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Sospetto furto dipendente: è legittima la videosorveglianza?

22 Agosto 2020 | Autore:
Sospetto furto dipendente: è legittima la videosorveglianza?

Videosorveglianza sul luogo di lavoro: cosa dice lo Statuto dei lavoratori? Quando le telecamere a lavoro sono legittime? Tutela del patrimonio aziendale: cos’è?

Il tema della videosorveglianza sul posto di lavoro è da sempre oggetto di dibattito. Il problema maggiore riguarda la necessità di bilanciare due interessi contrapposti: da un lato, la volontà del datore di lavoro di tenere sotto controllo i propri dipendenti; dall’altro, il diritto dei lavoratori alla propria privacy. Ma non solo: l’installazione di un sistema di videosorveglianza finalizzata a verificare il rendimento dei dipendenti rischierebbe di trasformare il datore in una specie di padrone dai pieni poteri. Ecco perché la normativa prevede tassativamente i casi in cui è possibile installare le telecamere in azienda. Ad esempio, nel caso di sospetto furto del dipendente, è legittima la videosorveglianza?

Come vedremo, la legge ammette la possibilità di installare impianti audiovisivi di controllo a tutela del patrimonio aziendale, cioè a tutela degli interessi economici del datore. Ciò non significa, però, che è possibile utilizzare le telecamere sempre e comunque: la legge restringe l’ambito di impiego di questi strumenti solamente a determinate circostanze. Tra queste rientra l’accertamento di comportamenti potenzialmente delittuosi? È quello che scopriremo.

Videosorveglianza sul lavoro: cosa dice la legge?

La videosorveglianza sul posto di lavoro è disciplinata dal cosiddetto statuto dei lavoratori [1].

Secondo la legge, gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale, e possono essere installati solamente previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali o, In mancanza di accordo, previa autorizzazione delle sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

Videosorveglianza lavoro: quando è legittima?

In buona sostanza, le telecamere sul posto di lavoro sono lecite solamente per il perseguimento di specifici scopi, e cioè:

  • per esigenze dell’organizzazione e della produzione. Si pensi alla necessità di riprendere un macchinario per verificare che questo funzioni correttamente e finisca un ciclo di produzione per iniziarne un altro; oppure a una telecamera posta sull’uscio del negozio per vedere se entrano clienti;
  • per la sicurezza del lavoro. È il caso della telecamera che riprende ambienti che, per le loro condizioni intrinseche o per i macchinari che ospita, siano pericolosi per il personale o per i terzi;
  • per la tutela del patrimonio aziendale. È legittima la videosorveglianza se serve a dissuadere da comportamenti delittuosi (furto, ecc.), tenuto conto delle peculiarità del posto di lavoro. Si pensi alle telecamere nei supermercati che servono a identificare furti che altrimenti sarebbero all’ordine del giorno.

Videosorveglianza: quando non è legittima a lavoro?

In tutti i casi diversi da quelli sopra esposti, l’installazione di un impianto di videosorveglianza sul posto di lavoro è illegittima.

In pratica, il datore non può installare le telecamere se agisce con lo scopo di verificare la prestazione lavorativa dei dipendenti, cioè di controllare se questi lavorano e come lo fanno. Egli deve essere mosso unicamente dall’intento di tutelare l’azienda da possibili pericoli o malintenzionati oppure per esigenze organizzative e produttive (cosiddetto controlli difensivi).

Tutela del patrimonio aziendale e videosorveglianza

La videosorveglianza per evitare il furto del dipendente rientra senza dubbio nei casi di controllo per la tutela del patrimonio aziendale.

Tuttavia, la tutela del patrimonio aziendale non deve diventare il pretesto per poter installare videocamere in ogni angolo. E infatti, il datore di lavoro deve sempre rispettare i principi di determinatezza e proporzionalità del fine perseguito: in altre parole, le tipologie di monitoraggio vanno valutate con gradualità e i controlli più invasivi sono legittimati solo a fronte della rilevazione di specifiche anomalie (ad esempio, furti conclamati).

In parole povere, la tutela del patrimonio aziendale giustifica l’installazione di un impianto di videosorveglianza solamente se:

  • il datore abbia un ragionevole motivo di credere che nella sua azienda stiano avvenendo furti o altre condotte illecite, oppure;
  • per le caratteristiche dell’attività lavorativa, è opportuno un controllo dei dipendenti per evitare gravi perdite all’azienda. Pensa all’impresa che tratti oro, gioielli oppure beni di grande valore, o ancora prodotti che sono facilmente sottraibili (merce sugli scaffali del supermercato, ad esempio).

Videosorveglianza: è legittima se c’è sospetto furto del dipendente?

Possiamo dunque rispondere alla domanda di fondo di questo articolo. La videosorveglianza è legittima se il datore di lavoro ha il fondato sospetto che uno dei dipendenti rubi? Assolutamente sì: le telecamere sul luogo di lavoro sono lecite se il motivo è la tutela preventiva da possibili illeciti penali.

In questo senso anche la giurisprudenza [2], secondo cui il datore di lavoro può installare telecamere nei locali della propria azienda e usare in sede giudiziaria come prova le registrazioni effettuate se ha come scopo l’accertamento di comportamenti delittuosi.

Il datore di lavoro, secondo la Suprema Corte, può legittimamente installare nei locali della propria azienda telecamere per esercitare un controllo a beneficio del patrimonio aziendale, messo a rischio da possibili comportamenti infedeli dei lavoratori, in quanto la legge tutela sì la riservatezza dei lavoratori ma non fa divieto dei cosiddetti controlli difensivi del patrimonio aziendale e non vieta il loro utilizzo in sede processuale.

Nel caso affrontato dalla Corte di Cassazione, l’istallazione dell’impianto di videosorveglianza era successiva ad un controllo operato dal datore di lavoro da cui erano rilevati dei mancati profitti. L’impianto, dunque, non si poneva come strumento per controllare a distanza i dipendenti, ledendo il diritto alla riservatezza dei lavoratori, ma piuttosto per ottenere la conferma di ciò che si verificava nella propria azienda, per la difesa del patrimonio aziendale attraverso la documentazione di attività potenzialmente criminose.


note

[1] Art. 4, l. n. 300/70.

[2] Cass., sent. n. 2890 del 22 gennaio 2015.

Autore immagine: Depositphotos.com


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