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Coronavirus: nuove restrizioni in Sardegna

21 Agosto 2020 | Autore:
Coronavirus: nuove restrizioni in Sardegna

Divieti sulle spiagge di San Teodoro, limitazioni a Cala Brandichini. Il governatore Solinas insiste sul passaporto sanitario.

Chi si trova in vacanza a San Teodoro, in Sardegna, e ama il falò, la serata sulla sabbia con la chitarra al chiaro di luna (per citare un romantico e pudico pensiero) o il bagno a mezzanotte dovrà farsene una ragione: il Comune in cui sorge il Billionaire di Flavio Briatore ha emesso un’ordinanza che vieta l’accesso alle spiagge dalle 22 alle 6 del mattino. Il sindaco Domenica Mannironi ha firmato una seconda ordinanza con cui vieta il consumo di bevande in strada.

Altre restrizioni sono state decise a Cala Brandichini, paradiso tra i più gettonati a Nord di San Teodoro: la spiaggia diventa a numero chiuso con accesso solo ad un massimo di 1.500 persone e si impone il divieto di musica nei locali dall’1 di notte in poi anziché alle 2.

Decisioni che arrivano dopo l’aumento di casi di positività al coronavirus in quella zona, soprattutto tra i giovani. Era già stata annunciata la chiusura del Billionaire per il contagio di sei persone all’interno del locale. Il Comune di San Teodoro vuole evitare che la località diventi un focolaio come quello del resort di Santo Stefano a Porto Rotondo. Si segnala, inoltre, qualche caso a Puntaldia, proprio in territorio comunale di San Teodoro.

Interviene a gamba tesa il governatore della Sardegna, Christian Solinas: «La Sardegna non ha mai avuto una circolazione virale autoctona, tutti i casi registrati – chiarisce il presidente sardo – sono di importazione o di ritorno di persone che provengono da zone in cui vi sono focolai attivi ben noti e riconosciuti». Insomma: la Sardegna, secondo Solinas, deve rimanere l’isola dei turisti e non – per usare una sua espressione, «l’Isola degli untori».

Solinas insiste sul passaporto sanitario: «Noi non siamo alla ricerca di una ragione postuma», spiega il governatore. «Allora ci fu una strumentalizzazione violenta di questa proposta che delineava un modello sul solco internazionale di esperienze come quelle della Corea del Sud e dell’Indonesia che avevano già avuto un secondo lockdown. Chiedevamo che i passeggeri presentassero un certificato insieme alla carta d’imbarco, significava evitare una recrudescenza».



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