Sostituzione filtro condizionatore: quando è detraibile

21 Agosto 2020 | Autore:
Sostituzione filtro condizionatore: quando è detraibile

Il credito d’imposta del 60% per la sanificazione Covid-19: a chi spetta e quali sono le condizioni per il riconoscimento, secondo l’Agenzia delle Entrate.

L’Agenzia delle Entrate non va in ferie e oggi ha emanato una nuova circolare “multiquesito” [1]: è un documento di 70 pagine che risponde a numerose domande dei contribuenti, soprattutto sulle agevolazioni introdotte dal Decreto Rilancio ora convertito in legge [2].

Il bonus sanificazione

Tra i numerosi chiarimenti contenuti nella circolare, firmata dal direttore dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini, c’è quello che riguarda il bonus per la sanificazione degli ambienti di lavoro: si tratta di un credito d’imposta, riconosciuto in misura pari al 60% delle spese effettuate per la sanificazione degli ambienti di lavoro o per l’acquisto di dispositivi di protezione.

Questo incentivo è riconosciuto a soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni, enti non commerciali (compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti) e consente loro di recuperare le spese di sanificazione per oltre la metà del costo sostenuto.

La pulizia dei condizionatori

La manutenzione periodica dei condizionatori d’aria è un’attività necessaria per garantire il buon funzionamento di questi apparecchi (per sapere come si fa leggi: “Come mantenere l’aria pulita a casa e in ufficio“).

La sostituzione dei filtri 

L’ordinaria manutenzione dei condizionatori comprende anche la pulizia o la sostituzione dei filtri, che con il normale funzionamento accumulano pulviscolo e altre impurità al loro interno e questo a lungo andare può compromettere la salubrità dell’aria. Ciascun impianto ha la sua periodicità di lavaggio, di sanificazione e di sostituzione dei filtri.

Detrazione per sostituzione filtri: quando spetta

Nella nuova circolare, l’Agenzia risponde al quesito se sia incentivabile, con il credito d’imposta per le spese di sanificazione, la spesa sostenuta dai contribuenti per sostituire i filtri di aria dei condizionatori.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, mentre resta fuori dall’agevolazione la spesa per eseguire l’ordinaria pulizia, rientra, invece, nel credito d’imposta la sostituzione dei filtri esistenti con altri di classe superiore e, in genere, tutti gli interventi che aumentano la «capacità filtrante del ricircolo» dell’aria nell’impianto.

Ecco la risposta fornita dall’Agenzia: «in termini generali, l’ordinaria attività di pulizia degli impianti  di condizionamento non rientra tra quelle di sanificazione [3]. Di contro, le spese di pulizia degli impianti di condizionamento, diverse da quelle sostenute per le ordinarie prassi di manutenzione degli impianti e dei relativi filtri (ad esempio pulizia/sostituzione stagionale come sopra citata), finalizzate ad aumentare la capacità filtrante del ricircolo attraverso, ad esempio, la sostituzione dei filtri esistenti con filtri di classe superiore, garantendo il mantenimento delle portate, mantenendo livelli di filtrazione/rimozione adeguati, possono rientrare tra quelle rilevanti ai fini della determinazione del credito d’imposta» [4].

La sanificazione anti-Covid

Tutto questo perché – precisa l’Agenzia – ai fini del riconoscimento del credito d’imposta «per attività di sanificazione deve intendersi un’attività finalizzata ad eliminare o ridurre a quantità non significative la presenza del virus che ha determinato l’emergenza epidemiologica Covid-19.

Infatti, la circolare ricorda che nelle linee guida per la riapertura delle attività economiche e produttive, con riferimento agli impiantidi condizionamento, si stabilisce che: «Per gli impianti di condizionamento, è obbligatorio, se tecnicamente possibile, escludere totalmente la funzione di ricircolo dell’aria. In ogni caso vanno rafforzate ulteriormente le misure per il ricambio d’aria naturale e/o attraverso l’impianto, e va garantita la pulizia, ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati. Se tecnicamente possibile, va aumentata la capacità filtrante del ricircolo, sostituendo i filtri esistenti con filtri di classe superiore, garantendo il mantenimento delle portate. Nei servizi igienici va mantenuto in funzione continuata l’estrattore d’aria».

La certificazione delle attività di sanificazione

Per questi motivi, ai fini del riconoscimento delle spese ammesse al credito d’imposta, gli operatori che eseguono la sanificazione dovranno rilasciare una certificazione in cui si attesta che le attività eseguite sono conformi con le indicazioni previste nelle linee guida e nei protocolli di regolamentazione e che sono state svolte al fine di eliminare, o ridurre, la presenza del Covid-19.

«Sarà, dunque, cura degli operatori professionisti della sanificazione (o delle imprese che svolgono in proprio la predetta attività di sanificazione) predisporre una certificazione che attesti che le attività poste in essere siano coerenti con quanto indicato nel predetto protocollo e, perciò, finalizzate ad eliminare o ridurre a quantità non significative la presenza del virus che ha determinato l’emergenza epidemiologica Covid-19», specifica la circolare.


note

[1] Circolare Agenzia delle Entrate n.25/E del 20 agosto 2020.

[2] Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, convertito, con modificazioni, in Legge n. 77 del 17 luglio 2020.

[3] Così qualificate dalla circolare n. 20/E del 10 luglio 2020.

[4] Art. 125, commi 1 e 2, del Decreto Legge n.34/2020.


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