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Avvocato: no incompatibile come presidente del Consiglio di Amministrazione purché non abbia effettivi poteri di gestione

19 Novembre 2013
Avvocato: no incompatibile come presidente del Consiglio di Amministrazione purché non abbia effettivi poteri di gestione

Le sezioni unite della Cassazione: il legale può essere presidente di un Cda di una società commerciale a determinate condizioni: accolto il ricorso di un praticante.

L’avvocato può rivestire la carica di presidente del consiglio di amministrazione di società commerciali purché non abbia effettivi poteri di gestione. Ciò prima e dopo la riforma forense del 2012.

A stabilirlo sono state, ieri, le Sezioni unite della Cassazione [1].

La Suprema Corte ha ricordato che l’ultima riforma forense ha dettato una nuova norma sull’incompatibilità della professione di avvocato con l’attività d’impresa [2]. In particolare viene previsto che “la professione di avvocato è incompatibile con la qualità di presidente di consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione di società capitalistiche”.

La disposizione non fa che ricalcare un principio già enunciato dalle stesse Sezioni Unite nella parte in cui dichiarava la professione di avvocato incompatibile con l’esercizio del commercio in nome altrui. Già prima della riforma era consolidato l’orientamento secondo cui il legale che ricopra la qualità di presidente del consiglio di amministrazione o di amministratore delegato o unico di una società commerciale si trova in una situazione d’incompatibilità [3] con l’esercizio della professione forense “qualora risulti che tale carica comporti effettivi poteri di gestione o di rappresentanza, e a prescindere da ogni indagine sulla consistenza patrimoniale della società medesima e sulla sua conseguente esposizione a procedure concorsuali”.

Il Consiglio nazionale forense, pertanto, prima di comminare una sanzione nei confronti dell’iscritto all’albo, deve prima verificare se l’incolpato, nella sua qualità di presidente dell’organo amministrativo, sia titolare di effettivi poteri di gestione [4].


note

[1] Cass. sent. n. 25797 del 18.11.2013.

[2] L. n. 247/2012, art. 3.

[3] Ai sensi dell’art. 3, primo comma, numero 1, del r.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578.

[4] Diversamente incorrerebbe nella falsa applicazione dell’art. 3 del r.d. 27 novembre 1933 n. 1578 secondo l’interpretazione costantemente seguita dalla Cassazione.


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