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Sintomi aneurisma 

24 Ottobre 2020 | Autore:
Sintomi aneurisma 

I segnali, le cause, la diagnosi, la terapia e la prevenzione della dilatazione di un’arteria cerebrale. Le ultime pronunce giurisprudenziali.

Tuo nonno si è sentito poco bene. Inizialmente, ha avvertito un forte mal di testa fino a sviluppare uno stato confusionale ed arrivare alla perdita di coscienza. Aveva difficoltà ad esprimersi. I suoi movimenti non erano fluidi, ma a scatti. Aveva percepito un dolore lancinante alla schiena e alle gambe. Così, in preda alla preoccupazione, hai chiamato subito il suo medico curante che, dopo aver analizzato i disturbi lamentati da tuo nonno, ti ha riferito che con molta probabilità si tratta dei sintomi dell’aneurisma cerebrale. Per ulteriori accertamenti, ti ha indirizzato da uno specialista.

Nel frattempo, sei andato subito a documentarti per scoprire cos’è l’aneurisma e cosa comporta. Devi sapere che si tratta di una dilatazione che si forma quando la parete dell’arteria non è più in grado di contenere la forza che la pressione del sangue circolante esercita su di essa. Pertanto, la parete risulta danneggiata in una delle tre parti da cui è composta, così cede e si assottiglia progressivamente.

Gli aneurismi assumono diversa gravità a seconda della loro forma, dimensione e posizione; quelli minori di 7 millimetri (mm) non causano alcun disturbo, sono considerati a basso rischio di rottura e, solitamente, sono collocati in una zona definita circolo anteriore del poligono di Willis.

Gli aneurismi rotti rappresentano un grave pericolo per la vita, infatti, possono provocare un’emorragia subaracnoidea che è spesso causa di invalidità permanente. Tuttavia, in alcuni casi, c’è la possibilità di ritornare a condurre una vita normale.

Se vuoi saperne di più sull’argomento, prosegui nella lettura del mio articolo. Ti spiegherò quali sono i sintomi, le cause, i fattori di rischio, la diagnosi ed i trattamenti consigliati nel caso di un aneurisma cerebrale. Dopodiché, ti parlerò di tre interessanti casi sottoposti al giudizio della Corte di Cassazione, della Corte dei Conti e del Tar.

Aneurisma cerebrale: le diverse tipologie

La dimensione, la forma e la posizione dell’aneurisma cerebrale influiscono sui sintomi che possono manifestarsi nel paziente, in più sono indicativi delle cause e delle terapie da seguire.

Gli aneurismi si suddividono per grandezza in:

  • micro: inferiori a 5 millimetri (mm);
  • piccoli: tra i 5 e i 12 mm;
  • grandi: tra i 12 e i 25 mm;
  • giganti: maggiori di 25 mm.

Gli aneurismi cerebrali possono assumere forme differenti e si distinguono in:

  • sacciformi o sacculari: in tal caso, il rigonfiamento si localizza in un punto della parete, assumendo le sembianze di un palloncino con un collo stretto e un corpo più dilatato (sacca). Oppure, nel caso in cui si susseguano più sacche, il rigonfiamento ha l’aspetto di una bacca;
  • fusiformi: la dilatazione riguarda l’intera circonferenza dell’arteria ma si estende per un lungo tratto del vaso sanguigno;
  • cirsoidei: dilatazioni e restringimenti determinano un andamento serpeggiante del vaso sanguigno;
  • navicolari: la sezione del vaso ricorda il profilo di una nave. La dilatazione coinvolge ¾ della circonferenza.

Gli aneurismi più frequenti sono i sacciformi o sacculari, mentre i fusiformi sono rari ed i cirsoidei sono ancora più rari.

Quali sono i sintomi dell’aneurisma cerebrale?

Generalmente, gli aneurismi cerebrali sono asintomatici e di piccole dimensioni.

Quando comprimono il tessuto cerebrale o le strutture nervose a causa della grandezza che hanno raggiunto oppure per la loro collocazione, possono provocare:

  • dolore;
  • disturbi visivi: ad esempio, strabismo, dolore dell’orbita e visione doppia. Se comprimono i nervi ottici possono causare un calo della vista e un restringimento del campo visivo.

Prima della rottura degli aneurismi, si può avvertire un mal di testa, il cosiddetto“mal di testa sentinella”. La rottura vera e propria determina un mal di testa lancinante, definito “mal di testa a rombo di tuono”.

A seguito della rottura degli aneurismi, i sintomi più frequenti avvertiti dai pazienti sono i seguenti:

  • difficoltà ad esprimersi;
  • stato di confusione;
  • breve perdita di coscienza;
  • sensibilità alla luce;
  • rallentamento nei movimenti;
  • movimenti a scatti;
  • perdita dell’equilibrio e della coordinazione motoria;
  • irrigidimento del collo;
  • paralisi di una parte del corpo;
  • nausea e vomito;
  • deficit visivi.

Quali sono i fattori di rischio dell’aneurisma cerebrale?

I fattori di rischio che possono favorire l’insorgenza dell’aneurisma cerebrale sono:

  • l’età: di solito, si manifesta dopo i 40 anni;
  • un trauma cranico;
  • l’ipertensione arteriosa;
  • l’aterosclerosi;
  • l’abuso di alcol e fumo di sigaretta;
  • il consumo di droghe;
  • il sovrappeso e l’obesità;
  • l’inattività fisica;
  • una storia familiare di aneurisma.

Aneurisma cerebrale: quali sono le cause?

Gli aneurismi cerebrali sono definiti congeniti se presenti sin dalla nascita, o meglio sono congenite alcune anomalie delle arterie che, in seguito, ne favoriscono lo sviluppo.

Tra gli aneurismi congeniti vi sono:

  • la malformazione artero-venosa (MAV): vene e arterie comunicano direttamente tra loro, contrariamente a come dovrebbe essere;
  • il rene policistico;
  • la coartazione aortica;
  • la sindrome di Ehlers-Danlos;
  • lo pseudoxantoma elastico (PXE).

Diagnosi di aneurisma cerebrale

Ci sono aneurismi cerebrali silenti che non causano alcun disturbo e sono di piccole dimensioni. In questi casi, gli aneurismi non comprimono le strutture nervose o i tessuti del cervello. Pertanto, può darsi che non vengano mai scoperti oppure possono essere rilevati per caso nel corso di indagini radiologiche alla testa effettuate per altre ragioni (ad esempio, TAC, risonanza magnetica o angiografia).

Qualora gli aneurismi dovessero, invece, provocare dei disturbi, potrebbe essere necessaria la visita di uno specialista: in particolare, di un neurologo, un oculista o un otorino.

Confermata la presenza dell’aneurisma cerebrale, l’esperto ti indirizzerà dal neurochirurgo per ulteriori approfondimenti al fine di stabilire la grandezza, la posizione e lo stato dell’aneurisma.

Nella maggior parte dei casi, per accertare la presenza dell’aneurisma sono indicate le seguenti indagini diagnostiche:

  • angio-risonanza magnetica;
  • agiografia a sottrazione digitale;
  • tomografia computerizzata;
  • risonanza magnetica.

Aneurisma cerebrale: la terapia

Il neurochirurgo potrebbe consigliare un intervento chirurgico se gli aneurismi:

  • sono più grandi di 7 millimetri (mm);
  • sono localizzati nel circolo posteriore del poligono di Willis;
  • determinano l’insorgenza di disturbi di qualsiasi tipo.

Ovviamente, il neurochirurgo, dovrà tenere conto della forma, della dimensione, della posizione e dello stato dell’aneurisma (integro, sanguinante o rotto); dell’età e delle condizioni generali di salute del paziente.

L’operazione chirurgica può essere eseguita ricorrendo al metodo tradizionale o endovascolare.

Il trattamento endovascolare è la via più utilizzata e meno invasiva, ma comporta controlli regolari nel tempo, in quanto non potrebbe risolvere definitivamente il problema. Non sempre è possibile ricorrervi, mentre talvolta rappresenta l’unica opzione possibile, come nel caso di un aneurisma che si trova in una zona del cervello particolarmente delicata per cui intervenire con il metodo tradizionale sarebbe troppo rischioso.

Gli aneurismi rotti devono essere operati il prima possibile, qualora le condizioni lo consentano, allo scopo di prevenire la comparsa di eventuali complicazioni.

Aneurisma cerebrale: quali sono le possibili complicazioni?

Nel caso della rottura dell’aneurisma, le ipotesi che possono verificarsi sono due:

  • il sangue che fuoriesce dal vaso sanguigno può versarsi all’esterno del cervello tra due delle tre membrane che lo rivestono e proteggono, provocando la cosiddetta emorragia subaracnoidea;
  • il sangue che fuoriesce dal vaso sanguigno può diffondersi all’interno del cervello causando un’emorragia intracerebrale.

Dopo la rottura di un aneurisma, quali sono le complicazioni a cui si può andare incontro? Ecco i possibili scenari che possono presentarsi:

  • secondo sanguinamento, da cui possono derivare ulteriori danni;
  • vasospasmo: consiste nella contrazione anomala dei vasi sanguigni cerebrali. La quantità di sangue che arriva alle cellule cerebrali diminuisce e provoca un’ischemia;
  • idrocefalo: dopo un’emorragia subaracnoidea a causa del sangue, si verifica questa condizione che determina il blocco della circolazione del liquido che circonda il cervello e il midollo spinale. Accumulandosi, il liquido aumenta la pressione sul cervello, danneggiandone i tessuti;
  • alterazioni idro-elettrolitiche: si verificano in seguito alle lesioni dell’ipotalamo, provocate da un’emorragia subaracnoidea. Il danno ipotalamico altera l’equilibrio dei minerali presenti nel sangue (come sodio, calcio, potassio). Nel momento in cui i livelli di sodio si riducono, allora le cellule del cervello si ingrossano e vengono danneggiate.

Si possono prevenire gli aneurismi cerebrali?

Come restare in buona salute? Per mantenere una condizione di benessere, è consigliabile:

  • condurre un corretto stile di vita;
  • seguire una dieta sana ed equilibrata;
  • praticare costantemente attività fisica;
  • dormire circa 8 ore a notte;
  • non fumare;
  • non fare un eccessivo consumo di alcol;
  • evitare l’assunzione di droghe.

Come ti ho anticipato nei precedenti paragrafi, gli aneurismi di piccole dimensioni sono molto diffusi e non creano problemi, sono spesso scoperti casualmente durante accertamenti effettuati per altri motivi.

Sono necessarie indagini più specifiche in presenza di:

  • aneurismi di grandi dimensioni;
  • aneurismi presenti in zone ritenute pericolose o causa di disturbi;
  • malformazione dei vasi sanguigni;
  • malattie ereditarie che possono aumentarne il rischio di formazione e rottura;
  • due familiari con aneurisma, di cui uno di primo grado.

Per la prevenzione sono indicate:

  • indagini periodiche, per controllare lo stato dell’aneurisma e la sua evoluzione;
  • operazioni chirurgiche per eliminare la dilatazione in caso del rischio di rottura.

Per maggiori informazioni, ti consiglio di rivolgerti ad uno specialista.

Aneurisma cerebrale: giurisprudenza

Dopo averti parlato dei sintomi, della cause, dei fattori di rischio, della diagnosi e delle terapie indicate per il trattamento dell’aneurisma cerebrale, a seguire ti spiegherò cosa hanno deciso i giudici negli ultimi casi portati nelle aule dei tribunali. Ecco quali sono state le ultime pronunce giurisprudenziali sui pazienti a cui è stato diagnosticato l’aneurisma cerebrale.

Responsabilità del medico chirurgo

Con riferimento alla responsabilità del medico chirurgo [1], la Corte di Cassazione ha precisato che bisogna valutare la diligenza nell’adempimento della prestazione professionale assumendo come parametro la condotta del debitore qualificato [2] e non quella del buon padre di famiglia. Pertanto, in presenza di un paziente con sintomi aspecifici, il sanitario è tenuto a prenderne in considerazione tutti i possibili significati e a segnalare le alternative ipotesi diagnostiche.

Nel caso sottoposto all’attenzione degli Ermellini, la sentenza della Corte d’Appello è stata cassata con rinvio. Sentenza che aveva ritenuto diligente la condotta dei sanitari, i quali in presenza di sintomi aspecifici (in particolare, svenimento e cefalea), non univocamente riconducibili ad un aneurisma cerebrale, ma nemmeno tali da escluderlo, avevano omesso di prescrivere al paziente tempestivi approfondimenti diagnostici con riguardo alla TAC cranica.

Infermità per causa di servizio ed equo indennizzo

Il Tar di Roma ha stabilito che non può escludersi che agli eventi di servizio possa ascriversi, anche in via soltanto concausale, una funzione scatenante del quadro morboso dell’aneurisma cerebrale, a prescindere dalla natura endogeno-costituzionale della patologia.

Aneurisma cerebrale e servizio militare

In un caso analizzato dalla Corte dei Conti [4], è stato evidenziato che la rottura di un aneurisma che ha determinato l’emorragia cerebrale è un fatto del tutto spontaneo e ineluttabile dipendente esclusivamente da una congenita malformazione cerebrovascolare, manifestatasi occasionalmente durante il servizio militare.

Pertanto, il servizio militare non può essere considerato fattore eccezionale sopravvenuto che escludendo il rapporto di causalità tra le condizioni preesistenti e l’evento, costituisca causa o concausa efficiente e determinante dell’evento [5].


note

[1] Cass. civ. sez. III n.30999 del 30.11.2018.

[2] Art. 1176 co. 2 cod. civ.

[3] TAR Roma (Lazio) sez. III n.3441 del 10.05.2006.

[4] Corte Conti (Lombardia) sez. reg. giurisd. n.1183 del 21.11.1995.

[5] Art. 41 D.P.R. n. 1092 del 1973.


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1 Commento

  1. Mio nonno ha avuto un aneurisma cerebrale. E’ stato bruttissimo. Ero un ragazzino e lui abitava in casa con la mia famiglia. Non appena ho visto che stava male e aveva i sintomi che avete descritto in questo articolo, ho chiamato subito i miei genitori che erano a lavoro e loro hanno avvisato l’ambulanza. E’ stato un brutto colpo. Il neurochirurgo gli ha detto che bisognava sottoporlo ad un intervento chirurgico. E’ stato utile lì per lì. Poi, dopo un po’ di tempo è venuto a mancare per altre ragioni

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