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Rapporti confidenziali con qualcuno: l’addebito scatta?

20 Agosto 2020 | Autore:
Rapporti confidenziali con qualcuno: l’addebito scatta?

Vediamo insieme se una frequentazione molto assidua con una terza persona può essere motivo di responsabilità nella fine di un matrimonio.

Addebito: parola che non suona già bene di per se. Figuriamoci se inserita nel contesto di una separazione. Chi, da sposato, ha una vita di coppia felice che procede a gonfie vele, probabilmente, non ha la più pallida idea di cosa stiamo parlando. Discorso diverso, invece, per chi sta cercando di chiudere il proprio matrimonio tra fatica e schermaglie con il/la quasi ex.

Non solo non avete mantenuto la promessa di stare insieme per tutta la vita, ma temi anche conseguenze pesanti, dato che l’ex è convinto/a che la fine della vostra storia sia colpa tua.

Non ti ha tecnicamente beccato/a con le mani nel sacco mentre lo/la tradivi. Però ha scoperto che eri molto in sintonia con un’altra persona, più di quanto la sua pazienza abbia potuto tollerare. Normale quindi chiedersi: in caso di rapporti confidenziali con qualcuno l’addebito scatta?

È quello che cercheremo di spiegarti semplicemente ma con precisione, con l’aiuto della giurisprudenza e, in particolare, di una recente pronuncia della Corte di Cassazione [1]. Non prima di averti dato dettagliate informazioni su come funziona, in generale, l’addebito nella separazione.

Che cos’è l’addebito? 

L’addebito non è nient’altro che la colpa della fine del matrimonio. Può essere ritenuto responsabile uno dei due coniugi o anche entrambi, ma non necessariamente c’è una vera e propria colpa: se un sentimento finisce finisce, non si può puntare il dito contro nessuno. È il giudice che deve decidere se c’è o non c’è addebito, questo sulla base di una richiesta che gli arriva da uno dei due ex coniugi (o anche da entrambi, reciprocamente convinti che la responsabilità sia dell’altro), nell’ambito di una causa di separazione.

Ne consegue che la dichiarazione di addebito avviene in tutte quelle rotture non propriamente serene. Perché diciamo questo? Perché, se non lo sapessi, esistono due tipi di separazione: consensuale e giudiziale.

Nella prima l’ex coppia si accorda più o meno su tutto, segno che i rapporti sono ancora distesi, al punto da rendere possibile un dialogo. Nella seconda si arriva alla causa proprio perché ci sono contrasti tali che un’intesa non è praticabile. Sarà un giudice, quindi, a decidere su tutto: casa, figli, divisione dei beni, mantenimento e addebito, laddove lo si richieda.

Cosa comporta l’addebito

Fatto questo distinguo, potrete ben capire perché è importante pensarci bene, prima di chiedere l’addebito. Non tanto se i rapporti col vostro ex sono definitivamente compromessi: in quel caso, immaginiamo che sareste già attrezzati per una battaglia in tribunale.

Se, invece, ci sono margini per una separazione consensuale ma siete tentati dal chiedere l’addebito all’ex perché ritenete che abbia le sue colpe, riflettete un momento: siete pronti a gettarvi in una causa che può essere lunga e sofferta, considerando che bisogna provare la responsabilità di una persona nella fine del matrimonio?

Questo vuol dire che quello che potreste fare con la separazione consensuale in una sola udienza, togliendovi il dente in pochi mesi (e divorziando dopo altri sei), non vi sarebbe consentito chiedendo l’addebito, che comporta automaticamente una separazione giudiziale.

Quindi: testimoni da sentire, tante udienze, costo più alto dell’avvocato, acredine doppia, onere della prova [2], visto che se chiedete l’addebito starà a voi dimostrare la colpa di vostro marito/moglie. Ma soprattutto tempi più lunghi: da qualche mese a qualche anno. E per divorziare dovrebbero passare 12 mesi dalla sentenza invece di 6.

Questi sono i veri problemi che una richiesta di addebito comporta. Quanto alle conseguenze dell’addebito per chi viene dichiarato colpevole, non sono molte, né così pesanti, in fondo (anche per questo chi lo chiede deve essere molto determinato). Essere responsabili della fine del proprio matrimonio non comporta risarcimenti o spese in più, semmai qualcosa da ricevere in meno. Non potrai né ottenere l’assegno di mantenimento, se lo volessi, né ereditare qualcosa dall’ex alla sua morte.

Quando si può chiedere l’addebito 

Il codice civile è una bussola precisa nel far capire in quali circostanze è possibile chiedere la separazione con addebito. Circoscrive, infatti a un solo articolo [3] le ipotesi plausibili, elencando tutti i doveri da rispettare in un matrimonio. Se vengono infranti e questo rappresenta la causa della rottura, l’addebito si può chiedere con buone probabilità di successo.

Da sottolineare, però, che non basta il mero mancato rispetto di questi doveri: va dimostrato il nesso di causalità, cioè il collegamento tra la crisi insanabile e la violazione di almeno una di queste regole [4]:

  • obbligo reciproco di fedeltà: chi tradisce rischia di essere additato come l’autore della frattura. Ci sono, però, delle eccezioni. Per esempio, se il tradimento avviene successivamente all’esasperazione per avere accanto un uomo violento o una donna che ha tradito per prima. Questo obbligo si richiama a un altro: quello di avere rapporti sessuali col proprio coniuge. Naturalmente nessuno può costringere il marito o la moglie senza incorrere nel reato di violenza sessuale. L’assenza di rapporti intimi, però, può essere il motivo di una frattura di coppia, con conseguente separazione e richiesta di addebito;
  • assistenza morale e materiale: l’impegno quotidiano di parlarsi, ascoltarsi, sopportarsi e supportarsi a vicenda. Significa essere un sostegno l’uno per l’altra, dal punto di vista sentimentale ma anche concretamente e quindi economicamente;
  • collaborazione nell’interesse della famiglia: significa che i due coniugi mettono se stessi in questa relazione, dando tutto quello che possono e contribuendo anche in modo diverso al ménage familiare. Potrà, per esempio, accadere, che uno dei due lavori e l’altro decida di prendersi più cura della casa e della famiglia. In ogni caso, anche laddove marito e moglie lavorino entrambi, si tratta, in generale, di suddividersi i compiti e fare in modo che ognuno cerchi di fare del suo meglio per il benessere del nucleo familiare;
  • coabitazione: l’abbandono del tetto coniugale, cioè lasciare la casa e non tornarvi, può comportare addebito. Questo a meno che non si verifichino circostanze particolarmente spiacevoli, come maltrattamenti o violenze che costringano uno dei due coniugi ad andarsene per proteggersi.

Rapporti confidenziali e addebito

Ora che abbiamo tutte le informazioni necessarie sull’addebito possiamo tornare alla domanda che ci eravamo posti inizialmente: bastano dei rapporti molto confidenziali con qualcuno per far scattare l’addebito della separazione? La risposta arriva da una sentenza della Cassazione depositata all’inizio di agosto, che ci offre un esempio concreto.

Lui, invalido e inabile al lavoro, si vede respingere la richiesta di mantenimento e addebitare la separazione. Il motivo sta nella sua frequentazione assidua con una donna, scoperta dalla moglie e che aveva provocato una crisi irreversibile fino alla rottura. Il rapporto confidenziale instaurato dall’uomo con questa terza persona è considerato dai giudici alla stregua di un tradimento, «sintomatico del comportamento infedele».

Può produrre, infatti, una doppia conseguenza: da un lato, ove scoperto, provoca nel coniuge che si trova a subire questa situazione, una profonda sfiducia, dettata dal fatto di avere accanto qualcuno evidentemente «distratto», per non dire fedifrago; se il sospetto arriva anche ad altre persone, il coniuge almeno apparentemente tradito subisce anche una lesione della propria reputazione.

Prima che pensiate che sia facile addebitare la fine di un matrimonio a qualcuno, alt. Come spiegavamo qualche riga fa, l’addebito va provato e a fornire le prove della violazione di un dovere matrimoniale dev’essere la parte lesa, cioè chi ha subìto la rottura e vuole che la responsabilità dell’altro sia certificata da una sentenza.

Non solo: deve anche provare che il venir meno agli obblighi coniugali sia la ragione dell’addio. Potrebbe infatti anche non essere così: non è possibile, per esempio, contestare l’addebito sulla base di un tradimento che era stato perdonato e superato da molti anni. La causa del matrimonio, in un’ipotesi del genere, dev’essere evidentemente un’altra.

D’altro canto, chi viene accusato di aver voluto rompere col coniuge deve fornire la prova contraria, ovvero di non essere stato lui la causa dell’addio, o anche che il motivo addotto dall’ex non sia legato alla fine del matrimonio.

Insomma: non c’è bisogno di beccare il proprio coniuge a letto con qualcuno per dimostrare un tradimento, ma le prove servono comunque. Che siano messaggi o testimoni che dichiarino che il comportamento dell’accusato/a faceva chiaramente pensare a un amante.

In tal caso, la signora aveva in mano il rapporto di un investigatore privato che incastrava il marito, documentando gli incontri con l’altra donna. Lui non ha né negato il tradimento, né dimostrato, come sosteneva, che la crisi era preesistente alla sua frequentazione extraconiugale. Comportamenti che, in generale, non aiutano a sfuggire all’addebito.


note

[1] Cass. civ. sez. I ord. n. 16735/20 del 06/08/2020;

[2] Cass. civ. sez. I n. 16172 del 15/07/2014;

[3] Art. 143 c.c.;

[4] Cass. civ. sez. I n. 18074 del 20/08/2014;


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