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Pensione di vecchiaia in totalizzazione

24 Agosto 2020 | Autore:
Pensione di vecchiaia in totalizzazione

Trattamento pensionistico per vecchiaia raggiunto sommando i contributi accreditati presso gestioni previdenziali diverse: come funziona, requisiti, calcolo.

Chi ha versato contributi previdenziali presso gestioni diverse, nell’arco della vita lavorativa, può avvalersi di differenti strumenti per riunirli presso un’unica gestione (ricongiunzione, costituzione della posizione assicurativa, computo presso la gestione separata), oppure per sommarli senza farli confluire in un’unica cassa. In quest’ultimo caso, può avvalersi sia del cumulo che della totalizzazione.

La totalizzazione [1], così come il cumulo, consente infatti di sommare gratuitamente la contribuzione accreditata presso diverse gestioni di previdenza per poter beneficiare di un conteggio unico ai fini del diritto alla pensione. Ad esempio, se l’interessato possiede 23 anni di contributi presso una cassa professionale e 20 anni di contributi presso una gestione Inps non coincidenti, ai fini del diritto alla pensione può far valere 43 anni di contributi complessivi, sia attraverso il cumulo che attraverso la totalizzazione.

La totalizzazione, negli ultimi tempi, è tuttavia poco utilizzata in quanto è generalmente preferito il cumulo [2], che non obbliga al ricalcolo contributivo del trattamento.

Non molti sanno, però, che la totalizzazione non obbliga al ricalcolo contributivo nell’ipotesi in cui l’interessato raggiunga il requisito di contribuzione minimo per la pensione di vecchiaia presso la cassa professionale a cui è iscritto, o se raggiunge il diritto ad autonoma pensione presso una gestione Inps. Inoltre, la totalizzazione prevede requisiti più leggeri per il raggiungimento sia della pensione di vecchiaia che anticipata: vero è che il trattamento pensionistico, a causa dell’applicazione delle finestre, si raggiunge più tardi rispetto alla pensione in regime di cumulo. Tuttavia, raggiungere la pensione prima dà diritto alla cristallizzazione dei requisiti: in pratica, soddisfatte le condizioni per il trattamento, il diritto alla pensione non può essere tolto, anche se i requisiti aumentano e le leggi cambiano.

Facciamo allora il punto sulla pensione di vecchiaia in totalizzazione: quali sono i requisiti per accedere, come si calcola l’assegno pensionistico, quali contributi si possono sommare.

Apriamo anche una piccola parentesi sulla pensione di anzianità in regime di totalizzazione: il trattamento può essere ottenuto con soli 41 anni di contributi; è necessaria una finestra di attesa di 21 mesi, ma è bene chiarire che durante la finestra non è richiesta la maturazione di ulteriore contribuzione.

Pertanto, il requisito risulta più elastico rispetto a quello richiesto per la pensione anticipata in regime di cumulo, per la quale sono necessari 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne, con una finestra di attesa, in entrambi i casi, pari a 3 mesi.

Quali contributi si possono totalizzare?

L’interessato può sommare attraverso la totalizzazione, ai fini del diritto alla pensione, tutti i contributi accreditati presso le seguenti gestioni previdenziali:

  • Assicurazione generale obbligatoria (Ago), alla quale appartengono il Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld) e le gestioni speciali dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, agricoli);
  • fondi sostitutivi dell’Assicurazione generale obbligatoria, come il fondo Elettrici, Telefonici, Enpals, Fondo Volo, Inpgi;
  • Fondi esclusivi dell’Assicurazione generale obbligatoria, ossia le gestioni previdenziali in regime ex Inpdap (Cassa Stato, Cpdel, Cpi, Cpug, Cps), il fondo Ipost e Ferrovie;
  • gestione Separata Inps;
  • gestioni di previdenza dei liberi professionisti, privatizzate o private;
  • fondo Clero.

È possibile sommare i contributi:

  • obbligatori;
  • volontari;
  • figurativi;
  • derivanti da riscatto e da ricongiunzione.

La totalizzazione deve riguardare tutti i contributi presenti nelle gestioni in cui l’assicurato è o è stato iscritto: non è consentita una totalizzazione parziale, quindi non è possibile escludere una o più casse dalla somma della contribuzione.

Chi può utilizzare la totalizzazione?

Può beneficiare della totalizzazione chi:

  • non risulta già titolare di una pensione diretta erogata da una delle gestioni d’iscrizione, anche se vuole sommare i contributi maturati in casse diverse rispetto a quella che liquida la pensione;
  • non ha richiesto e accettato la ricongiunzione dei contributi;
  • non è titolare di un assegno ordinario di invalidità, in quanto assimilato a un trattamento pensionistico autonomo; il titolare di assegno ordinario d’invalidità può però avvalersi della totalizzazione se non conferma l’assegno o se viene meno il riconoscimento dell’invalidità per il diritto al trattamento [3].

Come funziona la pensione di vecchiaia in totalizzazione?

Per ottenere la pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione, l’interessato deve:

  • aver compiuto i 66 anni di età (il requisito sarà valido ameno sino al 31 dicembre 2022);
  • possedere, tra tutte le gestioni obbligatorie d’iscrizione, almeno 20 anni di contributi non coincidenti;
  • non risultare titolare di una pensione diretta (può invece essere titolare di una pensione ai superstiti, cioè di reversibilità o indiretta;
  • non aver accettato la ricongiunzione dei contributi;
  • possedere gli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva, previsti dalle gestioni di previdenza a cui è iscritto per l’accesso alla pensione di vecchiaia (ad esempio, aver maturato un assegno pensionistico superiore a un determinato importo).

A questo proposito, è bene ricordare che, per coloro che non possiedono contribuzione alla data del 31 dicembre 1995 presso le gestioni amministrate dall’Inps, è richiesto un importo della pensione di vecchiaia minimo pari a 1,5 volte l’assegno sociale.

Come funzionano le finestre per la pensione di vecchiaia?

Dal momento in cui l’interessato matura i requisiti per la pensione di vecchiaia alla liquidazione del trattamento si applica un periodo di attesa, detto finestra, pari a 18 mesi.

La decorrenza della pensione di vecchiaia in totalizzazione è, dunque, dopo 18 mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti, indipendentemente dalla data in cui è presentata la domanda di pensione.

Se l’interessato presenta la domanda di pensione di vecchiaia in totalizzazione una volta trascorsi i 18 mesi successivi alla data di maturazione dei requisiti, il trattamento pensionistico è riconosciuto comunque dal 1° giorno del mese successivo al 18° mese. Spettano dunque gli arretrati di pensione.

Resta ferma la possibilità di richiedere il trattamento pensionistico con decorrenza dal 1° giorno del mese successivo alla domanda, se sono trascorsi 18 mesi dal perfezionamento dei requisiti: in questo caso non spettano gli arretrati, ma spetta un coefficiente di trasformazione più alto, in relazione al calcolo contributivo della pensione: più è elevata l’età pensionabile, difatti, più alto risulta il coefficiente di trasformazione.

Come si calcola la pensione di vecchiaia in totalizzazione?

La pensione in totalizzazione non è calcolata come un unico trattamento, ma ciascuna gestione liquida la parte di propria competenza. In pratica, ogni gestione stabilisce la propria quota di trattamento in base all’anzianità contributiva ed ai contributi versati.

Normalmente, le gestioni previdenziali utilizzano il sistema di calcolo contributivo della pensione.

Il sistema di calcolo contributivo della pensione funziona generalmente in questo modo:

  • i versamenti accreditati, anno per anno, sono rivalutati in base a un tasso di capitalizzazione, che presso la maggior parte delle gestioni amministrate dall’Inps è basato sull’incremento quinquennale del Pil nominale;
  • la somma dei versamenti accreditati e rivalutati, detta montante contributivo, viene poi trasformata in pensione annua applicando il coefficiente di trasformazione: si tratta di un valore, espresso in percentuale, che cresce con l’età ma che viene diminuito in base agli incrementi della speranza di vita.

Per approfondire: Guida al calcolo contributivo della pensione.

In alcuni casi, può comunque essere applicato il sistema di calcolo retributivo, o misto, o il sistema proprio della gestione previdenziale senza l’obbligo di ricalcolo contributivo, nonostante ci si avvalga della totalizzazione:

  • presso le gestioni amministrate dall’Inps, se il lavoratore risulta iscritto presso la gestione interessata prima del 1996 ed ha già raggiunto nel fondo i requisiti minimi per il conseguimento del diritto a un’autonoma pensione;
  • presso le casse professionali privatizzate; nel dettaglio, si può evitare il ricalcolo integralmente contributivo se i versamenti accreditati nella gestione pensionistica sono uguali o superiori a quelli minimi richiesti per il conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia; in questi casi si applica dunque il sistema di calcolo della pensione previsto dall’ordinamento della singola gestione (che potrebbe comunque essere integralmente contributivo, dipende dalle disposizioni del regolamento di previdenza dell’ente);
  • presso le casse professionali private, si applica sempre il sistema di calcolo vigente nel singolo ordinamento (che comunque risulta quello contributivo, nella generalità dei casi).

Giovanni, consulente del lavoro, ha 66 anni di età e 30 anni di contributi presso la sua cassa professionale, oltre a 12 anni di contributi presso l’Inps. La quota Inps di trattamento viene ricalcolata col sistema integralmente contributivo in quanto Giovanni non raggiunge il diritto a un’autonoma pensione. Evita invece il ricalcolo contributivo presso la sua cassa professionale in quanto raggiunge i requisiti per la pensione di vecchiaia presso la gestione.


note

[1] D.lgs. 42/2006.

[2] Art.1, co. 239 e ss., L. 228/2012.

[3] Messaggio Inps 9626/2014.


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