Coronavirus, l’allarme sulle proteste no-vax

24 Agosto 2020
Coronavirus, l’allarme sulle proteste no-vax

La pagina Facebook dello Spallanzani invasa da commenti di chi è contrario alla terapia immunizzante. La preoccupazione di un virologo: «C’è in gioco la salute pubblica».

La notizia dell’avvio della sperimentazione del vaccino contro il Coronavirus da parte dello Spallanzani non è piaciuta proprio a tutti. All’annuncio del primo test da somministrare alla prima volontaria italiana sono seguite parole di orgoglio per il lavoro dell’Istituto nazionale malattie infettive, instancabile nei mesi dell’emergenza. Ma c’è stata anche una minoranza di dissidenti no-vax.

«Il virus è ormai mutato e il vaccino non credo proprio che farà effetto», ha scritto un utente di nome Giuseppe sulla pagina Facebook dello Spallanzani, commentando la notizia. Gli ha fatto eco un certo Vale: «Fatelo prima a tutti i parlamentari, poi se tra cinque anni non avranno riportato nessuna conseguenza ne riparliamo». E ancora: «Ma certo facciamo il vaccino, del quale abbiamo ancora meno certezze rispetto al Covid….», ha rincarato la dose Simona. Accanto a questi, centinaia di commenti per esprimere entusiasmo e soddisfazione.

C’era da aspettarsi una levata di scudi dei no-vax. Per quanto si senta ripetere da mesi che trovare un vaccino sia cruciale per sconfiggere il virus, l’esercito dei contrari non è scomparso. Tutt’altro: la pandemia stessa è percepita da alcuni come qualcosa da cui si può dissentire. Le immagini delle proteste dei negazionisti del Covid, in Germania come negli Stati Uniti e in altri Paesi, hanno fatto il giro del mondo.

Sull’esigenza di un’umanità intera di reperire un vaccino continua a non riconoscersi una quantità di persone che non è neppure così esigua. Lo conferma un recente sondaggio dell’Università Cattolica, secondo il quale, in Italia, il 41% delle persone pensa di non vaccinarsi.

Una percentuale che allarma il virologo Fabrizio Pregliasco, che evidenzia come, se questo dato corrispondesse al vero, non riusciremmo a raggiungere la copertura adeguata per poterci dire protetti dal Coronavirus: servirebbe il 70% di vaccinati, secondo Pregliasco, per smorzarne la diffusione. «Un obiettivo più raggiungibile rispetto al morbillo – ha detto l’esperto – che necessita di una copertura maggiore avendo un R0 molto più alto». Non sarebbe raggiungibile, però, laddove quel sondaggio ricalcasse perfettamente la realtà.

Ecco perché Pregliasco ritiene che «tecnicamente, banalmente da un punto di vista igienistico, l’obbligatorietà del vaccino sarebbe la soluzione più efficace rispetto a un’esigenza di sanità pubblica», perché «consentirebbe di raggiungere più velocemente l’obiettivo di copertura» e appare quindi «la soluzione preferibile per ottenere l’immunità di gregge», ha chiarito il virologo, intervistato dall’agenzia di stampa Adnkronos.

Pregliasco, che ha parlato comunque di «risveglio dei no-vax», come se fossero temporaneamente spariti, afferma che leggere certi commenti è «un dolore». Pur «non negando che sul tema ci sono interessi economici e geopolitici importanti», come dimostra la corsa di Usa, Cina e Russia, solo per citare alcune delle più grandi potenze mondiali, il virologo ricorda che «ci saranno più vaccini disponibili, non soltanto uno».

«Bisognerà approfondire gli studi – afferma Pregliasco – verificare il profilo di sicurezza del futuro vaccino ed essere certi che garantisca una protezione duratura nel tempo». Ma al di là delle perplessità individuali e della libertà di scelta, «è un dolore che non si veda l’aspetto di solidarietà che può essere rappresentato dalla vaccinazione. Perché anche un soggetto giovane, che magari non riporterebbe di per sé effetti pesanti» dal contrarre l’infezione «se si vaccina può comunque contribuire alla sicurezza della comunità in cui vive».

Questo è il punto focale della questione, che fa propendere Pregliasco per la strategia del vaccino antiCovid obbligatorio: «Bisogna far capire ai cittadini che l’utilità del vaccino non attiene solo all’interesse del singolo, ma diventa importante in un’ottica di salute pubblica».



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