Scuola: le richieste degli scienziati contro il Covid

25 Agosto 2020 | Autore:
Scuola: le richieste degli scienziati contro il Covid

Chi difende l’uso delle mascherine, chi spinge per avere seri presidi sanitari, chi chiede dei test regolari. No alla misurazione della febbre a casa.

Mascherine, tamponi, distanziamenti, presidio medico. Se ne fa un gran discutere tra politici e addetti ai lavori sugli strumenti necessari alla riapertura delle scuole in sicurezza. Oggi, tocca agli scienziati fare le loro considerazioni. Senza sposare, necessariamente, il parere degli uni e degli altri, ma avanzando delle proposte in base alla loro esperienza.

Ad esempio, il direttore del dipartimento di virologia dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, sostiene dalle pagine del quotidiano Italia Oggi che «servono tamponi su larga scala per isolare subito gli infetti. E servono forniture ed organizzazione adeguate per farlo velocemente: entro 24-48 ore. Altrimenti – avverte Crisanti – la scuola diventa una polveriera».

Il virologo non usa mezzi termini per esprimere le proprie perplessità sulle linee guida dei ministeri della Salute e dell’Istruzione e dall’Istituto superiore di Sanità: «Assurdo non aver previsto un termine entro il quale fare i tamponi per casi sospetti. Non ci si rende conto di cosa voglia dire rimettere in moto una macchina da dieci milioni di persone».

Assurdo anche, aggiunge Crisanti, chiedere alle famiglie di misurare la febbre a casa ai ragazzi. «Otto milioni di famiglie misureranno la temperatura da sole, a casa, con termometri diversi. E poi si sa che i ragazzi si ammalano meno, quindi la soglia della febbre a 37,5 non è adeguata. Andava abbassata a 37».

Sulle mascherine, Crisanti taglia corto: «Sono necessarie». Perché? Perché, secondo lo scienziato, «servono ad evitare di contagiarsi in ambienti comunque chiusi e dove anche se c’è distanziamento, regola fondamentale, tenere fermi i giovani a debita distanza è più complicato. Tra l’altro – osserva ancora Crisanti – sono proprio i comportamenti dei ragazzi i più rischiosi: cosa faranno quando escono da scuola? Spero che tutti capiscano che l’abbassamento della soglia di attenzione che c’è stata questa estate non è sostenibile in autunno-inverno».

Di parere diverso l’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano Massimo Galli: «Soprattutto per i più piccoli, 5 o 6 ore in classe con la mascherina sono francamente utopia», ha detto questa mattina durante la trasmissione di Rai3 Agorà. «E se vogliamo essere onesti intellettualmente – ha sottolineato Galli –, dobbiamo dire che il distanziamento si può tentare, ma per un bambino di 8 anni è difficile».

L’infettivologo avrebbe preferito che a scuola «ci fossero seri presidi sanitari che potessero più facilmente controllare la situazione nel suo evolvere. Sono settimane, per non dire mesi, che dico di ritenere fondamentale il ripristino di una presenza sanitaria all’interno della scuola. E non soltanto per la tematica in corso relativa all’emergenza Covid-19, ma anche per tutta una serie di altri programmi che sono stati dimenticati nel tempo ed erano importanti programmi di prevenzione attuati nel contesto corretto».

Anche Galli ha parlato della questione inerente la misurazione della febbre a casa: «Se uno deve fare una sorveglianza epidemiologica – ha criticato – non la può scaricare sulle spalle dei cittadini: la deve fare come struttura sanitaria, è una responsabilità politica. Se un bimbo ha la febbre la sera e il mattino dopo non ce l’ha più e te lo mandano a scuola lo stesso, c’è qualcosa che non va. Come tutti ben sappiamo, infatti – ha aggiunto Galli – è possibile che nelle prime ore del mattino la febbre sia scesa pur essendoci un processo infettivo in atto».

Privilegiare i test rispetto alle mascherine è la proposta del presidente della Società italiana di virologia Arnaldo Caruso, professore ordinario all’Università di Brescia, che in un’intervista a La Stampa, sostiene: «L’apertura di scuole, atenei e aziende necessita di monitoraggi mirati e costanti nel tempo. Non è fondamentale che negli edifici si porti la mascherina, quanto che studenti e lavoratori vengano sottoposti a tamponi preventivi ogni due-tre mesi».



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1 Commento

  1. Ma come si fa a pensare che i bambini riescano a rispettare le distanze di sicurezza e si tengano le mascherine per ore ed ore. Io riesco a malapena a tenerla per un’ora di seguito se mi capita di andare al centro commerciale e non appena sono all’aria aperta senza nessuno intorno la tolgo per prendere una boccata d’aria. E’ praticamente impossibile pretendere dai più piccoli di tenere la mascherina per 5 ore di fila

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