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Violenza sessuale: quando c’è abuso di autorità?

21 Agosto 2020 | Autore:
Violenza sessuale: quando c’è abuso di autorità?

Abuso di autorità per costringere la vittima a subire o compiere atti sessuali: il reato può essere commesso solo da chi ricopre una carica pubblica?

Secondo la legge, la violenza sessuale è quel reato che si commette quando si costringe qualcuno a compiere o subire atti sessuali. La legge non parla di rapporto sessuale: ciò significa che, per integrare il reato, è sufficiente il compimento di un atto che, coinvolgendo una zona erogena, provochi un qualsiasi tipo di piacere sessuale all’autore del delitto. La violenza sessuale è tale anche quando prescinde da una coercizione fisica: il reato, infatti, scatta anche in presenza di intimidazioni oppure della soggezione derivante dall’altrui autorità. È qui che entra in gioco il problema di cui parleremo, e cioè quando c’è abuso di autorità nella violenza sessuale.

Su questo tema si è recentemente espressa la Corte di Cassazione [1], la quale ha stabilito che ricorre l’abuso di autorità nella violenza sessuale anche quando si utilizza in maniera strumentale una posizione di prevalenza privata. In pratica, non occorre che l’autore del delitto rivesta una particolare qualifica pubblica (ad esempio, docente liceale, poliziotto, ecc.) affinché si possa abusare di tale posizione per compiere atti sessuali. È sufficiente che la “superiorità” nei confronti della vittima sia una situazione di fatto, a prescindere dalla funzione pubblica. Vediamo dunque quando c’è abuso di autorità nel reato di violenza sessuale.

Violenza sessuale: quando è reato?

Come anticipato in premessa, la violenza sessuale scatta quando si costringe una persona a compiere o subire atti sessuali.

La costrizione non deve essere necessariamente fisica, essendo sufficiente anche una minaccia (verbale o brandendo un’arma, ad esempio) o l’abuso della propria autorità.

La pena è la reclusione da sei a dodici anni. il reato è procedibile a querela di parte, da sporgersi entro sei mesi dal fatto.

Abuso di autorità: cos’è?

La violenza sessuale commessa con abuso di autorità scatta nel momento in cui una persona, approfittando del particolare ascendente sugli altri che gli deriva dalla propria posizione, costringe la vittima a compiere o subire atti sessuali.

Quando si può parlare di abuso di autorità capace di integrare il reato di violenza sessuale? Più in generale, cos’è l’abuso di autorità?

Innanzitutto, va subito detto che l’abuso è la condotta di chi utilizza in maniera distorta il proprio potere per ottenere fini illeciti. Si pensi al classico esempio del poliziotto che, forte della propria autorità, si fa pagare dal comune cittadino per chiudere un occhio su alcune irregolarità.

Dunque, si ha abuso di autorità quando una persona, approfittando della propria qualifica o della posizione che riveste in un particolare ambito, ottiene dei vantaggi indebiti, vantaggi che, nel caso della violenza di cui stiamo parlando, sono di natura sessuale.

Violenza sessuale: le teorie sull’abuso di autorità

A lungo si è discusso in giurisprudenza circa la portata dell’abuso di autorità; in particolare, il punto era quello di comprendere la natura dell’autorità di cui l’autore del reato abusava:

  • una parte della giurisprudenza afferma che si possa avere violenza sessuale mediante abuso di autorità solamente nel caso in cui il violentatore abbia approfittato della propria funzione pubblica. In altre parole, l’autorità di cui parlerebbe la norma è solo quella che si riceve per investitura formale, mediante provvedimento dell’autorità pubblica (si pensi dunque all’insegnante statale, all’appartenente alle forze dell’ordine, al medico di ospedale, ecc.);
  • altra parte della giurisprudenza sostiene, invece, che l’abuso di autorità prescinde dalla carica pubblica posseduta dall’autore della violenza, il quale dunque commette reato anche se abusa di un’autorità di tipo privatistico (si pensi all’insegnante privato, ad esempio).

Violenza sessuale: quando c’è abuso di autorità?

A risolvere il contrasto giurisprudenziale è intervenuta direttamente la Corte di Cassazione a Sezioni unite, secondo la quale l’abuso di autorità nella violenza sessuale sussiste a prescindere dalla carica pubblica ricoperta dall’autore del delitto.

In altre parole, c’è abuso di autorità anche da parte di chi, approfittando della propria posizione di superiorità derivantegli da una situazione di fatto, utilizza il proprio potere per costringere altri a compiere o subire atti sessuali.

L’abuso di autorità non presuppone in chi agisce una posizione autoritativa di natura formale e pubblicistica, comprendendo invece tra i soggetti attivi ogni persona, rivestita di supremazia o autorità anche privata senza particolari connotazioni, che esercita una forma di influenza o suggestione per condizionare il comportamento e comprimere la volontà del soggetto passivo.

Dunque, secondo la Suprema Corte, l‘abuso di autorità nella violenza sessuale presuppone una posizione di preminenza, anche di fatto e di natura privata, che l’agente strumentalizza per costringere il soggetto passivo a compiere o subire atti sessuali.


note

[1] Cass., sez. un., informazione provvisoria n. 11 del 16.07.2020.

Autore immagine: Depositphotos.com


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