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Mascherine e bambini: per l’Oms obbligo è relativo

25 Agosto 2020
Mascherine e bambini: per l’Oms obbligo è relativo

Vincolo da valutare nella fascia d’età dai 6 agli 11 anni. Contrariamente a quanto impone l’Italia. 

Il Governo italiano e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non la vedono allo stesso modo, quanto a utilizzo di mascherine da parte dei bambini. Emerge dall’ultima guida Oms, in materia di protezioni antiCovid per i più piccoli. Dal suo portale, in forma di domande e risposte, l’agenzia Onu per la salute spiega in quali casi l’uso è raccomandato e in quali si può evitare.

Secondo l’Organizzazione, i piccoli dai 5 anni in giù possono non portarle: questo anche perché i bambini molto piccoli sembrano essere più al riparo dal rischio di contrarre l’infezione. Discorso diverso per i ragazzini di 12 anni o più grandi: vengono considerati dall’Oms alla stregua di adulti e devono indossare le mascherine quando non è possibile rispettare il distanziamento.

Quanto ai bambini dai 6 agli 11 anni, secondo l’Oms «dipende». In questi casi, il ricorso a protezioni per il viso, che schermino dalle goccioline fonte di contagio, si può valutare caso per caso. Ed è qui che la differenza con la strategia scelta dall’Italia diventa sostanziale.

L’ultima circolare del ministero della Salute, emanata il 17 agosto dal ministro Roberto Speranza, prevede l’obbligo «sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza». Compresi i bambini dai 6 anni in su: l’unica deroga ammessa è per i più piccoli.

Ma che intende l’Oms per valutare caso per caso? L’uso dai 6 agli 11 anni può essere elastico e tener conto delle specifiche situazioni in cui il minore si trova. Per esempio, il ricorso alla mascherina può essere più opportuno in presenza di una trasmissione diffusa del virus nell’area in cui vive il bambino. Andrebbe indossata anche quando il piccolo interagisce con persone a rischio di sviluppare malattie gravi, come anziani e persone malati cronici.

Bisogna anche accertarsi che il bambino sia capace di usare in modo sicuro la mascherina. È più probabile, inoltre, che i bimbi la usino correttamente, o facciano uno sforzo in più, negli ambienti in cui sono presenti adulti, che possano controllarne il corretto utilizzo o aiutarli, se ne abbiano bisogno. Se poi la mascherina deve diventare elemento di distrazione, meglio evitare: l’Oms chiede di valutarne «il potenziale impatto sull’apprendimento e sullo sviluppo psicosociale».

L’agenzia Onu per la salute non si dice espressamente contraria a un utilizzo a scuola: l’argomento non viene minimamente toccato dalle ultime linee guida Oms. In un documento precedente, si ricorreva nuovamente alla strategia del «dipende»: «La decisione di indossare una maschera a scuola dipende dalla valutazione del rischio – sostiene l’Oms -. Ad esempio, quanto è esteso Covid-19 nella comunità? La scuola può garantire una distanza fisica di almeno un metro dagli altri?».

Una specie di «obbligo flessibile», insomma, per prendere in prestito un’espressione poco felice di un ex ministro a proposito dei vaccini. L’ordinanza del ministero della Salute resterà in vigore fino al 7 settembre. Intanto, a fine agosto, tornerà a riunirsi il comitato tecnico scientifico (cts) che, quanto ai bambini e al ritorno a scuola, ha previsto – almeno per ora – l’uso esteso di mascherine a partire dai 6 anni anche durante le lezioni.



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