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Ferie residue e pensione

23 Agosto 2020 | Autore:
Ferie residue e pensione

Che cosa succede alle giornate di vacanza ancora da godere nel caso in cui il lavoratore sia prossimo al pensionamento e non ci sia il tempo per fruirne?

Ci sono dei casi eclatanti, come quelli dei lavoratori che, nell’arco della carriera, riescono ad accumulare un anno e più di ferie arretrate, ma sono comunque numerosi i dipendenti che, pur non avendo anni di assenze arretrate, si ritrovano alle soglie del pensionamento con moltissime giornate di vacanza ancora da fruire.

Ogni anno, difatti, maturano per legge, a favore della generalità dei lavoratori, almeno quattro settimane di ferie; i contratti collettivi e le pattuizioni individuali possono poi aumentare questo numero minimo. È facile dunque che, nell’ipotesi in cui il lavoratore si accontenti di fruire di due o tre settimane all’anno, al termine della carriera le giornate di vacanza da godere ammontino a diversi mesi.

Come comportarsi allora in caso di ferie arretrate e pensione vicina? Le ferie non ancora godute vanno perse o possono essere liquidate? Ci si chiede anche se sia possibile godere delle ferie durante il preavviso per licenziamento o dimissioni per pensionamento.

È bene innanzitutto sapere che, nella generalità delle ipotesi, le ferie non si perdono, in quanto si deroga al divieto di monetizzazione delle assenze al termine del rapporto: le vacanze non ancora godute possono quindi essere trasformate in un’indennità in denaro.

Non si può, però, ignorare il fatto che il datore di lavoro sia tenuto a far godere delle ferie minime il lavoratore, pena pesanti sanzioni. Inoltre, secondo i più recenti orientamenti della giurisprudenza, ci sono dei casi in cui le ferie si possono perdere, ossia quando il lavoratore si rifiuta deliberatamente di goderne pur essendo messo nelle piene condizioni di farlo. Particolarità sono poi previste nel caso dei dipendenti pubblici. Ma procediamo con ordine.

Come maturano le ferie?

Ogni anno, secondo la legge sull’orario di lavoro [1], maturano almeno quattro settimane di ferie: questa legge attua un’importante direttiva europea. In pratica, in tutti gli Stati europei, per la generalità dei lavoratori sono previste almeno quattro settimane di ferie (sono esclusi soltanto coloro che svolgono la propria attività in ambiti particolari, come alcuni servizi pubblici essenziali, nonché coloro il cui orario non è predeterminato).

Di queste quattro settimane, due devono essere godute entro l’anno di maturazione e possibilmente in modo consecutivo e non frazionato; le ulteriori due settimane devono essere fruite entro 18 mesi dal termine dell’anno di maturazione, a meno che il contratto collettivo non prevede un termine più ampio (il termine non deve essere però così ampio da pregiudicare la funzione delle ferie, cioè da non consentire il recupero psicofisico della persona).

Le ferie maturano in ragione di un rateo corrispondente a un dodicesimo delle vacanze annuali spettanti. Ad esempio, se da contratto collettivo sono previste 26 giornate di ferie, ogni mese matura un rateo pari a 2,167 giorni.

Che cosa succede alle ferie se lavoratore si assenta?

Se durante un mese il lavoratore si assenta, le ferie maturano lo stesso se si tratta di assenze tutelate e retribuite, almeno nella generalità dei casi. Ad esempio, il lavoratore continua a maturare le ferie se risulta assente per malattia, per infortunio, o per aver fruito di permessi per l’assistenza di un familiare disabile (permessi legge 104).

Se, invece, l’assenza non è tutelata, ad esempio in caso di sciopero, si considera maturato interamente il rateo mensile di ferire nell’ipotesi in cui risultino lavorate almeno 15 giornate nel mese. Bisogna comunque aver riguardo alle disposizioni del contratto collettivo, che potrebbero essere differenti.

Che cosa succede se il datore di lavoro non fa fruire delle ferie al lavoratore?

Se il datore di lavoro non consente al dipendente di fruire delle ferie minime previste annualmente, il lavoratore non le perde. L’interessato, difatti, può fruirne successivamente, in quanto vengono riportate alle annualità successive.

Il datore di lavoro, invece, è passibile di pesanti sanzioni, tanto più severe quanti più sono i lavoratori coinvolti nella violazione. Inoltre, il dipendente può chiedere al datore il risarcimento del danno per non aver goduto delle ferie.

La funzione di queste assenze, difatti, è fondamentale e costituzionalmente garantita [2]: le ferie servono per consentire un adeguato recupero psicofisico al lavoratore, recupero non consentito dal semplice riposo settimanale né tantomeno dal riposo giornaliero. Inoltre, le ferie consentono al lavoratore anche il recupero dei rapporti familiari e sociali, normalmente limitati dallo svolgimento dell’attività lavorativa, nonché la possibilità di fruire di momenti ricreativi e di svago.

Il lavoratore può mettersi in ferie?

Se il comportamento scorretto del datore di lavoro si protrae da tempo ed il lavoratore ha accumulato molte ferie arretrate, purtroppo non per questo il dipendente può collocarsi in vacanza a proprio piacimento.

La decisione finale sul godimento delle ferie, difatti, spetta al datore di lavoro che, nonostante debba considerare le esigenze del dipendente, ha il potere di stabilire unilateralmente la collocazione del periodo di assenza.

Come abbiamo osservato, se il datore di lavoro non consente al lavoratore di godere delle ferie minime può essere sanzionato e condannato a risarcire il danno, ma comunque, in nessun caso, il lavoratore può auto accordarsi le ferie.

Che cosa succede se il lavoratore non vuole andare in ferie?

Sono molti i lavoratori che preferiscono non fruire di tutte le ferie annuali accordate dalla legge o dal contratto collettivo. In questo modo, mettono da parte un “tesoretto” che sarà liquidato al momento del pensionamento.

Il divieto di monetizzazione delle ferie, quindi di convertire queste assenze in un’indennità, non si applica difatti al termine del rapporto lavorativo (oppure in rapporto alle ferie aggiuntive rispetto a quelle minime previste dalla legge, o, ancora, nell’ipotesi in cui la durata del contratto di lavoro sia inferiore ad un anno).

Tuttavia, la Corte europea [3] ha recentemente chiarito che, se il lavoratore viene messo in condizioni di godere delle ferie e, nonostante ripetuti inviti da parte del datore di lavoro, non ne fruisce, le assenze residue sono da considerare cancellate e non possono più essere convertite in un’indennità.

Inoltre, il datore di lavoro può collocare forzosamente il dipendente in ferie.

Ferie prima della pensione

Che cosa succede se il lavoratore arriva alle porte della pensione con moltissime ferie ancora da fruire? Il periodo di preavviso può essere utilizzato per smaltire parte di queste ferie? Nella generalità dei casi, le ferie sospendono il preavviso: questo periodo, sia nell’ipotesi in cui il lavoratore abbia rassegnato le dimissioni per pensione, sia nel caso in cui sia stato il datore di lavoro a licenziarlo in prossimità del pensionamento, non è dunque utile alla fruizione delle vacanze arretrate.

Datore di lavoro dipendente possono comunque accordarsi per la rinuncia al preavviso e la fruizione delle ferie durante questo periodo. Se il periodo che precede il termine del rapporto non è sufficiente per la fruizione di tutte le ferie arretrate, come abbiamo osservato queste vengono liquidate, a meno che non si rientri nella particolare ipotesi in cui il lavoratore ne abbia rifiutato deliberatamente la fruizione.

Ferie prima della pensione: dipendenti pubblici

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, le possibilità di monetizzare le ferie arretrate sono attualmente ridottissime.

Il dipartimento della Funzione pubblica [4], seguendo la finalità generale del taglio della spesa pubblica, ha difatti previsto che le ferie spettanti debbano essere necessariamente godute, anche in caso di cessazione del rapporto, e non diano luogo al riconoscimento d’indennità economiche sostitutive.

Fanno eccezione a questa previsione soltanto le seguenti ipotesi:

  • il rapporto di servizio finisce per decesso del lavoratore;
  • il lavoratore viene dispensato dal servizio in base ad accertamenti medico-legali;
  • il rapporto di lavoro cessa per altri motivi e risulta impossibile, per il dipendente, godere delle ferie secondo le tempistiche previste dall’ordinamento di appartenenza.


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2 Commenti

  1. QUALORA IL LAVORATORE VOGLIA CEDERE LE FERIE AD ALTRO DIPENDENTEPERCHE’ VA IN PENSIONE E NON VUOLE USUFRUIRNE PUO’ FARLO?

    1. Per poter cedere le ferie a un collega devono ricorrere le seguenti condizioni: la possibilità deve essere prevista dal contratto collettivo di categoria, che ne disciplina anche le modalità e i limiti massimi; la cessione non può avvenire dietro pagamento, ma deve essere gratuita; si possono cedere solo i giorni di ferie già maturati e non quelli ancora da maturare; la cessione è possibile solo tra dipendenti della stessa azienda; la cessione può essere fatta solo in favore di un collega i cui figli siano bisognosi, per particolari condizioni di salute, di cure costanti; non si può comunque superare i limiti di orario di lavoro previsti dalla legge.

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