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Sintomi gastrite 

21 Agosto 2020 | Autore:
Sintomi gastrite 

Segnali, cause, diagnosi e terapia dell’infiammazione della mucosa che riveste la parete interna dello stomaco. Una condizione che può comparire all’improvviso oppure svilupparsi lentamente. Il lavoratore con gastrite ha diritto al risarcimento del danno?

Sei sempre stato una buona forchetta a tavola. Da qualche giorno, però, hai notato alcuni disturbi. Dopo aver mangiato, ti senti subito pieno. Avverti forti dolori, bruciori e crampi allo stomaco. Inoltre, hai una sensazione di nausea e vomito. Come mai? Con molta probabilità, la mucosa gastrica è stata danneggiata ed i fastidi che hai riconosciuto sono i tipici sintomi della gastrite. Sintomi che, a seconda della causa scatenante, possono manifestarsi improvvisamente ed evolvere in breve tempo (in tal caso, parliamo di gastrite acuta) oppure svilupparsi lentamente e persistere nel lungo periodo (in questo caso, si tratta della cosiddetta gastrite cronica).

Oltre ai disturbi appena elencati, possono comparire altri campanelli d’allarme. Se desideri saperne di più sull’argomento, prosegui nella lettura del mio articolo. Scoprirai tutto ciò che c’è da sapere sulla gastrite. Ti spiegherò quali sono le cause, come avviene la diagnosi, quali sono le terapie consigliate dall’Istituto superiore di sanità e quali sono le possibili complicanze dell’infiammazione della mucosa gastrica. Ovviamente, qualora dovessi riscontrare la comparsa di certi sintomi, consulta il tuo medico di fiducia, affinché possa esaminare i tuoi disturbi.

Infine, ti parlerò della connessione tra l’insorgenza della gastrite e l’usura lavorativa. Se la tua gastrite è stata causata da un eccessivo carico di stress sul lavoro, ti interesserà sapere che hai la possibilità di ottenere il risarcimento del danno biologico e l’equo indennizzo. Ma procediamo con ordine.

I sintomi della gastrite

La gastrite si manifesta con crampi addominali, nausea, vomito, inappetenza, diarrea, aerofagia, flatulenza, meteorismo, alitosi, dispepsia (difficoltà di digestione), feci catramose (color carbone) per la presenza di sangue. Se non trattata tempestivamente e adeguatamente, la gastrite può portare alla formazione di ulcere, di emorragie o di perforazioni dello stomaco.

Tuttavia, devi sapere che non sempre i dolori allo stomaco e i crampi addominali sono provocati dalla gastrite. Talvolta, possono essere legati alla presenza di aria nell’intestino (meteorismo) oppure alla sindrome del colon irritabile.

Ecco perché è importante consultare immediatamente il medico curante e fare attenzione ai seguenti segnali:

  • i sintomi durano più di una settimana;
  • i disturbi si riacutizzano dopo aver assunto alcuni farmaci;
  • sono presenti tracce di sangue nel vomito o nelle feci che assumono un colore particolarmente scuro (si definiscono appunto feci catramose).

Quali sono le cause della gastrite?

Come ti ho anticipato nel paragrafo introduttivo, a seconda delle cause scatenanti, la gastrite si distingue in gastrite acuta e gastrite cronica. A seguire, ti spiegherò come si distinguono le due tipologie infiammatorie della mucosa gastrica.

Le cause della gastrite acuta

La gastrite acuta è dovuta all’abuso di alcol, all’assunzione di farmaci come i Fans (Farmaci antinfiammatori non steroidei), al consumo di alimenti irritanti, piccanti, speziati o ad alto contenuto di grassi che possono indebolire la barriera difensiva che protegge la mucosa dello stomaco (mucosa gastrica), esponendola all’azione degli acidi presenti nei succhi gastrici.

Inoltre, la gastrite acuta può essere causata da un’indigestione oppure può essere la conseguenza di traumi ed eventi stressanti (ad esempio, incidenti, patologie, interventi chirurgici, ferite gravi, eccessiva usura lavorativa), di ustioni, dell’assunzione di sostanze chimiche irritanti i dell’ipovolemia (consistente nella riduzione del volume del sangue che circola nell’organismo).

Le cause della gastrite cronica

La gastrite cronica può essere asintomatica ed essere provocata dall’infezione del batterio Helicobacter pylori oppure da un errore del sistema di difesa dell’organismo (si tratta della cosiddetta gastrite autoimmune). In tal caso, il mancato assorbimento della vitamina B12 può provocare l’anemia.

Gastrite: come avviene la diagnosi?

Per diagnosticare la gastrite, in genere, il medico prescrive le seguenti indagini:

  • l’esame delle feci: in modo da escludere un’infezione o il sanguinamento dello stomaco;
  • il test del respiro attraverso cui viene accertata l’eventuale presenza dell’infezione da Helicobacter pylori. In cosa consiste il test? Il paziente deve bere un bicchiere di liquido insapore e incolore, in cui è contenuto del carbone radioattivo; dopodiché, deve soffiare all’interno di un sacchetto;
  • la gastroscopia: con un endoscopio (un tubicino sottile e flessibile dotato di una luce e di una videocamera all’estremità), inserito attraverso la bocca e la gola, viene esaminato lo stato della mucosa gastrica ed è possibile individuare eventuali erosioni o ulcere. Con questo esame possono essere prelevati piccoli frammenti di tessuto da analizzare al microscopio, al fine di verificare l’eventuale presenza dell’Helicobacter pylori e dell’infiammazione della mucosa gastrica.

Come curare la gastrite

Scopo della terapia della gastrite è favorire la riduzione del livello di acidità nello stomaco e consentire la guarigione dell’infiammazione della mucosa gastrica.

Partiamo da alcuni accorgimenti che puoi adottare autonomamente, a cui dovrai accostare le cure prescritte dal tuo medico di fiducia.

Innanzitutto, è consigliabile:

  • mangiare poco e spesso ed evitare alimenti irritanti per lo stomaco come fritti, cibi piccanti o speziati;
  • eliminare del tutto, o in parte, il consumo di bevande alcoliche;
  • ridurre lo stress ricorrendo ad alcune tecniche di rilassamento.

Se la gastrite è dovuta all’assunzione di alcuni farmaci (i Fans), il tuo medico curante potrà prescriverti altri medicinali antidolorifici, al fine di evitare la manifestazione degli effetti negativi sulla mucosa dello stomaco.

I farmaci per la cura della gastrite

Ma quali sono i farmaci che consentono di alleviare i sintomi tipici della gastrite? Ad elencarli è l’Istituto superiore della sanità, tra cui annovera:

  • gli antiacidi: si tratta di farmaci in grado di neutralizzare l’acidità dello stomaco e contrastare rapidamente il bruciore e il dolore. Sono medicinali da banco, venduti senza ricetta medica;
  • gli inibitori di pompa protonica: medicinali capaci di ridurre la secrezione acida da parte dello stomaco;
  • gli antagonisti dei recettori H2 (H2 antagonisti) come la ranitidina il cui scopo è bloccare l’azione dell’istamina sulle cellule della parete dello stomaco riducendo così il rilascio di acido cloridrico.

Terapia per l’infezione da Helicobacter pylori

Dopo aver diagnosticato l’infezione da Helicobacter pylori, il medico potrà indicarti una terapia da seguire per 14 giorni. Una terapia a base di antibiotici (l’amoxicillina e la claritromicina) e di inibitori di pompa protonica (l’omeprazolo, il pantoprazolo ed il lansoprazolo).

Ma quali sono i possibili effetti collaterali di questi antibiotici? Se segui questo tipo di terapia, potresti avere una sensazione di nausea, avvertire un sapore metallico in bocca e/o avere un disturbo della defecazione (la diarrea).

Dopo quattro settimane dalla terapia antibiotica, dovrai ripetere il test per verificare l’eliminazione del batterio Helicobacter pylori dallo stomaco. E se il batterio fosse ancora presente? A quel punto, dovrai seguire un nuovo ciclo di terapia antibiotica ricorrendo all’uso di altri medicinali con principi attivi differenti.

Nel caso dei farmaci inibitori di pompa protonica, devi sapere che se assunti per molto tempo, possono provocare alcuni effetti collaterali come mal di testa, vertigini, nausea, diarrea, stitichezza ed eruzioni cutanee. Per diminuire gli effetti indesiderati, il medico potrebbe abbassare il dosaggio del farmaco.

Gastrite: quali sono le possibili complicanze?

Se non curata, la gastrite può portare a gravi conseguenze come:

  • l’ulcera dello stomaco ( lesioni della mucosa gastrica);
  • emorragie gastriche;
  • polipi nello stomaco;
  • perforazioni dello stomaco;
  • neoplasie gastriche (tumori benigni o maligni dello stomaco).

Gastrite del lavoratore: diritto al risarcimento del danno e all’equo indennizzo

Negli ultimi mesi, il tuo capo ti ha sovraccaricato con nuove mansioni. Per te, la mole di lavoro era eccessiva, dovendo dividerti tra attività lavorativa, cura della famiglia e delle incombenze della casa. Tuttavia, nonostante tutto, sei riuscito a portare a termine il lavoro richiesto. Ovviamente, ora, ti senti stanco e stressato. O, magari, il tuo datore di lavoro ti ha imposto trasferte e straordinari che hanno stravolto i tuoi piani e la tua quotidianità, così sei riuscito a stento ad incastrare tutti i tuoi impegni.

Questa pressione lavorativa ed il conseguente affaticamento hanno esaurito tutte le tue energie. Ed è così che orari di lavoro eccessivi con turni malsani hanno determinato l’insorgenza della gastrite. Hai provato ad assumere i farmaci consigliati dal medico, ma a nulla è servito. Così sei stato costretto a rivolgerti ad un gastroenterologo, con la speranza di riuscire finalmente a guarire e ad alleviare quei fastidiosi sintomi tipici dell’infiammazione della mucosa gastrica.

Oltre ad attivarti sul piano sanitario per trovare un rimedio alla tua gastrite, hai deciso di fare una causa di servizio alla tua azienda perché vuoi essere risarcito. Prima di muoverti in tal senso, ti sei chiesto se ti spetta il risarcimento da parte dell’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro).

A fornire la risposta alla tua domanda è una sentenza della Cassazione [1], secondo cui il dipendente di una pubblica amministrazione o di un’azienda privata ha diritto al risarcimento del danno, nel caso in cui il giudice riconosca la correlazione tra l’insorgenza del problema fisico ed una situazione lavorativa particolarmente stressante.

L’usura lavorativa non deve essere collegata ad un’attitudine del lavoratore consistente nello svolgimento dell’attività lavorativa in anticipo per la sua indole ansiosa oppure all’abitudine del dipendente di sovraccaricarsi allo scopo di spiccare nell’organizzazione aziendale. Pertanto, il risarcimento spetta al lavoratore in tutti quei casi in cui il datore di lavoro ha adottato un comportamento doloso o colposo, non predisponendo dei riposi giornalieri e settimanali oppure non avendo previsto una corretta turnazione relativamente a trasferte e straordinari.

Cosa spetta al lavoratore quando la gastrite dipende dall’ambiente lavorativo? In tal caso, il dipendente ha diritto all’equo indennizzo (previsto nel caso delle «infermità dipendenti da causa di servizio») ed al risarcimento del danno biologico. Ovviamente, la condizione dovrà essere dimostrata con delle prove e con una perizia disposta dal giudice, in grado di inchiodare il datore di lavoro, nel caso di un’azienda privata, o la pubblica amministrazione.

Ma che differenza c’è tra equo indennizzo e risarcimento del danno biologico? L’equo indennizzo consiste in una prestazione risarcitoria in denaro (una tantum) per menomazioni che hanno prodotto danni permanenti dell’integrità fisica o psichica del lavoratore a seguito di cause dirette o ricollegabili al servizio svolto.

L’Inail precisa che il risarcimento del danno biologico consiste nell’erogazione di un importo destinato ai lavoratori vittime di un infortunio o di una malattia professionale per cui sia stata accertata una menomazione dell’integrità psicofisica.


note

[1] Cass. sent. n. 93/18 del 4.01.2018.


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