in cui in una chat di un sito internet un maggiorenne si fingesse quindicenne e intavolasse una conversazione erotica fantasiosa senza fine di incontro o lucro con un altro maggiorenne che crede che il primo soggetto sia minorenne ci sarebbe una qualche sorta di problema qualora venisse segnalato alla polizia postale dal sito?

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