Coronavirus: niente licenziamento per quarantena

24 Agosto 2020 | Autore:
Coronavirus: niente licenziamento per quarantena

Secondo i decreti Covid, il periodo di isolamento non rientra nel comporto. Ma il lavoratore dovrà dimostrare la sua situazione con certificazione sanitaria.

Il lavoratore costretto alla quarantena o all’isolamento fiduciario a causa del coronavirus non può essere licenziato nel caso in cui abbia superato il periodo di comporto. I giorni in cui un dipendente deve escludere qualsiasi contatto con altre persone, infatti, non deve essere conteggiato tra quelli di malattia che, invece, comprendono la patologia vera e propria ed un’eventuale ricaduta.

Il licenziamento deciso dal datore quando un lavoratore supera il periodo di comporto (cioè il numero massimo dei giorni di assenza per malattia che spettano ad un dipendente) rientra nei termini della giusta causa. In questo modo, la normativa tutela da una parte l’azienda (garantisce la possibilità di tenere in organico solo chi produce) e dall’altra il lavoratore, al quale consente di poter restare a casa per un determinato numero di giorni in caso di malattia.

È importante segnalare che il divieto di licenziamento introdotto proprio per il coronavirus lo scorso 17 marzo e prolungato dagli ultimi decreti non viene applicato in caso di superamento del periodo di comporto. Tuttavia, questi decreti hanno anche stabilito che i periodi trascorsi in quarantena per «gli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva», o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva «che hanno fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità» sono:

  • equiparati alla malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla «normativa di riferimento;
  • esclusi dal computo del periodo di comporto.

Il lavoratore, comunque, dovrà documentare con certificazione sanitaria la propria situazione.



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1 Commento

  1. Buongiorno, volevo porre un quesito.
    Nel caso un dipendente abbia segnalato all’azienda la necessità di interventi mirati e quest’ultima abbia invece disposto un intervento sommario (es. un’autocertificazione al posto dell’esibizione del risultato del tampone prima di accedere al luogo di lavoro per chi proveniva da zone Covid) e per conseguenza di questo abbia contratto il Covid-19 in azienda, e, in presenza di patologie respiratorie, ne abbia patito, può agire in giustizia contro il datore di lavoro?
    Grazie

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