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Mancata informativa al paziente: cosa rischia il medico

24 Ottobre 2020 | Autore:
Mancata informativa al paziente: cosa rischia il medico

Consenso informato come presupposto per la legittimità dell’attività medica. Cosa rischia il dottore che non informa il paziente?

Ogni trattamento medico deve essere preceduto da un’informativa che metta a conoscenza il paziente delle possibili conseguenze della terapia. Si tratta di un’espressione del generale principio stabilito dalla Costituzione, secondo cui  nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. In effetti, non avere conoscenza del trattamento terapeutico cui ci si sottoporrà equivale ad accettare una cura senza alcuna consapevolezza. Cosa rischia il medico nel caso di mancata informativa al paziente?

Ebbene, se ricevere le informazioni riguardanti un trattamento sanitario costituisce un diritto per il paziente, la stessa condotta diventa un obbligo per il medico, il quale è tenuto sempre ad assicurarsi che il malato sia messo nelle condizioni di accettare il trattamento avendo piena consapevolezza delle conseguenze e di tutto ciò che la cura comporta. Il rischio per il medico è di incorrere in una grave forma di responsabilità. Vediamo dunque cosa succede se non c’è il consenso informato del paziente.

Informativa al paziente: cos’è?

Ogni trattamento terapeutico cui deve sottoporsi un paziente deve essere anticipato da un’informativa che illustri sia la natura della cura che le possibili conseguenze, anche indesiderate. Solamente se il paziente presta il proprio consenso il trattamento sanitario sarà legittimo.

L’informativa deve contenere tutte le caratteristiche, i rischi e le finalità dell’intervento; in caso contrario, non sarebbe valido.

Informativa: scritta oppure orale?

L’informativa può essere fornita per iscritto oppure anche solo oralmente. Allo stesso modo, il consenso del paziente si adeguerà alla forma dell’informativa.

Nei casi di trattamenti sanitari particolarmente complessi e dagli esiti non sempre certi (si pensi a un intervento chirurgico al cuore, oppure alla chemioterapia), in genere i medici preferiscono affidarsi a un’informativa scritta, consistente in un modulo prestampato.

La ragione è evidente: solamente acquisendo il consenso scritto del paziente si potrà dimostrare senza ombra di dubbio che il consenso informato era stato accordato. Sarebbe molto più difficile per il medico provare l’assenso prestato oralmente.

Consenso informato: cos’è?

Si definisce consenso informato l’assenso prestato consapevolmente dal paziente che decide di sottoporsi a un trattamento medico dopo aver ricevuto l’informativa.

Il consenso informato è pertanto espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico.

Infine, anche qualora il consenso sia stato concesso, il paziente è sempre libero di ritirarlo in qualsiasi momento.

Informativa al paziente: che fare se è incapace?

È possibile che il soggetto che dovrà subire il trattamento medico sia incapace di intendere e di volere, ad esempio per via della malattia che lo affligge, dell’età oppure delle condizioni di salute in cui versa.

In casi del genere, il consenso informato è espresso da chi ne ha la rappresentanza legale, cioè dai genitori (se il paziente è minorenne), ovvero dal tutore, dall’amministratore di sostegno o da altra persona specificamente delegata.

Mancato consenso informato: conseguenze

Cosa succede se il paziente accetta un trattamento terapeutico senza che gli sia stata sottoposta la necessaria informativa medica per manifestare il consenso informato?

Ebbene, se il medico non ottiene il consenso informato incorrerà in responsabilità anche se il trattamento è andato a buon fine. In pratica, l’informativa al paziente è un vero e proprio obbligo che prescinde dall’esito dell’intervento.

Secondo la Corte di Cassazione [1], l’omissione dell’informazione comporta una privazione della libertà di autodeterminazione del paziente, al quale viene preclusa la possibilità di esercitare tutte le opzioni relative alle operazioni mediche, senza che questo pregiudizio sia compensato dall’esito favorevole dell’intervento.

Pertanto, il dottore è sempre tenuto ad informare in maniera chiara, corretta e completa il paziente, andando esente da responsabilità solamente se, durante l’intervento, sorgano complicazioni tali da non poter essere previste al momento dell’informativa.

Detto in altre parole, la manifestazione del consenso del paziente alla prestazione sanitaria, costituisce esercizio di un autonomo diritto soggettivo all’autodeterminazione proprio della persona fisica, diverso e distinto dal diritto alla salute inteso quale diritto del soggetto alla propria integrità psico-fisica.

Stesse conseguenze nel caso in cui l’informativa al paziente non è stata completa.

Mancata informativa al paziente: è reato?

È da escludersi, invece, che la mancata (o non completa) informativa al paziente possa essere fonte di autonoma responsabilità penale per il medico.

Ovviamente nel caso in cui l’intervento non sia stato eseguito correttamente emerge la responsabilità civile e penale del medico secondo le regole generali.

Informativa al paziente: quando non serve?

La mancata informativa al paziente non genere responsabilità per il medico in un unico caso: quando non vi sia tempo per ottenere il consenso informato.

Pensa agli interventi chirurgici da doversi fare immediatamente e a tutti i casi in cui la vita del paziente dipende dalla velocità di intervento del medico.

Dunque, in caso di urgenza (cioè nelle situazioni in cui si è in presenza di un soggetto che non è in grado di formulare l’assenso e che è in pericolo imminente per la sua salute) il medico è tenuto ad intervenire e la sua attività è pienamente legittima.


note

[1] Cass., sent. n. 12205/2015.

Autore immagine: Depositphotos.com


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