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Risarcimento danno futuro

24 Agosto 2020
Risarcimento danno futuro

Come ottenere un indennizzo per un danno patrimoniale non ancora verificatosi: la liquidazione del cosiddetto lucro cessante.

Secondo la nostra legge non basta essere vittime di un’ingiustizia per ottenere un risarcimento. Bisogna anche dimostrare di aver subito un danno. Il che spazza via tutte le richieste di risarcimento basate su semplici questioni di principio. Ad esempio, il fatto di vedere distrutto, ad opera di terzi, un oggetto non più in uso, destinato alla spazzatura, non consente di richiedere l’indennizzo. Allo stesso modo, un’offesa che non abbia alcuna ripercussione sulla reputazione della vittima non attribuisce il diritto al risarcimento.

Non si può neanche chiedere il risarcimento su un danno potenziale e ipotetico, che cioè non si è già concretizzato. Ogni danno, infatti, deve essere attuale e reale. Di qui la questione: è possibile chiedere il risarcimento per un danno futuro?

Il problema si pone tutte le volte in cui il danno non è immediatamente percepibile ma potrebbe verificarsi in un momento successivo. Si pensi al mancato guadagno per un rappresentante di commercio che, a causa di un incidente stradale, non possa lavorare per un mese, perdendo così numerosi affari.

In linea di massima, la legge non consente di ottenere risarcimenti per danni non presenti, cioè accertabili materialmente. Tuttavia quando il verificarsi di un successivo pregiudizio costituisce un fatto verosimile (anche se non certo e matematico), il risarcimento del danno futuro è ammesso. In questo breve articolo vedremo quando e come ciò è possibile.

Cos’è il danno futuro?

Il danno futuro è quello che non si è ancora verificato quando si chiede il risarcimento. 

Poiché, per ottenere un risarcimento, è necessario dimostrare il danno, la prova del danno futuro è molto più difficoltosa rispetto a quello attuale. Essa infatti si deve basare su gravi e fondate presunzioni, ossia su validi indizi di ciò che potrebbe accadere e che ancora non si è verificato. È chiaro che convincere il giudice, in queste ipotesi, è molto più complicato. 

Per ottenere il risarcimento del danno futuro non bastano semplici sospetti – basati sull’esperienza quotidiana – che da un determinato evento derivano spesso specifiche conseguenze. 

Ad esempio, il fatto che il vicino di casa faccia spesso rumore non significa necessariamente che la qualità della propria vita sia ridotta e che, pertanto, ne sia derivato un danno. Sarà necessario documentare l’impossibilità a dormire, a riposare, a lavorare e così via. Il che potrebbe richiedere prove testimoniali o certificati medici. 

Ancora: l’aver subito un danno alla reputazione della propria azienda non significa aver anche diritto al risarcimento se non si dimostra che ne è derivata una riduzione dei guadagni.

Si ha diritto al risarcimento del danno futuro?

La nostra legge ammette il risarcimento del solo danno effettivo, sia esso di natura patrimoniale (una riduzione del reddito o un incremento delle spese) o non patrimoniale (la sofferenza interiore, una riduzione delle capacità motorie, una lesione della reputazione, ecc.). 

Il danneggiato pertanto può reclamare solo il risarcimento del danno concretamente subito, ossia né più, né meno di quanto necessario ad eliminare gli effetti economici negativi dell’illecito o dell’inadempimento. Lo dice chiaramente l’articolo 1223 del Codice civile con riferimento ai contratti: esso stabilisce che il risarcimento del danno per l’inadempimento o per il ritardo (nell’esecuzione di un contratto) deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta. 

Quindi in teoria è possibile ottenere il risarcimento del danno futuro, a patto però di dimostrare il verificarsi di tale danno. Ampio spazio è lasciato alla discrezionalità del giudice che però deve sempre valutare il danno partendo da una serie di prove fornite dal danneggiato.

Il risarcimento del danno lavorativo futuro 

Uno dei campi in cui si incontra più spesso la richiesta di risarcimento del danno futuro è quello lavorativo. Il danno futuro legato al mancato utile economico, che colpisce la vittima di un fatto illecito per il resto della sua esistenza, è spesso di difficile inquadramento e liquidazione. È infatti necessario che un medico legale accerti l’incapacità lavorativa del danneggiato e l’entità della flessione dei guadagni.  

Ad esempio, la vittima di un incidente stradale che riporta lesioni gravi, oltre a subire menomazioni fisiche (il che dà luogo al risarcimento del cosiddetto danno biologico), può anche riportare effetti sul lavoro non riuscendo più – anche solo in parte – a svolgere le precedenti mansioni. Si pensi all’operaio che subisca lesioni agli arti o all’atleta professionista che non possa più partecipare alle gare, o al professionista che non riesca a stare seduto per molto tempo davanti a un computer. 

In tali ipotesi è dovuto innanzitutto il risarcimento del cosiddetto danno patrimoniale. Questo si compone di due voci:

  • danno emergente: sono le spese vive, i costi per le cure;
  • lucro cessante: è la perdita del guadagno ossia il danno che, in futuro (anche immediato), si realizzerà. Sono le flessioni di guadagno conseguenti all’incidente. Si tratta di un danno ipotetico, il cui verificarsi però deve apparire, se non certo al 100%, piuttosto probabile.

Se anche è necessario dimostrare il danno, non è invece indispensabile dimostrare l’entità del danno futuro. Quando non si riesca in tale difficile compito, si può chiedere un risarcimento in via equitativa ossia sulla base di quanto appaia giusto al magistrato nel caso di specie, tenuto conto della circostanza concreta.

Si pensi all’agente di commercio che non potrà più guidare per tre mesi perdendo non solo le trattative in corso ma quelle che, verosimilmente, sarebbero sopraggiunte nell’arco di tale periodo. Le prime possono essere quantificate mentre per le seconde bisognerà affidarsi a un calcolo forfettario, basato ad esempio sul precedente fatturato.

Come si calcola il danno futuro?

Il danno patrimoniale da mancato guadagno presuppone la prova, sia pure indiziaria, dell’utilità patrimoniale che il creditore avrebbe conseguito se l’obbligazione fosse stata adempiuta, esclusi i mancati guadagni ipotetici, dipendenti da condizioni incerte. La liquidazione richiede un rigoroso giudizio di probabilità e non di mera possibilità.

Per ottenere il risarcimento del danno futuro, il danneggiato deve dimostrare l’entità effettiva del mancato guadagno, seppure in termini probabilistici, provando l’incidenza del danno sulla capacità lavorativa e gli effetti di tale disfunzionalità sulla contrazione di guadagno.

A quel punto il giudice potrà valutare e liquidare sulla base degli elementi acquisiti l’entità del mancato guadagno per il resto della vita del danneggiato in una misura che dovrà tenere conto dei presumibili anni lavorativi residui e dell’anticipazione immediata di una somma che valga a compensare tutta la durata della flessione professionale.

Il meccanismo di conto che porta all’erogazione di un risarcimento anticipato e unico si basa sulla determinazione in via equitativa da parte del giudice di una presumibile flessione annuale di guadagno, somma che poi andrà calibrata sulla durata della vita lavorativa. 

L’importo accertato in ragione del singolo anno lavorativo, in pratica, andrà moltiplicato per la vita professionale residua, non attraverso una mera moltiplicazione matematica per gli anni mancanti, ma con il meccanismo della “capitalizzazione anticipata”, che consiste nel moltiplicare il mancato reddito annuale per un coefficiente utilizzato abitualmente per la costituzione di rendite previdenziali o assistenziali.



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