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Come costruire la pensione

25 Agosto 2020 | Autore:
Come costruire la pensione

Coprire i periodi non utili a pensione: versamenti volontari, pace contributiva, riscatto, accrediti figurativi, riunione dei contributi.

Avere una carriera continuativa e senza “buchi di contribuzione”, cioè senza periodi privi di versamenti previdenziali, è ormai una prerogativa di pochi fortunati e delle generazioni più anziane.

Ma come costruire la pensione se si è giovani, con la prospettiva di una carriera precaria e discontinua? D’altra parte, come rimediare se non si è lontanissimi dalla pensione e risultano alle spalle molti periodi non lavorati? Alcuni periodi non contribuiti possono essere recuperati ai fini della pensione, ad esempio attraverso il riscatto e, per i più giovani, anche grazie alla pace contributiva.

Se la colpa della scopertura contributiva è del datore di lavoro, che non ha effettuato i dovuti versamenti, si può ricorrere alla costituzione della rendita vitalizia. I periodi non lavorati, o comunque scoperti, possono poi essere valorizzati ai fini pensionistici “in tempo reale” con i versamenti volontari, normalmente a carico del lavoratore.

Se, invece, il problema non è costituito dalla presenza di periodi privi di contributi, ma di contributi accreditati presso gestioni previdenziali diverse, è possibile rimediare, riunendo i versamenti attraverso la ricongiunzione o il computo, oppure conteggiandoli unitariamente ai fini del diritto alla pensione attraverso il cumulo o la totalizzazione.

Senza dimenticare la possibilità di costruire, oltre alla pensione principale, una seconda pensione effettuando i versamenti presso un fondo di previdenza complementare, o semplicemente devolvendovi il Tfr (trattamento di fine rapporto).

Contributi volontari

Che cosa sono i contributi volontari e come possono aiutare il lavoratore a costruirsi una pensione?

I contributi volontari sono dei versamenti interamente a carico del lavoratore, effettuati facoltativamente quando il rapporto di lavoro che ha dato luogo all’obbligo dell’assicurazione Inps termina.

La contribuzione volontaria è utile ai fini del diritto e della misura (cioè dell’ammontare) di tutte le pensioni dirette (vecchiaia, anzianità, assegno ordinario di invalidità e inabilità) e indirette (pensione ai superstiti indiretta o di reversibilità). Può essere utile anche ai lavoratori part time che subiscono la riduzione delle settimane utili al diritto alla pensione.

Caterina ha una retribuzione molto bassa, che non raggiunge il minimo per l’accredito di tutte le 52 settimane di contributi part time nell’anno, in quanto il suo orario di lavoro è molto ridotto. Può versare i contributi volontari per integrare le settimane scoperte e arrivare così all’accredito di tutte le 52 settimane dell’anno.

Il lavoratore, per poter versare i contributi volontari, deve prima essere autorizzato dall’Inps: a tal fine deve presentare, in via telematica, attraverso il portale web dell’istituto, oppure tramite contact center (raggiungibile al numero verde 803.164) o patronato, un’apposita domanda di autorizzazione. Qui i requisiti per l’Autorizzazione al versamento dei contributi volontari.

Quanto costano i contributi volontari?

Il calcolo dei contributi da versare volontariamente varia a seconda della categoria di appartenenza. Per i lavoratori subordinati, al fine di ottenere l’importo dei versamenti dovuti per ogni settimana, bisogna applicare l’aliquota di computo vigente (per i dipendenti autorizzati dal 12 luglio 1997, il 33%) alla media della retribuzione settimanale imponibile percepita nell’anno precedente alla data di autorizzazione.

Bisogna però rispettare l’importo minimo della retribuzione settimanale su cui calcolare il contributo volontario, pari al 40% del trattamento minimo mensile di pensione a carico del Fondo pensione lavoratori dipendenti (Fpld), in vigore nell’anno considerato (per il 2020, 206,23 euro, pari a 515,58, importo del trattamento minimo, per 40%).

Lara è stata autorizzata a versare i contributi volontari. Poiché la sua retribuzione media settimanale è inferiore all’importo minimo, per ogni settimana pagherà 68,06 euro di contribuzione (206,23 x 33%). Dato che i contributi volontari si versano trimestralmente, considerando le 13 settimane di un trimestre dovrà versare, a ogni scadenza, 884,78 euro di contributi (68,06 x 13).

Per i lavoratori non iscritti presso il Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti, il calcolo dei contributi volontari è diverso. Ad esempio, per i lavoratori iscritti presso la gestione Separata, i contributi volontari sono calcolati sulla base dell’importo medio dei compensi o redditi percepiti nell’anno precedente alla domanda, applicando l’aliquota prevista per i lavoratori non iscritti ad altra forma di previdenza, pari al 25% per i professionisti ed al 33% per i parasubordinati. Per artigiani e commercianti, gli importi sono dovuti in base alla fascia di reddito imponibile in cui l’interessato rientra. Per approfondire, leggi la “Guida ai contributi volontari“.

Quali periodi coprono i contributi volontari?

I contributi volontari, normalmente, coprono soltanto i periodi successivi all’autorizzazione, fatta eccezione per i 6 mesi precedenti alla data della domanda. Non è però possibile recuperare i periodi antecedenti rispetto alla domanda di autorizzazione, né i periodi successivi per i quali risulti scaduto il termine per versare la contribuzione.

Se, comunque, il versamento viene eseguito:

  • con un ritardo inferiore a tre mesi: l’importo versato può essere imputato, su espressa richiesta dell’assicurato, al trimestre precedente a quello in cui il versamento è stato effettuato;
  • in misura inferiore all’importo necessario per coprire l’intero trimestre: le settimane accreditate vengono ridotte proporzionalmente in relazione a quanto effettivamente versato;
  • in misura superiore al dovuto: l’eccedenza non copre periodi diversi, ma viene automaticamente rimborsata dall’Inps all’assicurato.

E per coprire i periodi non utili alla pensione che non possono essere recuperati attraverso i contributi volontari, che cosa deve fare il lavoratore? L’interessato può coprirli attraverso il riscatto.

Riscatto dei contributi

Attraverso il riscatto è possibile rendere utili ai fini della pensione dei periodi scoperti da contribuzione, pagando il relativo onere.

Non tutti i periodi, però, possono essere recuperati attraverso il riscatto, ma solo quelli espressamente previsti dalla legge in base all’ordinamento previdenziale di appartenenza.

Per la generalità dei lavoratori dipendenti del settore privato è possibile riscattare i seguenti periodi:

  • i corsi di studio universitari (in alcuni casi, è possibile accedere anche al riscatto agevolato degli anni di laurea); qui trovi la “Guida al riscatto degli anni di laurea: tutto quello che devi sapere“;
  • i periodi di lavoro per i quali i contributi risultano non versati dal datore e caduti in prescrizione, tramite la costituzione di rendita vitalizia (qui trovi la “Guida: come recuperare i contributi non versati“);
  • i periodi di attività svolta con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa prima dell’insorgenza dell’obbligo contributivo presso la gestione Separata, cioè i periodi di co.co.co. anteriori al 1° aprile 1996;
  • i periodi di interruzione o sospensione del rapporto di lavoro (per cause di interruzione e sospensione previste dalla legge: questa facoltà è prevista per i periodi posteriori al 31 dicembre 1996 e per un massimo di 3 anni);
  • i periodi di congedo per motivi personali o familiari;
  • i periodi scoperti tra un rapporto di lavoro e l’altro nel caso di lavori discontinui, stagionali, temporanei successivi al 31 dicembre 1996;
  • i periodi di inattività collegati a rapporti di lavoro part-time successivi al 31 dicembre 1996;
  • i periodi di occupazione in lavori socialmente utili ai fini della misura delle pensioni;
  • gli anni di praticantato effettuati dai promotori finanziari;
  • i periodi di servizio civile su base volontaria, successivo al 1° gennaio 2009;
  • i periodi di aspettativa non retribuita per gravi motivi di famiglia;
  • i periodi di lavoro dipendente all’estero in Paesi extraeuropei e non convenzionati con l’Italia;
  • i periodi di assenza facoltativa per maternità collocati al di fuori del rapporto di lavoro;
  • il periodo di congedo per la formazione;
  • i periodi non coperti da contribuzione recuperabili attraverso la pace contributiva: qui la “Guida completa alla pace contributiva“;
  • ulteriori periodi di riscatto previsti da specifiche disposizioni di legge.

Quanto costano i contributi da riscatto?

Il riscatto, per il lavoratore, non è gratuito ma a titolo oneroso e si calcola, per i lavoratori iscritti presso le gestioni Inps, attraverso il sistema:

  • della riserva matematica retributiva, relativamente ai periodi sino al 31 dicembre 1995, o sino al 31 dicembre 2011 per chi possiede 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • della riserva matematica contributiva, per i lavoratori con meno di 18 anni di contributi al 12 luglio 1997 e per i periodi già interessati da copertura assicurativa;
  • di calcolo percentuale o contributivo, relativamente ai periodi dal 1° gennaio 1996, o dal 1° gennaio 2012 per chi possiede 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995.

In alcuni casi, l’onere di riscatto può essere sostenuto da un familiare che ha il lavoratore a carico o dal datore di lavoro.

Per approfondire, leggi la “Guida al riscatto dei contributi“.

Pace contributiva

La pace contributiva amplia notevolmente i periodi che la legge consente di riscattare: si tratta di una misura sperimentale attraverso la quale possono essere coperti tutti i buchi contributivi compresi tra l’anno di prima iscrizione ad una delle gestioni previdenziali amministrate dall’Inps e l’anno in cui risulta versato l’ultimo contributo presso una delle stesse gestioni Inps.

I periodi riscattabili non devono risultare soggetti a obbligo contributivo, o già coperti da contribuzione versata presso altre forme di previdenza obbligatoria. Inoltre, i beneficiari non devono risultare già pensionati, né in possesso di anzianità contributiva alla data del 31 dicembre 1995.

Quanto costa la pace contributiva?

Il costo della pace contributiva, o più precisamente l’onere di riscatto sperimentale,  deve essere calcolato col sistema interamente contributivo.

Nello specifico, l’ammontare dell’onere di riscatto si calcola in questo modo:

  • per ogni anno da riscattare bisogna applicare l’aliquota di computo (cioè la percentuale di contribuzione utile ai fini della pensione) vigente nella gestione previdenziale a cui appartiene l’iscritto (33% per i dipendenti), per il reddito imponibile degli ultimi 12 mesi;
  • in pratica, bisogna effettuare questa operazione: imponibile degli ultimi 12 mesi, per aliquota contributiva, per il numero di anni da riscattare;
  • nel caso in cui vi siano periodi più brevi di un anno, o che non risultino annualità intere, si deve rapportare l’imponibile dell’ultimo anno a mese, o a settimana;
  • quando l’imponibile è inferiore al reddito minimale, o non sono stati percepiti redditi, l’aliquota si applica sul minimale annuo.

L’onere di riscatto è rateizzabile in un massimo di 120 rate, ossia in 10 anni.

Si può aderire alla pace contributiva sino al 31 dicembre 2021.

Contributi figurativi

Alcuni periodi lavorati per i quali è prevista una particolare tutela legislativa non sono scoperti da contribuzione, ma risultano coperti dai contributi figurativi.

Questi contributi sono, generalmente, utili sia ai fini del diritto che della misura della pensione e vengono collocati nel periodo in cui si è verificato l’evento protetto, come l’assenza per malattia o maternità. In alcuni casi sono accreditati su domanda, in altre ipotesi direttamente dall’Inps d’ufficio.

In ogni caso, per l’accredito dei contributi figurativi, a differenza di quanto osservato in merito al riscatto e ai contributi volontari, non è dovuto alcun onere dal lavoratore.

Possono essere accreditati i seguenti periodi:

  • servizio militare e servizi assimilati;
  • assenze per maternità e congedi parentali;
  • assenze per educazione e assistenza figli
  • assenze per malattia e infortunio;
  • permessi per donazione di sangue e di midollo osseo;
  • aspettativa per funzioni pubbliche elettive e cariche sindacali;
  • persecuzione politica o razziale;
  • licenziamento per rappresaglia;
  • permessi per assistenza ai disabili (legge 104);
  • congedo per donne vittime di violenza;
  • cassa integrazione e altre integrazioni salariali;
  • disoccupazione indennizzata;
  • mobilità;
  • lavori socialmente utili;
  • contratti di solidarietà;
  • assistenza antitubercolare;
  • invalidità e inabilità indennizzate con successivo recupero della capacità lavorativa.

È possibile l’accredito di contributi volontari anche se il periodo tutelato non è totalmente scoperto da versamenti: in questo caso i contributi figurativi sono detti “ad integrazione”.

Normalmente, non esiste un periodo massimo per l’accredito dei contributi figurativi. Tuttavia, per i lavoratori (dipendenti e autonomi iscritti presso l’assicurazione generale obbligatoria Inps) che non possono far valere contributi versati prima del 1° gennaio 1993, i contributi figurativi, ai fini del diritto alla pensione di anzianità, non possono coprire più di 5 anni complessivi (260 settimane). Per questi lavoratori, i contributi eccedenti possono comunque essere utilizzati senza limitazione ai fini del diritto e della misura di qualsiasi altro tipo di pensione.

Per approfondire: “Guida ai contributi figurativi“.

Riunione dei contributi

Che cosa deve fare il lavoratore se non ha scoperture contributive, ma non arriva alla pensione perché i suoi versamenti risultano accreditati presso casse diverse?

L’interessato che possiede contribuzione accreditata presso gestioni differenti può avvalersi:

  • della ricongiunzione, per far confluire tutti i contributi presso un’unica gestione; l’operazione è normalmente a titolo oneroso per il lavoratore; il calcolo del dovuto può essere effettuato col sistema della riserva matematica o di calcolo percentuale, a seconda della collocazione dei periodi da ricongiungere, dell’anzianità contributiva dell’interessato e della gestione previdenziale di destinazione; per approfondire leggi: “Guida alla ricongiunzione“;
  • del cumulo [1], per sommare i contributi accreditati presso diverse gestioni ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia, anticipata, d’inabilità o ai superstiti; i contributi non sono riuniti, ma ogni gestione liquida la quota di propria competenza (per approfondire: “Guida al cumulo dei contributi“);
  • della totalizzazione [2]: questo strumento serve, ugualmente, per sommare i contributi accreditati presso diverse gestioni ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia, anticipata, d’inabilità o ai superstiti; per le pensioni di vecchiaia e anticipata sono previsti requisiti differenti, più leggeri ma “appesantiti”, di fatto, dall’applicazione delle finestre di attesa; inoltre, in diversi casi le gestioni liquidano il trattamento di propria competenza col ricalcolo contributivo, solitamente penalizzante (per approfondire: “Pensione in totalizzazione“);
  • del computo presso la gestione Separata Inps [3]: attraverso il computo presso la gestione Separata, è possibile far confluire presso questa cassa tutta la contribuzione posseduta, ad esclusione di quella accreditata presso le casse professionali; si devono però avere alle spalle almeno 15 anni di contributi complessivi, di cui meno di 18 al 31 dicembre 1995 e almeno 5 dal 1996, oltre ad almeno un accredito (pari a un mese di contribuzione) presso la gestione Separata stessa (per maggiori informazioni leggi “Guida al computo presso la gestione Separata“).

note

[1] Art.1, co. 239 e ss., L. 228/2012.

[2] D.lgs. 42/2006.

[3] Art.3 DM 282/1996.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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