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Eredità: è possibile favorire un figlio rispetto agli altri?

19 Novembre 2013 | Autore:
Eredità: è possibile favorire un figlio rispetto agli altri?

È consentito al genitore, tramite testamento, di lasciare in eredità ai propri figli quote differenti del proprio patrimonio, sempre che sia rispettata la quota minima prevista dalla legge per ogni figlio.

Sicuramente più di qualche genitore, nel valutare a chi lasciare in eredità il proprio patrimonio si sarà imbattuto in questo dubbio: in sede di testamento, è possibile favorire un figlio rispetto a un altro?

La risposta è semplice.

Tutti i figli, sia legittimi sia naturali sia adottivi, sono eredi “legittimari[1], e cioè sono eredi ai quali è riservata per legge una quota minima di eredità. Gli altri eredi legittimari sono il coniuge e gli ascendenti legittimi.

Ebbene, la legge, se da un lato garantisce ad ogni figlio una quota minima di eredità, che non può essergli sottratta nemmeno da una diversa volontà trascritta nel testamento, dall’altro riconosce al testatore il diritto di disporre a proprio piacimento di una quota del proprio patrimonio, che per questo motivo è denominata “quota disponibile”.

La percentuale del proprio patrimonio, di cui il testatore può disporre liberamente con il testamento, senza incorrere in nessun divieto previsto dalla legge, dipende dagli eredi legittimari esistenti al momento della sua morte [2].

Il genitore che abbia intenzione di premiare maggiormente uno dei propri figli, lasciandogli una quota di eredità superiore a quella riservata agli altri, dunque, potrà concretamente attuare ciò nel pieno rispetto delle norme riconoscendo ad ogni figlio la quota minima prevista per legge, ed aggiungendo alla quota riservata  al figlio prediletto, di pari valore rispetto a quella lasciata agli altri figli, anche l’ulteriore quota che corrisponda alla percentuale di patrimonio disponibile.

Diversamente, i figli che avessero ricevuto in eredità una quota inferiore a quella minima, a loro spettante per legge, potrebbero chiedere la riduzione delle disposizioni testamentarie eccedenti la quota di cui il defunto poteva liberamente disporre, impugnando il testamento dinanzi al Tribunale competente [3].


Se gli unici eredi legittimari esistenti sono i figli, allora il genitore potrà disporre di una quota pari ad un terzo del suo patrimonio da devolvere, tramite testamento, in piena libertà e secondo le sue preferenze.

Nel caso in cui, invece, oltre ai figli il genitore che muore lasciasse anche il coniuge, la suddetta quota disponibile si ridurrebbe ad un quarto del suo patrimonio.

note

[1] Art. 536 cod. civ.

[2] Artt. 536 e seguenti cod. civ.

[3] Art. 554 cod. civ.


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5 Commenti

  1. Mia madre in vita aveva(è deceduta) le seguenti possedenze,,4/6 di una abitazion avuti dopo il decesso di mio padre e gli altri 1/6 io e 1/6 mio fratello.I suoi 4/6 gli ha venduti a mio fratello,rogito. Ha acquistato in seguito di sua proprietà 1 mansarda che poi ha venduto,Ha ereditato una casa dalla madre che ha venduto rogito. sempre a mio fratello si ha lasciato usufrutto e mio fratello la nuda proprietà.io non ho avuto nulla che faccio? è lesione di leggittima? o si può fare altro?grazie stefano

  2. Buonasera che cosa significa impugnare il testamento? Se ci sono state apertura di successione, dichiarazione all’agenzia delle entrate, integrazione della successione con una cifra di soldi arrivata per vittoria di soldini di un ricorso legge Pinto del defunto padre che stata distribuita innoarti uguali agli eredi,e se c è un testamento pubblico dove a parità di eredi tre figli eredi universali ,una invece delle figlie ha ricevuto l onere di dare una cifra in soldi ai due fratelli senza che sia spiegato il motivo né che esista nei loro confronti alcun debito, si può lo stesso impugnare il testameno per non pagarli i fratelli? Grazie

  3. Buongiorno mia nonna ha fatto testamento e sulla vendita della casa ha lasciato 15000 euro per la luce perpetua a una figlia e il resto della vendita della casa diviso le tre sorelle si può impugnare testamento per questi 15000 euro?

    1. Dai difetti di forma e di sostanza, all’incapacità del testatore di intendere e volere: le ragioni per contestare il testamento davanti al giudice e farlo annullare possono essere diverse. Le cause di impugnazione di testamento sono, di solito, tra le più lunghe e complesse perché implicano l’applicazione di diversi istituti giuridici e perché, molto spesso, richiedono l’audizione di numerosi testimoni e l’ausilio di esperti tecnici (si pensi al perito calligrafico o al medico legale che accerti se una determinata patologia, certificata dalle cartelle cliniche, sia stata in grado di inficiare la capacità di intendere e volere del testatore). Peraltro, quando la controparte è un familiare l’atteggiamento delle parti è difficilmente conciliabile. Benché nelle cause in materia di successione la legge preveda l’obbligo di mediazione preventiva, il tentativo di trovare un accordo tra parenti naufraga nella gran parte dei casi. Inizia così il lungo giudizio di impugnazione del testamento con l’analisi delle varie eccezioni: da quelle sui vizi di volontà a quelle sulla lesione della cosiddetta legittima; dalle asserite violazioni delle norme sui criteri formali a quelli sui criteri sostanziali imposti dalla legge nella redazione delle ultime volontà. Scopri quando e come impugnare un testamento nel nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/157620_quando-e-come-impugnare-un-testamento
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