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Pensione anticipata gestione Separata

25 Ottobre 2020 | Autore:
Pensione anticipata gestione Separata

Liberi professionisti senza cassa e collaboratori: quali trattamenti pensionistici possono ottenere prima del compimento dell’età pensionabile?

Sono molto numerosi gli iscritti presso la gestione Separata Inps: questa cassa di previdenza, nata per assicurare la copertura assicurativa agli occupati con contratti di lavoro atipici, come i collaboratori e i lavoratori autonomi occasionali, nonché ai professionisti privi di una propria gestione previdenziale, è diventata in seguito la gestione di riferimento per numerose altre categorie, come gli amministratori e le persone retribuite attraverso il contratto di prestazione occasionale e il libretto famiglia.

Gli iscritti presso la gestione Separata hanno diritto alla generalità dei trattamenti pensionistici riconosciuti ai lavoratori iscritti presso le gestioni amministrate dall’Inps; in particolare, hanno diritto alle stesse tipologie di pensione previste per i lavoratori privi di contribuzione anteriore al 1996. Sia agli iscritti presso la gestione Separata, che agli iscritti presso le altre gestioni Inps dopo il 1996, si applica difatti il sistema di calcolo interamente contributivo.

Per entrambe le categorie, l’accesso alla pensione anticipata può avvenire, oltreché in forma ordinaria, anche in forma agevolata, con soli 20 anni di contributi.

Facciamo allora il punto sulla pensione anticipata gestione Separata: quali trattamenti possono essere ottenuti prima dell’età pensionabile e con quali requisiti.

Ricordiamo inoltre che i lavoratori iscritti presso la gestione Separata, così come i lavoratori privi di contributi antecedenti al 1996, possono ottenere anche una tipologia di pensione di vecchiaia agevolata, con soli 5 anni di contributi.

Chi deve iscriversi alla gestione Separata?

Ricordiamo le principali categorie di iscritti presso la gestione Separata:

  • collaboratori, assegnisti e dottorandi titolari di borse di studio: questi lavoratori versano a titolo di contributi il 34,23%; il minimale di reddito per l’accredito di 12 mesi di contributi è pari a 15.953 euro; all’anno, per l’accredito di 12 mesi di contributi, si devono pagare dunque 5.460,71 euro; per l’accredito di un mese di contributi è necessario pagare 455,06 euro; due terzi della contribuzione è a carico del committente;
  • amministratori, sindaci o revisori di società, associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica: questi lavoratori versano a titolo di contributi il 34,23%; il minimale di reddito per l’accredito di 12 mesi di contributi è pari a 15.953 euro; all’anno, per l’accredito di 12 mesi di contributi, si devono pagare dunque, anche in questo caso, 5.460,71 euro; per l’accredito di un mese di contributi è necessario versare 455,06 euro; due terzi della contribuzione è a carico del committente;
  • componenti di collegi e commissioni: questi lavoratori versano a titolo di contributi il 33,72% sul minimale di reddito pari a 15.953 euro; all’anno, per l’accredito di 12 mesi di contributi, si devono pagare dunque 5.379,35 euro; per l’accredito di un mese di contributi è necessario pagare 448,28 euro;
  • venditori porta a porta e lavoratori autonomi occasionali con reddito oltre 5mila euro: questi lavoratori versano a titolo di contributi il 33,72% sul minimale di reddito pari a 15.953 euro; all’anno, per l’accredito di 12 mesi di contributi, si devono pagare dunque 5.354,06 euro; per l’accredito di un mese di contributi è necessario pagare 446,17 euro; due terzi della contribuzione è a carico del committente;
  • associati in partecipazione (con contratti ancora in essere) e medici in formazione specialistica: questi lavoratori versano a titolo di contributi il 33,72% sul minimale di reddito pari a 15.953 euro; all’anno, per l’accredito di 12 mesi di contributi, si devono pagare dunque 5.354,06 euro; per l’accredito di un mese di contributi è necessario pagare 446,17 euro;
  • lavoratori autonomi: questi lavoratori versano a titolo di contributi il 25,72% sul minimale di reddito pari a 15.953 euro; all’anno, per l’accredito di 12 mesi di contributi, si devono pagare dunque 4.103,11 euro; per l’accredito di un mese di contributi è necessario pagare 341,93 euro;
  • lavoratori pensionati o iscritti ad altre gestioni previdenziali: questi lavoratori versano a titolo di contributi il 24% sul minimale di reddito pari a 15.953 euro; all’anno, per l’accredito di 12 mesi di contributi, si devono pagare dunque 3.828,72 euro.

Pensione anticipata ordinaria gestione Separata

Presso la gestione Separata, così come previsto presso la generalità delle gestioni Inps, è possibile ottenere la pensione anticipata ordinaria [1].

Questo trattamento può essere riconosciuto, sino al 31 dicembre 2026, con:

  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.

La decorrenza è spostata in avanti di tre mesi, rispetto alla data di maturazione dei requisiti, in quanto deve essere applicata una finestra di attesa; la liquidazione della pensione avviene il primo giorno del mese successivo alla chiusura della finestra.

La pensione anticipata ordinaria può essere anche ottenuta in regime di cumulo [2], ossia sommando, ai soli fini del diritto al trattamento, i contributi presenti in gestioni diverse.

In altri termini, attraverso il cumulo i versamenti presenti in casse diverse sono sommati ai fini del diritto alla pensione, mentre ai fini della misura della pensione ogni gestione liquida la quota di propria competenza.

Pensione anticipata con 20 anni di contributi

Gli iscritti presso la gestione Separata possono ottenere la pensione anticipata anche con soli 20 anni di contributi, con un’età minima pari a 64 anni (il requisito è valido sino al 31 dicembre 2022).

Si tratta della cosiddetta pensione anticipata contributiva, che prevede, nello specifico, il perfezionamento dei seguenti requisiti:

  • compimento dei 64 anni di età, sia per gli uomini che per le donne: il requisito di età, che resterà invariato sino al 31 dicembre 2022, sarà successivamente adeguato agli incrementi demografici;
  • una contribuzione effettiva minima di 20 anni (non sono considerati utili, per conseguire il trattamento, i contributi figurativi);
  • un ammontare mensile della pensione che risulti almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale (1.287,52 euro nel 2020).

La pensione anticipata a 64 anni può essere ottenuta, in alcuni particolari casi, anche attraverso il cumulo dei versamenti [3], cioè sommando i contributi accreditati presso casse diverse.

Il cumulo previsto per il raggiungimento della pensione anticipata contributiva [3], però, è differente dal cumulo ordinario [2], in particolare riguarda:

  • i lavoratori iscritti a due o più gestioni previdenziali (Assicurazione generale obbligatoria e fondi sostitutivi ed esclusivi della stessa) successivamente al 31dicembre 1995, compresa la Gestione separata Inps;
  • i lavoratori che hanno scelto di avvalersi dell’opzione di calcolo esclusivamente contributivo della pensione.

Inoltre, sono inclusi tra i destinatari anche gli iscritti alle casse dei liberi professionisti private o privatizzate, qualora queste gestioni abbiano adottato il sistema contributivo di calcolo della pensione.

Il cumulo contributivo consente a questi lavoratori di ottenere la pensione di vecchiaia ordinaria e contributiva, la pensione anticipata ordinaria e con 20 anni di contributi, la pensione d’inabilità e la pensione ai superstiti indiretta.

Pensione di anzianità in totalizzazione

La totalizzazione consiste nella possibilità di sommare tutti i contributi accreditati in diverse gestioni pensionistiche, per perfezionare i requisiti richiesti per il conseguimento della pensione di vecchiaia, di anzianità, di inabilità e indiretta.

Per ottenere la pensione anticipata in regime di totalizzazione, l’interessato deve:

  • vantare l’accredito, tra tutte le gestioni obbligatorie d’iscrizione, di almeno 41 anni di contributi non coincidenti;
  • non essere titolare di autonoma pensione (salvo pensione ai superstiti, pensione erogata da un fondo diverso dalle gestioni potenzialmente coinvolte nella totalizzazione, o pensione estera) e non aver accettato la ricongiunzione;
  • possedere gli ulteriori requisiti previsti dagli ordinamenti ai quali è iscritto per l’accesso alla pensione.

Dal momento di maturazione dei requisiti per la pensione di anzianità alla liquidazione del trattamento si applica una finestra pari a 21 mesi.

La pensione in totalizzazione non è calcolata come un unico trattamento, ma, come avviene per il cumulo, ciascuna gestione liquida la parte di propria competenza, in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione presso la cassa. In generale è applicato il calcolo contributivo dell’intero trattamento, salvo specifiche eccezioni. Presso la gestione Separata è sempre e comunque applicato il calcolo contributivo, trattandosi dell’unico sistema di calcolo applicabile in relazione ai versamenti accreditati presso la gestione stessa.

Pensione anticipata Quota 100

In via temporanea, sino al 31 dicembre 2021, gli iscritti presso le gestioni amministrate dall’Inps, compresa la gestione Separata, possono ottenere la pensione anticipata con opzione quota 100.

La pensione anticipata quota 100 prevede la possibilità di uscire dal lavoro con un requisito di età minimo pari a 62 anni ed una contribuzione minima pari a 38 anni (di cui 35 al netto dei periodi di disoccupazione e malattia non integrata, per gli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria Inps e ad alcuni fondi sostitutivi).

La pensione anticipata quota 100 può essere ottenuta anche attraverso il cumulo dei contributi, cioè sommando i versamenti accreditati in casse diverse, ad esclusione delle casse professionali.

Alla pensione quota 100, poi, sono applicate le finestre di attesa; per gli iscritti alla gestione Separata, la finestra di attesa è pari a 3 mesi, a meno che non risultino iscritti anche a casse differenti per le quali è previsto un periodo di finestra diverso, nel caso in cui il trattamento sia liquidato in regime di cumulo (ad esempio, ai dipendenti pubblici si applica una finestra pari a 6 mesi).

Chi percepisce il trattamento non può cumulare l’assegno di pensione con i redditi di lavoro. In buona sostanza, non è permesso lavorare sino all’età pensionabile (cioè sino all’età utile per conseguire la pensione di vecchiaia ordinaria, pari a 67 anni dal 2019 sino al 31 dicembre 2022); possono essere prodotti solo redditi da lavoro autonomo occasionale in misura inferiore a 5mila euro annui, più ulteriori categorie di redditi previste espressamente. Per approfondire: Pensione con opzione quota 100.


note

[1] Art.14 Co. 10 DL 201/2011.

[2] Art.1, Co. 239 e ss., L. 228/2012.

[3] D.Lgs. 184/1997.


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