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Quanto tempo ha il fisco per correggere una dichiarazione Irpef?

29 Agosto 2020
Quanto tempo ha il fisco per correggere una dichiarazione Irpef?

Nel 2011 ho presentato una dichiarazione ai fini Irpef inserendo dati non corretti.

Quanto tempo ha il fisco per notificarmi un’accertamento?

La risposta al suo quesito la fornisce innanzitutto il decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 che disciplina l’attività di accertamento delle imposte sui redditi (quindi anche dell’Irpef).

L’articolo 31 del decreto n. 600 del 1973 stabilisce che spetta agli uffici delle imposte (cioè all’Agenzia delle Entrate):

  • controllare le dichiarazioni dei redditi presentate dai contribuenti;
  • rilevare l’eventuale omissione della presentazione della dichiarazione;
  • provvedere a liquidare le imposte o le maggiori imposte dovute;
  • provvedere ad inviare al contribuente avvisi di accertamento in rettifica (nel caso di dichiarazioni infedeli) o avvisi di accertamento d’ufficio (nel caso di dichiarazione omessa o nulla);
  • provvedere ad irrogare le eventuali sanzioni.

Dunque nel caso in cui la dichiarazione presentata dal contribuente sia infedele (cioè contenga dati incompleti, falsi o inesatti) l’Agenzia delle Entrate provvede ad inviare al contribuente un avviso di accertamento secondo quello che stabilisce l’articolo 42 del decreto n. 600 del 1973.

Questo significa che il primo atto che il contribuente deve ricevere dall’Agenzia delle Entrate se ha presentato una dichiarazione contenente dati incompleti, falsi o inesatti è un avviso di accertamento.

Entro quanto tempo deve essere notificato l’avviso di accertamento al contribuente che ha presentato una dichiarazione contenente dati incompleti, falsi o inesatti?

La risposta la dà l’articolo 1, comma 132, della legge n. 208 del 2015 secondo il quale per i periodi di imposta precedenti al 2016 (e quindi anche nel suo caso) gli avvisi di accertamento devono essere notificati entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui la dichiarazione fu presentata.

Questo vuol dire che l’avviso di accertamento per una dichiarazione dei redditi infedele presentata nel 2011 doveva essere notificato entro il 31 dicembre 2015.

Lo stesso articolo (art. 1, comma 132 della legge n. 208 del 2015) aggiunge però che se le violazioni commesse dal contribuente nella dichiarazione impongono l’obbligo di denuncia penale per i reati previsti dal decreto legislativo n. 74 del 2000, allora i termini per la notificazione dell’avviso di accertamento sono raddoppiati.

Questo significa che se nella dichiarazione dei redditi presentata nel 2011 (che immagino fosse relativa ai redditi del 2010) erano state commesse violazioni che costituivano reato ai sensi del decreto legislativo n. 74 del 2000 (e che imponevano l’obbligo di denuncia), allora l’Agenzia delle Entrate poteva notificare l’avviso di accertamento entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello nel quale la dichiarazione fu presentata e cioè entro il 31 dicembre 2019.

Quindi nel caso in cui nella dichiarazione presentata nel 2011 fossero state commesse violazioni di tipo penale, l’Agenzia delle Entrate poteva notificarle l’avviso di accertamento entro il 31 dicembre 2019, termine ormai decorso.

Se in questi anni non le è stato validamente notificato alcun avviso di accertamento da parte di Agenzia delle Entrate, la stessa Agenzia delle Entrate oggi non ha più il potere di recuperare nei suoi confronti imposte evase e sanzioni.

Se, invece, l’Agenzia delle Entrate le avesse validamente notificato in questi anni un avviso di accertamento, dal momento della valida notifica avrebbe poi dieci anni (in caso di mancato pagamento di quanto contestato) per recuperare forzosamente l’importo.

Per spiegarmi meglio: se ad esempio nel 2013 l’Agenzia delle Entrate le avesse notificato l’avviso di accertamento e lei non avesse pagato il relativo importo, oggi questo importo potrebbe ancora essere recuperato forzosamente  dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione (ex Equitalia) che dal 2013, cioè dal momento della notifica dell’avviso di accertamento, aveva ed ha dieci anni di tempo per avviare le procedure forzose per il recupero del credito (notificando pignoramenti, fermi amministrativi, ipoteche).

Aggiungo infine, per completezza, che per la legge è valida anche la notifica nel caso in cui il contribuente non vada ad esempio a ritirare il plico in giacenza all’ufficio postale dopo essere stato avvisato della giacenza: in questo caso la notifica si intende regolarmente effettuata.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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