Se il padre è «immaturo» perde l’affido

25 Agosto 2020
Se il padre è «immaturo» perde l’affido

L’irresponsabilità di un genitore non può ripercuotersi sui figli perché rischia di danneggiarli. La decisione del tribunale di Salerno.

Ci vuole maturità per gestire i rapporti di coppia, soprattutto se la coppia non è più tale e se ci sono dei figli di mezzo. Una cosa è certa: l’atteggiamento poco adulto di un genitore separato non può ripercuotersi sulla prole. Lo sostiene il tribunale civile di Salerno (presidente Giorgio Jachia) che, con un provvedimento [1], ha negato l’affido condiviso a quello che potrebbe essere definito un esempio di padre immaturo.

In che senso immaturo? Il tribunale ha messo in fila una serie di comportamenti non consoni dell’uomo, descritto, appunto, come soggetto con «aspetti di forte immaturità e narcisismo, che gli impediscono l’assunzione di una serie di responsabilità». Se ne sottolinea l’inaffidabilità dal punto di vista economico, ma anche per quanto riguarda le visite ai figli, non rispettando i tempi fissati dal giudice per frequentarli. Soprattutto emerge un astio nei confronti dell’ex moglie che non si è preoccupato di celare né in generale, né davanti ai bambini, accusando la madre di non curarli anche davanti a loro.

Ciò si è tradotto nel far assistere spesso almeno uno dei due figli ad accese discussioni con l’ex al telefono, salvo poi chiedergli ripetutamente notizie su eventuali relazioni della madre con altri uomini. Il protagonista della sentenza, inoltre, ha deciso all’improvviso di interrompere il percorso di mediazione familiare per recuperare il rapporto con l’altra figlia.

L’immaturità, insomma, va intesa come un’inclinazione del genitore a coinvolgere il proprio bambino o ragazzo nelle dispute con l’ex, atteggiamento malsano e irrispettoso nei confronti di un figlio, che denota una generale incapacità a proporsi come figura di riferimento. Il rischio – come in questo caso – è di generare angoscia nei minori, facendoli sentire parte integrante dei conflitti tra i genitori.

Questo, secondo il giudice, può rappresentare un serio problema per il benessere della prole, rendendo quindi necessario l’affido esclusivo alla madre, per fare in modo che sia la donna a prendersi cura dei ragazzi.

Scopo dell’affido condiviso, infatti, è fare in modo di mantenere una continuità familiare e un rapporto costante tra genitori e figli, benché padre e madre siano separati e non vivano più sotto lo stesso tetto. Per questo, la legge 54/2006 lo predilige e viene applicato nella stragrande maggioranza dei casi, all’atto di una separazione tra coniugi con figli. Se, però, le stravaganze di uno dei due genitori possono pregiudicare l’equilibrio della prole, allora, tanto vale affidarli al più responsabile tra i due.


note

[1] Trib. civ. Salerno sent. n. 850/2020 del 03/03/2020;


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